LA STOMACHEVOLE MENTALITA’ COMUNISTA (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA” – DICEMBRE 2009)

24 gennaio 2010

Uno degli argomenti che hanno monopolizzato l’informazione politica negli ultimi tempi è la vile aggressione a Silvio Berlusconi.

Tale atto è il tipico prodotto del dilagare fra la gente del modo di pensare comunista, ovvero quello di chi non ha altri argomenti da gettare nell’agone politico al di fuori di demonizzazione, aggressioni e violenza in generale, sia essa verbale o fisica.
Forse qualcuno pensava di leggere dal sottoscritto le solite battute ironiche sull’aggressione,  unite magari ad una malcelata soddisfazione per avere visto in TV la faccia del Cavaliere sanguinante… Ebbene, se qualcuno la pensava così è un merito cretino e dovrebbe cessare immediatamente di leggere i miei scritti, passando magari a quelli degli immancabili fogli di carta igienica stampata dalla solita sinistra, nonché ai tanti messaggi dei sottosviluppati mentali che si agitano su Facebook… Il sottoscritto, infatti, pur non avendo mai avuto peli sulla lingua, né particolari delicatezze nei confronti dei cialtroni che avvelenano la politica da destra come da sinistra, non ha mai contemplato l’aggressione fisica (meno che mai ai danni di un ultrasettantenne) come metodo di lotta politica; non a caso mi sono sempre espresso con disgusto a proposito dei vigliacchi di estrema destra che aggrediscono a casaccio extracomunitari e persone varie, ree ai loro occhi di appartenere a etnie o religioni diverse dalla loro. Si può, dunque, essere contro la immigrazione selvaggia senza prendere a calci un negro o un arabo incontrato casualmente per strada, così come si può essere fieri avversari di Berlusconi e dei suoi sodali senza invocare i proiettili, i treppiedi o le statuette da lanciare addosso al Presidente del Consiglio. Persino nei confronti dell’indegna categoria dei “rossi” non ho mai predicato la violenza, a meno che questa non sia difensiva, ovvero atta ad insegnare un po’ di buona creanza a questi mascalzoni dall’aggressione facile.
Qualcuno starà pensando: “Ma l’aggressore di Berlusconi non era un comunista”… E sarà pur vero, ma non a caso ho parlato di “mentalità comunista”, poiché questo modo di pensare incivile e degno dell’età della pietra si è ormai fatto strada anche fra quelli che l’ideologia comunista non l’hanno mai seguita.
Che dire, infatti, di quelli che ritengono cosa normale e lecita l’aggressione di un poveraccio reo di recarsi allo stadio con una sciarpa  della squadra avversaria? O di quelli che considerano doveroso assaltare le forze dell’ordine in caso di manifestazioni di ogni genere e tipo, salvo poi piagnucolare contro gli sbirri del regime quando questi reagiscono? E ancora, di quelli che inventano e diffondono ogni sorta di infamia al fine di demonizzare gli avversari, nella speranza di sollecitare odio ed aggressioni nei loro confronti?
Non saranno tutti comunisti, ma un comunista sonnecchia in ognuno di loro, dato che hanno scelto consapevolmente di utilizzare gli stessi metodi di lotta di questa spazzatura della storia e della politica. Parliamoci chiaro: nel corso di tutta la storia, remota e prossima, sempre e solo i cosiddetti “rossi” hanno scelto di lottare mediante la violenza, l’aggressione, la sopraffazione, la “rivoluzione”, l’annientamento del nemico… Gli altri, quando hanno accettato questo indegno modo di agire, lo hanno fatto esclusivamente per difesa e reazione; chi non ha studiato la storia nei centri sociali sa benissimo che sia le cosiddette “squadracce” fasciste, sia le SA nazionalsocialiste, nacquero per difendere il diritto di Fascisti e Nazionalsocialisti di fare politica nelle piazze e nelle strade. Non a caso, benché la falsa storia scritta da questi parassiti parli di barbarie nazifascista, la realtà dei fatti evidenzia come i primi morti negli scontri di piazza si siano contati fra le fila dei Fascisti in Italia e dei Nazionalsocialisti in Germania; quanti non dovessero crederci potranno adeguare la loro scarsa cultura leggendo le “prodezze” compiute in Italia da “lorsignori” durante il “biennio rosso” che precedette l’avvento del Fascismo (http://www.fascismoeliberta.info/phpf/readarticle.php?article_id=4), nonché quelle compiute dai cosiddetti socialdemocratici in Germania che tentavano di negare l’agibilità delle piazze ai Nazionalsocialisti.
Purtroppo questo modo di pensare ed agire da comunisti, che avrebbe dovuto suscitare lo sdegno di ogni essere civile, è invece entrato nella mentalità di molti cosiddetti benpensanti, ovvero quella fascia ipocrita della popolazione italiana che è sempre pronta a gridare allo scandalo se qualcuno pesta loro un piedi per sbaglio, salvo poi ritenere che certe aggressioni o certe devastazioni di intere città siano in qualche modo giustificabili da chissà quale diritto!
Pochi giorni dopo l’aggressione a Berlusconi, in un negozio della mia zona, sentivo pontificare un vecchietto dall’apparenza innocua circa l’essersi meritato la statuetta in faccia a causa dei suoi “privilegi”! Eppure gli stessi privilegi se li sono goduti affamatori come Prodi, o farabutti che prendevano per il deretano tutti gli italiani, come Padoa Schioppa (“E’ bellissimo pagare le tasse”!), nonché tante altre caste (prima fra tutti quella dei magistrati) che in Italia vanno per la maggiore. Ovviamente, il vecchietto di cui sopra, quando mi ha sentito dire che per potere finalmente vivere in una società civile, dovremmo semplicemente sparare un colpo alla nuca di chiunque sia di sinistra, in modo tale da eliminare chi avvelena il clima politico e sociale, si è affrettato a lasciare il negozio inorridito, dimostrandomi una volta di più che la mentalità comunista è permeata di ipocrisia e vigliaccheria, dato che ammette la violenza soltanto a tradimento e contro chi non la pensa come loro!
Ma non è finita qui… Un altro aspetto del modo di ragionare ed agire da comunista è ben sintetizzato dal comportamento dei mezzi di informazione di massa, tutti lestissimi nell’attribuire all’aggressore una carattere di pura follia che nulla ha a che fare con la politica. Eppure si tratta degli stessi pennivendoli e mezzibusti che ancora oggi blaterano del neofascista Angelo Izzo (pur non avendo mai avuto nulla a che fare con la politica questo escremento dell’umanità), o dei tre “estremisti di destra” che hanno ammazzato di botte a Verona un povero ragazzo reo di aver rifiutato loro una sigaretta, benché gli stessi magistrati veronesi abbiano escluso la politica dai moventi del brutale gesto. Così come, nel nostro piccolo, possiamo “vantare” anche noi le attenzioni dei giornalisti – terroristi di stampo comunista, allorquando un bizzarro tizio di Isernia, che si era dimesso anni prima dal MFL perché ci trovava poco duri e cattivi,rifilò una coltellata di striscio ad un dirigente di un locale circolo ARCI: giornali e TV molisani parlarono di: “Dirigente MFL accoltella responsabile di circolo ARCI”!
Ed ecco che abbiamo trovato l’ennesima caratteristica del modo di agire comunista: travisare in ogni modo la realtà per salvare i proprio sodali e rovinare l’immagine del “nemico”! Ancora una volta, le vicende di Berlusconi ci forniscono un ottimo esempio; ricordate la visita del Cavaliere alla festa di compleanno della sconosciuta Noemi? Orbene, benché questa visita si sia realizzata con codazzo di giornalisti, TV e guardie del corpo, la stampa di ispirazione comunista si è affrettata a costruirci su delle speculazioni indegne di un Paese civile; da una parte c’era chi giurava che Berlusconi fosse un vecchio satiro che si accompagnava da chissà quanto con la ragazzina appena divenuta maggiorenne, dall’altra chi garantiva che Noemi fosse la figlia illegittima dello stesso Cavaliere. Nello spandere tutto questo letame virtuale, i compagnucci delle varie redazioni non si sono neppure per un attimo curati di trascinare nel fango, insieme all’odiato Berlusconi, persino una famiglia umile di sconosciuti, descritti da un lato come due genitori che vendono la figlia minorenne per soddisfare i capricci di un vecchio satiro, dall’altra come una madre un po’ “mignotta” che mette al mondo una figlia illegittima e la fa crescere dal classico “cornuto e contento”! Infami senza scrupoli e senza onore, disposti a sacrificare tutto e tutti per demonizzare il Presidente del Consiglio, ma pronti ad indignarsi quando Vittorio Feltri tirò fuori, a sua volta, non una squallida invenzione, ma una triste realtà: l’allora Direttore de “L’Avvenire” aveva, anni prima, patteggiato una condanna per molestie sessuali! Eccoli, quindi, tutti pronti a scatenarsi contro il cosiddetto “imbarbarimento”, solo perché ad essere colpito era stato, una volta tanto, uno dei loro sodali, ovvero il portavoce di quell’immonda pretaglia che, oltre ad avvelenarci l’esistenza con le sue predicazioni cattoliche, strizza contemporaneamente l’occhio al mondo degli assassini comunisti!
Potrei continuare per interi volumi a citare esempi delle malefatte comuniste e para-comuniste, ma credo di avere già reso a sufficienza l’idea. Una Nazione non potrà dirsi civile, se non quando avrà eliminato del tutto la presenza di comunisti e sinistri vari! Tutti gli altri possono fare politica e scontrarsi senza cadere nel terrorismo, ma solo i comunisti rappresentano un pericolo per il vivere civile. Avete mai sentito notizie riguardanti banchetti e gazebo del PD o dell’UDC o dell’ignobile partitucolo di Di Pietro, devastati da attivisti del PDL o della Lega? Avete mai sentito qualcosa a proposito di alti dirigenti della sinistra aggrediti dalla gente di destra?  O di città devastate, di opere pubbliche bloccate e di forze dell’ordine assaltate da esponenti di partiti avversi alla sinistra? Io no, il che dimostra che la sinistra, ed in special modo i comunisti, sono quelli che imbarbariscono il vivere civile e lo scontro politico. E questo vale oggi così come valeva ieri, in quanto anche negli anni passati i rossi si sono macchiati dei peggiori crimini ai danni dei propri avversari, ma anche di innocenti immolati in nome dei loro sporchi giochi di potere. Guardiamo insieme la cosiddetta guerra civile del 1943 – 1945: mentre tutti combattevano una guerra dura ed inumana cercando di restare entro le Leggi stabilite dei Tribunali militari (e fra questi includo persino i cosiddetti partigiani fedeli a Regno del Sud, i quali tradirono sì la Patria e l’alleato, ma evitarono di macchiarsi di ignobili crimini e di coinvolgere la popolazione civile), i soli comunisti, vigliaccamente nascosti fra la popolazione civile, si dilettavano a gettare bombe nel mucchio (Via Rasella), o addirittura a nasconderle fra le vettovaglie distribuite dai tedeschi alla popolazione (Piazzale Loreto), avendo il solo ed unico scopo di rendere lo scontro più cruento e le reazioni (più che legittime) dei tedeschi e dei Fascisti più brutali.

I comunisti non combatterono un solo minuto, ma si limitarono a rapire e seviziare militi isolati, a nascondersi dietro le divise strappate ai morti per commettere assassini, a sparare alla schiena delle truppe tedesche che si stavano ritirando in Germania, a rapinare e trucidare civili innocenti, nonché a seviziare donne e persino bambine per soddisfare i loro istinti animaleschi.
Ed oggi non sono affatto cambiati: che si nascondano dietro il loro solito nome di comunisti, o che si facciano chiamare Dipietristi oggi, o “azionisti” ieri, non sono mai cambiati; rappresentano una forma di vita che non si può neppure definire animale, in quanto gli animali non commettono crudeltà gratuite nei confronti dei loro simili, ma si limitano a farlo per sopravvivere o per difendersi. La bomba di Via Rasella ieri, le molotov dei noglobal oggi… Il biennio rosso ieri, le violenze dei centri sociali oggi… I partigiani ieri, i brigatisi rossi oggi… I crimini commessi e poi attribuiti agli avversari, le aggressioni a tradimento a danno dei nemici politici… Fino a quando la gente civile di destra e sinistra moderata sopporteranno questa immondizia della società? Quando decideremo si spazzarli via dal mondo e di lottare civilmente per fare prevalere le nostre idee?

Carlo Gariglio

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PREDAPPIO, 7 NOVEMBRE 2009 (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA” – NOVEMBRE 2009)

7 gennaio 2010

Ancora una volta, come capita almeno tre volte l’anno, il 7 novembre scorso ci siamo ritrovati a Predappio per una riunione nazionale dei quadri del MFL, ed ancora una volta, come sempre accade nel nostro movimento, motivi di soddisfazione si accavallano a motivi di sconforto… Partendo dalle cose negative, tanto per potere poi chiudere in bellezza, si registra il solito menefreghismo di tanti sedicenti camerati che non solo disertano regolarmente le riunioni, ma lo fanno anche senza degnarsi di inviare uno straccio di comunicazione o di scusa per giustificarsi. Per molti degli iscritti l’unico impegno dell’anno a favore del MFL è il pagamento della tessera, cosa che peraltro fanno sovente tardi ed a malincuore, giusto per fare capire a tutti quale sia il loro livello di adesione agli ideali Fascisti di Cameratismo… Menefreghismo, cafonaggine ai massimi livelli (tipo il non rispondere in alcun modo alle mail ed alle telefonate di chi tenta di contattarli), meschinità assortite, sono i valori che caratterizzano certi sedicenti camerati, alcuni dei quali, purtroppo, detengono ancora cariche dirigenziali della massima importanza.
Ma con l’avvento del 2010 questi signori verranno ringraziati con una pedata sul deretano e ci priveremo della loro brutta compagnia e dei loro modi di fare, più consoni ai pidocchiosi di un centro sociale che dei Fascisti che si rispettino e che rispettino gli altri Camerati.
Lasciando da parte questi indegni personaggi infiltratisi in un movimento che ha sempre cercato di fare della serietà il suo cavallo di battaglia, passiamo alle note positive… Innanzi tutto abbiamo passato una mezza giornata in allegria ed all’insegna del cameratismo, affrontando discussioni ed argomenti interessanti finalmente nella giusta sede, ovvero al cospetto del Segretario Nazionale e degli altri dirigenti; da registrare anche l’ormai consueta calorosa accoglienza da parte del Camerata Pompignoli del negozio “Predappio Tricolore”, divenuto ormai il nostro negozio di riferimento dopo le tante e tristi esperienze avute con altri bottegai della zona, alcuni troppo intenti agli interessi del loro partito di riferimento, altri interessati unicamente al commercio in stile giudaico senza forma alcuna di cameratismo e di rispetto per noi del MFL, evidentemente troppo piccoli e poco redditizi per meritare l’interesse di chi è interessato solo a fare cassa. Il Camerata Pompignoli quanto meno, pur essendo egli stesso un commerciante che deve giocoforza pensare ai suoi interessi, non manca di trattare tutti come dei Camerati, né di interessarsi con simpatia alle nostre attività politiche, abbonandosi anche al nostro mensile ufficiale.
Registriamo anche, fra i motivi di soddisfazione, il ritorno dopo tante assenza di alcuni Camerati spesso alle prese con problemi di lavoro, famiglia e mezzi di trasporto vari; primo fra tutti il Camerata Augusto Sensi (in foto a fianco del Camerata Pompignoli), arrivato a sorpresa dopo essersi liberato all’ultimo minuto di vari impegni, nonché i Camerati Marco De Simone da Isernia, Andrea Chessa dalla Sardegna, Gian Franco Tesauro da Milano, e Paolo Censi da Pescara; quest’ultimo accompagnato da uno dei nuovi Camerati approdati al MFL di recente, ovvero il pescarese Pier Giorgio Basile.

E per finire il discorso, merita una citazione anche l’altro nuovo Camerata che abbiamo conosciuto di persona a Predappio e che ci è apparso molto motivato, cioè il bolognese Giovanni Montoro. Non me ne vogliano gli altri Camerati non citati, ma la loro costante (graditissima) presenza alle nostre riunioni rende inutile il citarli ogni volta.
Fra le cose più interessanti emerse durante il dibattito, registriamo la proposta di alcuni Camerati di aprire un gruppo dedicato al MFL sul famoso social network Facebook; in verità, a livello personale il sottoscritto odia luoghi virtuali come questo e non ha alcun rispetto per quanti confondono la vita e gli impegni reali con lo sproloquiare seduti su una poltrona e davanti ad un monitor, ma purtroppo i tempi che viviamo sono questi, indi non ho esitato ad autorizzare i Camerati interessati a muoversi anche tramite Facebook, a patto che il sottoscritto ne resti fuori! Così il Camerata Pier Giorgio Basile si è offerto di creare questo gruppo denominato MFL-PSN sul social network, mentre successivamente Andrea Chessa ha creato anche un gruppo ufficiale contenente la denominazione “Movimento Fascismo e Libertà – Gruppo Ufficiale”.
Abbandonando il virtuale, i Camerati più attivi hanno proposto di realizzare banchetti di presentazione del MFL anche in località da sempre trascurate per mancanza di attivisti, quali ad esempio Bologna, ove al momento abbiamo almeno il Camerata Montoro che funge da punto di riferimento; i Camerati del Lazio si sono detti disponibili, oltre a continuare nei loro banchetti regionali, a trasferirsi in gruppo a Bologna per dare manforte a Montoro dopo il periodo delle festività natalizie e di fine anno… Staremo a vedere i risultati!
Infine, si è affrontato il discorso del tesseramento e dei relativi costi; molti Camerati si fanno impressionare dalle litanie di sedicenti aspiranti al tesseramento, i quali lamentano l’eccessivo costo (50 Euro per un anno!) della tessera… Ora, a parte il fatto che ritenere onerosa un’adesione che costa 50 euro annui (o 40 Euro, nel caso di studenti e disoccupati) e che comprende tessera, spilla e abbonamento ad un mensile, è un insulto alla logica ed alle necessità di un movimento politico che non gode di alcun finanziamento, ho ricordato ai Camerati che da anni era stato proposto di finanziare le federazioni locali dando loro l’opportunità di trattenere una percentuale sui nuovi tesserati, ovvero il 20% alla Provincia ed il 20% alla Regione che procurano il nuovo aderente. In parole povere, dei 50 Euro del tesseramento, 10 dovrebbero andare alla Provincia, 10 alla Regione e solo 30 alla Segreteria Nazionale; ovviamente, se qualche dirigente locale ritiene opportuno farlo, potrà rinunciare alle quote di spettanza locale ed accettare il tesserato che versi i soli 30 Euro da inviare alla Segreteria Nazionale, ma ciò è da intendersi a rischio e pericolo dei dirigenti locali, in quanto un conto è andare incontro ad oggettive difficoltà di qualche Camerata a corto di quattrini, mentre un altro conto sarebbe praticare sconti ai tanti figli di papà che sputtanano centinaia di euro alla settimana in discoteche, concerti, partite di calcio, palestre, suonerie per il cellulare e amenità simili, salvo poi piagnucolare sui 50 Euro annui richiesti per aderire al MFL… Certo, abbiamo bisogno di militanti, ma soprattutto abbiamo bisogno di gente seria! La politica della tessera regalata o svenduta, adottata dai tanti pagliacci della cosiddetta “area”, non ha mai portato a nulla di buono e consente solo di millantare un numero di iscritti inutili e nullafacenti che aderiscono non in base ad un credo politico, ma esclusivamente in base al fatto che l’adesione gli costi poco o nulla. Dato che spesso abbiamo riscontrato di avere fra i tesserati dei cialtroni nullafacenti, nonostante il pagamento della quota associativa intera, potete immaginare da soli quale sarebbe l’apporto di personaggi neppure disposti a pagare quella!
Comunque, lascio la scelta futura alla sensibilità dei dirigenti locali, senza porre vincoli o limiti. Personalmente credo che chi si lamenta del versamento di 50 Euro annui sia solo un cialtrone che non ha nulla a che fare con le nostre idee, in quanto chiunque abbia un minimo di sensibilità cameratesca dovrebbe capire quanto possono essere importanti i 40 o 50 euro versati ad un movimento che deve inventarsi ogni giorno salti mortali per stampare e divulgare articoli propagandistici e materiale informativo vario; chi nega al MFL questo aiuto, non è affatto un Fascista ma un degno figlio di questa società giudaica, ove i soldi si spendono solo per soddisfare il proprio egoismo!
Ne riparleremo alla prossima riunione di primavera… E daremo conto dei risultati ottenuti da queste innovazioni proposte e richieste da alcuni Camerati dirigenti locali. Intanto, attendiamo fiduciosi il rinnovo delle tessere da parte di chi c’è già!

Carlo Gariglio

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UNO STORICO ESPONE NEI DETTAGLI IL PIANO BIENNALE STALINIANO DI MOBILITAZIONE PER LA CONQUISTA DELL’EUROPA

27 dicembre 2009

Altro materiale utile per i tanti coglioni che ancora si ostinano a parlare di “aggressioni naziste”…

Carlo Gariglio

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Fonte: Insitute of Historical Review (USA)

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

NOTA: Il Giorno “M” è un libro scritto da Vladimir B. Rezun (alias Viktor Suvorov), tradotto dal russo in tedesco da Hans Jaeger, Stoccarda. Ed. Klett-Cotta, 1995, 356 pagine, corredato di foto, riferimento delle fonti, bibliografia, indice.

Di Daniel W. Michaels (laureato alla Columbia University ed ora in pensione dopo 40 anni di servizio presso il Dipartimento Americano della Difesa)

Quando Hitler lanciò “Operazione Barbarossa“ contro l’Unione Sovietica il 22 Giugno 1941, i dirigenti tedeschi giustificarono l’attacco definendolo preventivo al fine di contrastare un imminente invasione della Germania e del resto dell’Europa da parte dei sovietici.

Dopo la guerra i responsabili politici e militari più importanti, ancora in vita, furono condannati a morte a Norimberga con l’accusa di avere, tra le altre cose, progettato e condotto una “guerra aggressiva” contro l’Unione Sovietica.

Il Tribunale di Norimberga rifiutò di accettare le tesi della difesa che definiva “Barbarossa” un attacco preventivo.

Nei decenni successivi, storici, uomini di governo e opere scritte sull’argomento negli Stati Uniti, in Europa e in URSS, hanno mantenuto la versione che fu Hitler a venire a meno agli accordi con i sovietici lanciando il suo attacco traditore a sorpresa, motivato dalla bramosia per le risorse naturali russe e ucraine, dalla ricerca dello “spazio vitale” e da quel pazzesco piano che mirava alla “conquista del mondo”.

In questo studio dettagliato, ben argomentato e documentato, uno specialista russo ha presentato abbondanti prove che, in sostanza, confermano la tesi tedesca.

Basato innanzitutto su una scrupolosa analisi della relativa letteratura politica e militare, nonché sulle memorie di membri di spicco dell’elite di partito e militare sovietica, l’analista militare Suvorov ha presentato una notevole opera revisionista che obbliga ad una rivalutazione radicale della concezione a lungo accettata della storia della Seconda Guerra Mondiale.

L’autore, il cui vero nome è Vladimir Bogdanovich Rezun, fu addestrato come ufficiale dell’esercito sovietico a Kalinin e a Kiev. Più tardi, dopo l’espletamento di servizi nel personale da ufficio e dopo aver completato gli studi all’Accademia Diplomatica Militare nel 1974, prestò servizio come ufficiale del controspionaggio militare sovietico (GRU), lavorando per quattro anni a Ginevra sotto copertura diplomatica. Disertò nel 1978 e gli fu concesso asilo politico in Gran Bretagna.

Il suo primo libro sull’argomento, IL ROMPIGHIACCIO,  fu inizialmente pubblicato in lingua russa (in Francia) nel 1988, poi seguirono edizioni in altre lingue, incluso l’inglese.

Fece scalpore negli ambienti del controspionaggio e militari, specialmente in Europa, perché documenta attentamente la natura offensiva del massiccio ammassamento militare sovietico alla frontiera tedesca nel 1941.

Nel libro “Il Giorno M“ Suvorov aggiunge sostanzialmente prove e argomenti presentati ne “Il Rompighiaccio“.

Sviluppando l’argomento, Suvorov evidenzia  l’importanza centrale riguardante il piano di Stalin dello stratega militare Boris Shaposhnikov, Maresciallo e Capo di Stato Maggiore. La sua opera più importante, MOZG ARMII (Il Cervello dell’Esercito), fu per decenni una lettura obbligatoria per ogni ufficiale sovietico.

Stalin non solo rispettava l’acume militare di Shaposhnikov ma, insolitamente, gli era simpatico.

Fu il solo uomo al quale Stalin si indirizzava pubblicamente usando il suo nome patronimico (Boris Mikhailovich), in Russia una personale forma di riferimento, meno che formale ma sicuramente rispettosa. Stalin chiamava chiunque altro col suo cognome preceduto dalla parola “compagno” (esempio: Compagno Zhdanov). L’ammirazione di Stalin derivava dal fatto che sul suo tavolo teneva sempre una copia del libro di Shaposhnikov (Mozg Armii).

Il piano di mobilitazione di Shaposhnikov, fedelmente perfezionato da Stalin, evidenziava un chiaro e logico programma di due anni (Agosto 1939 – Estate 1941) che sarebbe inesorabilmente e volutamente culminato in una guerra.

Secondo Suvorov, Stalin annunciò la sua decisione di perfezionare questo piano ad una riunione del Politburo il 19 Agosto 1939, quattro giorni prima della firma del patto di non aggressione germano-sovietico, (fu a questa riunione del Politburo, dopo che Stalin ebbe concluso le sue draconiane purghe di militari e politici “inaffidabili”, che il leader sovietico ordinò al Generale Georgi Zhukov di attaccare e sconfiggere, col sistema classico della guerra lampo, la Sesta Armata giapponese a Khalkhin-Gol in Mongolia).

Tredici giorni dopo il discorso di Stalin, le truppe tedesche lanciano l’attacco alla Polonia e, due giorni dopo il 3 Settembre 1939, la Gran Bretagna e la Francia dichiarano guerra alla Germania.

Una volta che Stalin decise di imbarcarsi nel processo di mobilitazione, il regime riconvertì l’economia della nazione, indirizzando le enormi risorse fisiche e umane dell’Unione Sovietica verso un’economia di guerra. Per sua natura, questo radicale cambiamento poteva portare solo ad una logica conclusione: la guerra.

In parole povere, la decisione di Stalin del 1939 di mobilitare le truppe, stava a significare inevitabilmente la guerra.

RIARMO MASSICCIO

Nel 1938, 1.513.400 uomini prestavano servizio nell’Armata Rossa. Ciò significava circa l’1% della popolazione sovietica, che è generalmente considerata la normale percentuale massima, economicamente sostenibile, di uomini sotto le armi, rispetto alla popolazione.

Come parte del loro programma di mobilitazione di due anni, Stalin e Shaposhnikov arrivarono a più che raddoppiare il numero di uomini sotto le armi, arrivando a oltre cinque milioni.

Durante questo periodo, Agosto 1939 – Giugno 1941, Stalin mise in campo 125 nuove divisioni di fanteria, 30 nuove divisioni motorizzate, 61 nuove divisioni corazzate e 79 nuove divisioni aeree, un totale di 295 divisioni organizzate in 16 armate. Il piano Stalin-Shaposhnikov prevedeva anche una mobilitazione di ulteriori sei milioni di uomini nell’estate del 1941 da distribuirsi in ulteriori divisioni di fanteria, motorizzate, corazzate e aeree.

Fra il Luglio del 1939 e il Giugno del 1941, Stalin aumentò il numero delle divisioni corazzate sovietiche da zero a 61, con altre dozzine in allestimento. Per il mese di Giugno 1941 la “neutrale” Unione Sovietica aveva allestito più divisioni corazzate di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme, una possente forza che poteva effettivamente essere impiegata solamente in operazioni offensive.

Nel Giugno del 1941 Hitler gettò all’attacco dieci divisioni meccanizzate, delle quali, ognuna, aveva più di 340 carri medi e leggeri. Sull’altro versante, Stalin aveva 29 divisioni meccanizzate, ognuna con 1031 carri leggeri, medi e pesanti. Mentre è vero che non tutte le divisioni sovietiche erano a pieno regime, va fatto notare che una singola divisione meccanizzata sovietica era militarmente più forte di due divisioni tedesche messe insieme.

Quando Hitler attaccò la Polonia il 1° Settembre 1939, la Germania aveva un totale di sei divisioni corazzate.

Se questa forza tutto sommato leggera può considerarsi una prova determinante della volontà di conquista del mondo (o almeno dell’Europa) da parte di Hitler, che cosa possiamo dedurre, chiede Suvorov, dal riarmo di Stalin che portò alla creazione di 61 divisioni corazzate fra la fine del 1939 e la metà del 1941, con altre dozzine in allestimento?

Alla metà del 1941, l’Armata Rossa era la sola forza militare al mondo dotata di carri anfibi.

Stalin, di questi mezzi bellici offensivi, ne aveva ben 4.000. La Germania nessuno.

Nel Giugno del 1941 i sovietici avevano aumentato il numero delle loro divisioni paracadutiste da zero a cinque ed il numero dei loro reggimenti da artiglieria campale da 144 a 341, in ogni singolo caso molto di più di tutti gli eserciti del mondo messi assieme.

Allo scoppio della guerra nel Settembre del 1939, la Germania aveva una flotta di 57 sottomarini, anche questo un fatto che viene spesso citato come prova delle intenzioni aggressive di Hitler.

Nel contempo però, afferma Suvorov, l’Unione Sovietica ne possedeva più di 165.

Questi sottomarini non erano dei mezzi mediocri, ma di buona qualità. Nel Giugno 1941 la marina sovietica aveva più di 218 sottomarini in servizio e altri 91 in costruzione. Stalin comandava la flotta sottomarina più grande al mondo, una forza creata per una guerra aggressiva.

UNA GUERRA “MONDIALE” ?

Come fa notare Suvorov, all’epoca dell’attacco di Hitler del 1939 contro la Polonia, nessuno in Germania o nell’Europa Occidentale considerava questo come lo scoppio di una “guerra mondiale”.

Perfino la dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell’Inghilterra e della Francia due giorni dopo, il 3 Settembre 1939, non portava alla considerazione di una “guerra mondiale”.

Fu solo molto più tardi, guardando a ritroso, che la campagna tedesco-polacca venne considerata l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Solo a Mosca, scrive Suvorov, fu ben chiaro fin dall’inizio che era scoppiata una guerra mondiale.

Riprendendo le conclusioni di storici del calibro di A.J.P. Taylor e David Hoggan, Suvorov precisa che Hitler non volle e non pianificò un conflitto su scala europea nel 1939.

Furono le dichiarazioni di guerra britanniche e francesi contro la Germania che trasformarono un conflitto locale fra Germania e Polonia in un conflitto esteso all’Europa.

Inoltre Hitler non autorizzò la conversione dell’economia della sua nazione in una economia di guerra. Il capo del GRU sovietico Ivan Proskurov informò dettagliatamente Stalin che l’industria tedesca non era improntata ad una guerra su ampia scala. In effetti la Germania non trasformò la sua industria a vocazione bellica fino al 1942, due anni dopo l’Unione Sovietica. Ma mentre la produzione di armi e mezzi militari sovietici raggiunse il suo picco nell’estate del 1941, la Germania ci arrivò soltanto nel 1944, tre anni più tardi. Troppo.

PIANO D’ATTACCO

Suvorov presenta un enorme quantità di prove a dimostrazione che Stalin stava preparando una massiccio attacco a sorpresa contro la Germania da lanciarsi nell’estate del 1941 (Suvorov ritiene che l’attacco fosse previsto per il 6 Luglio 1941). A preparazione di ciò, i sovietici avevano dispiegato enormi forze proprio sulla frontiera tedesca, incluso paracadutisti, campi di volo, una vasta serie di armamenti, munizioni, carburante e altri rifornimenti.

Nell’Aprile del 1941 l’Armata Rossa ordinò un massiccio spiegamento di pezzi d’artiglieria e di munizioni alla frontiera, il tutto ammassato all’aperto. Solo questo prova, scrive Suvorov, prova l’intenzione di Stalin di attaccare perché questo armamento andava usato prima dell’autunno quando le piogge annuali sarebbero cominciate.

Ammassare le munizioni all’aperto nel 1941 significava che un attacco si sarebbe dovuto avverare nello stesso anno. “una diversa interpretazione di questo fatto non sarebbe plausibile “, scrive. Suvorov riassume:

Studiando la documentazione d’archivio e le pubblicazioni ufficialmente disponibili, arrivai alla conclusione che il trasporto (nel 1941) verso la frontiera di milioni di stivali, munizioni, pezzi di ricambio e lo spiegamento di milioni di soldati, migliaia di carri armati e di aerei, non poteva essere una svista o un errore di calcolo, ma piuttosto doveva essere il risultato di una politica ben meditata. Tutto questo aveva come scopo di preparare l’industria, il sistema dei trasporti, l’agricoltura, il territorio dello stato, la popolazione sovietica e l’Armata Rossa ad intraprendere la guerra di “liberazione” nell’Europa centrale e occidentale. In poche parole questo modo di procedere viene chiamato mobilitazione. Fu una mobilitazione segreta. La dirigenza sovietica preparava l’Armata Rossa e l’intero paese per la conquista della Germania e dell’Europa occidentale. La conquista dell’Europa occidentale fu la ragione principale per la quale l’Unione Sovietica scatenò la Seconda Guerra Mondiale. La decisione finale di iniziare la guerra fu presa da Stalin il 19 Agosto 1939“

Il piano  sovietico, spiega Suvorov, prevedeva un attacco su due fronti importanti: il primo, ovest e nord-ovest, esattamente verso la Germania, ed un secondo, anch’esso potente, verso sud-ovest in Romania per impossessarsi velocemente dei pozzi di petrolio.

L’invasione si sarebbe composta di tre fasi strategiche principali. La prima fase consisteva di 16 armate d’invasione e diverse dozzine di corpi e divisioni per incursioni ausiliarie composte da professionisti dell’Armata Rossa addestrati ad irrompere nelle linee tedesche.

La seconda fase strategica, costituita da sette armate di truppe di inferiore addestramento (inclusi molti prigionieri dei gulag), avrebbe assicurato e allargato gli sfondamenti della prima fase.

La terza fase, costituita da tre armate principalmente composte da truppe dell’NKVD, avrebbe garantito l’occupazione sovietica. Essa avrebbe colpito qualsiasi potenziale resistenza, circondando e uccidendo l’elite militare, politica e sociale tedesca come era già stato ampiamente messo in atto negli stati Baltici e nella Polonia orientale (vedi massacro di Katyn).

Come principale aereo da attacco Stalin scelse il modello “Ivanov” (uno dei sopranomi di Stalin), più tardi denominato Su-2, un bombardiere da attacco molto efficiente che fu prodotto e utilizzato in grande quantità. Stalin ordinò la costruzione di oltre 100.000 Su-2 e l’addestramento di 150.000 piloti. Dal peso di 4 tonnellate, l’Su2 aveva una velocità massima di 486 Km/h, un raggio d’azione di 1200 Km. ed una capacità di carico di 400-600 Kg. di bombe.

Simile ma superiore al bombardiere da picchiata tedesco JU-87 “Stuka”, assomigliava molto al giapponese Nakajima B-5N2 che fu il principale aereo da guerra usato nell’attacco a Pearl Harbor.

LA SOTTOVALUTAZIONE DI HITLER

Per decenni gli storici di regime hanno mantenuto la versione che Stalin si fidava di Hitler.

Quest’immagine di uno Stalin fiducioso e di un Hitler traditore viene largamente e ufficialmente accettata negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa.

Suvorov sfida questa versione e, anzi, afferma che fu Hitler a sottovalutare fatalmente l’astuzia di Stalin durante almeno 15 mesi, finché fu troppo tardi.

Mentre Hitler riuscì a sventare il grande piano di invasione di Stalin, il leader tedesco sottovalutò drammaticamente la magnitudo e l’aggressività della minaccia sovietica.

Suvorov scrive: “Hitler comprese che Stalin stava preparando un invasione ma non riuscì a stimare l’entità dei preparativi di Stalin. A Hitler non era chiaro quanto grande e quanto vicino fosse il pericolo “.

Gli storici, puntualizza Suvorov, non spiegano in modo adeguato perché Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica in un momento in cui la Gran Bretagna non era ancora soggiogata, impegnando quindi la Germania in una pericolosa guerra su due fronti.

Spesso danno come spiegazione la bramosia di Hitler per il cosiddetto LEBENSRAUM (spazio vitale). Addirittura, l’autore russo scrive: “Stalin non diede altra alternativa a Hitler. La mobilitazione segreta sovietica era di così enormi dimensioni che sarebbe stato difficile ignorarla. Essa si estese ad un punto tale che non sarebbe stato più possibile mascherarla. Per Hitler l’unica possibilità rimastagli era un attacco preventivo. Hitler batté Stalin in due settimane”.

Stalin non aveva bisogno che di avvisare dell’attacco Churchill, Roosevelt o la spia sovietica Richard Sorge. Egli aveva già predisposto i suoi preparativi per sistemare la Germania. Ma avendo preparato le sue forze per una guerra offensiva, Stalin non fece niente per un’eventuale azione difensiva.

I tedeschi, scrive Suvorov, ebbero il temporaneo vantaggio della sorpresa perché furono in grado di posizionare  e lanciare le loro forze d’attacco due settimane prima del previsto sfondamento dell’Armata Rossa, cogliendoli così completamente impreparati. La sorpresa fu più che grande perché Stalin non credeva che i tedeschi avrebbero aperto un secondo fronte a Est mentre si trovavano ancora impegnati contro gli inglesi. Ciò che contribuì anche allo spettacolare ed iniziale successo germanico fu il coraggio e la professionalità del soldato tedesco.

Suvorov scrive:

La sconfitta sovietica all’inizio della guerra (Giugno-Settembre 1941) era dovuta al fatto che la Wehrmacht tedesca lanciò il suo attacco a sorpresa proprio nel momento in cui l’artiglieria sovietica stava per essere spostata sul confine. L’artiglieria non era preparata ad affrontare una guerra difensiva e alla data del 22 Giugno essa non era ancora in grado di andare all’offensiva “.

Siccome la Germania mancava delle risorse naturali per sostenere una guerra di lunga durata, Hitler poteva avere la meglio solo se fosse riuscito a soggiogare la Russia completamente nel giro di quattro mesi, cioè, prima dell’arrivo dell’inverno.

In questo egli sbagliò. Durante l’estate e l’autunno del 1941 Hitler spaccò ma non distrusse la macchina militare sovietica. Fra l’altro, i tedeschi riuscirono ad ottenere uno stupefacente iniziale successo utilizzando i magazzini di rifornimento sovietici, catturati durante quei primi mesi.

Nell’Operazione Barbarossa, Hitler impiegò 17 divisioni corazzate contro i tedeschi. Dopo tre mesi di combattimenti, di questi carri armati ne rimase solo un quarto, mentre le fabbriche di Stalin non solo producevano molti più carri ma anche di migliore qualità.

Durante i primi quattro mesi dell’Operazione Barbarossa, le forze dell’Asse distrussero forse il 75% della capacità bellica di Stalin, eliminando così l’immediata minaccia all’Europa. Tra il Luglio e il Novembre del 1941, le forze tedesche catturarono o  misero fuori uso 303 stabilimenti di munizioni, granate, polvere da sparo che producevano annualmente l’85% dell’intera produzione sovietica di munizionamenti.

Ma, come Suvorov fa notare, questo non bastò: “L’attacco di Hitler non poteva più salvare la Germania. Stalin non solo aveva più carri armati, pezzi d’artiglieria e aerei, più soldati e ufficiali, ma egli aveva già convertito le sue fabbriche in industrie belliche e poteva produrre armamenti nelle quantità che desiderava “.

Il 29 Novembre 1941 il Ministro degli armamenti del Reich Fritz Todt informò Hitler che da un punto di vista dell’economia di guerra e degli armamenti, la Germania aveva già perso la guerra.

Stalin riuscì a farcela perché il residuo 25% della gigantesca economia di guerra sovietica, incluso il 15% della sua produzione di munizioni, per lo più situato ad est del Volga, negli Urali ed in Siberia, rimase intatto. Così, avendo in mano solo una frazione della sua iniziale superpotenza, Stalin fu ancora in grado di vincere le decisive battaglie di Stalingrado, Kursk e Berlino e sconfiggere le potenti forze tedesche (e gli alleati dell’Asse). Ciò che ha contribuito sostanzialmente alla vittoria sovietica fu l’entrata in guerra degli Stati Uniti, il decisivo appoggio americano e, ovviamente, la leggendaria e stoica durezza del soldato russo.

Sebbene Hitler sparò il primo colpo, alla fine della guerra Stalin controllava Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia e Germania Orientale.

Evidenziando il fatto che Hitler rinviò ripetutamente la data d’inizio dell’Operazione Barbarossa, Suvorov sostiene:

Supponiamo che Hitler avesse rinviato ulteriormente l’attacco contro Stalin e Stalin avesse iniziato le ostilità il 6 Luglio 1941. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se Hitler avesse dilazionato il suo attacco diventando così vittima egli stesso del devastante attacco preparato da Stalin. In tal caso Stalin non avrebbe avuto appena il 15% della capacità produttiva dell’industria del munizionamento, ma bensì il 100%. In questo caso, come si sarebbe conclusa la Seconda Guerra Mondiale?

In questa situazione non è irragionevole supporre che per Novembre-Dicembre 1941 le forze sovietiche avrebbero raggiunto l’Atlantico, facendo sventolare la bandiera rossa su Berlino, Parigi, Amsterdam, Roma e Stoccolma.

RINVENUTO IL TESTO DI UN DISCORSO

Dalla pubblicazione del libro “Il Giorno M“,  gli studiosi russi hanno ricercato ulteriori prove dagli ex archivi sovietici che confermino le tesi di Suvorov ed obblighi ad una radicale riscrittura della storia della Seconda Guerra Mondiale.

Mentre è probabile che molti documenti siano stati rimossi o distrutti, sono state ritrovate alcune carte rivelatrici. Uno dei più importanti documenti, nascosto per lungo tempo, è il testo completo del discorso segreto di Stalin del 19 Agosto 1939. Per decenni i principali esponenti sovietici negarono che Stalin avesse rilasciato queste dichiarazioni, insistendo addirittura che in quella data non si tenne alcuna riunione del Politburo. Altri hanno affermato che il discorso era una falsificazione.

La storica russa T.S. Bushuyeva trovò una versione del testo fra i documenti segreti degli Archivi Speciali dell’URSS e la pubblicò insieme ad un commento, sull’importante giornale russo Novy Mir (N° 12, 1994). Lo scrittore tedesco Wolfgang Strass parla di questo, e di altre recenti scoperte da parte di storici russi, nell’edizione dell’Aprile 1996 del mensile tedesco Nation und Europa.

In base alle conoscenze di questo critico, nessun storico americano ha mai divulgato pubblicamente il testo del discorso.

Va tenuto in considerazione che il discorso fu rilasciato proprio mentre i dirigenti sovietici stavano negoziando con i rappresentanti francesi e britannici circa una possibile alleanza militare con la Gran Bretagna e la Francia, e mentre i dirigenti sovietici e tedeschi stavano discutendo di un possibile patto di non aggressione fra i loro paesi. Quattro giorni dopo questo discorso, il ministro degli esteri tedesco Von Ribbentrop si incontrò con Stalin al Cremino per firmare il patto di non aggressione russo-tedesco.

In quel discorso Stalin dichiarava:

La questione della guerra o della pace per noi è entrata in una fase critica. Se concludiamo un patto di mutua assistenza con Francia e Gran Bretagna, la Germania si ritirerà dalla Polonia e cercherà un modus vivendi con le potenze occidentali. La guerra verrebbe evitata ma su questa strada le cose potrebbero diventare pericolose per l’URSS. Se accettiamo la proposta tedesca e concludiamo un patto di non aggressione fra di noi, la Germania invaderà la Polonia e l’intervento armato della Francia e dell’Inghilterra sarà inevitabile. L’Europa occidentale sarebbe soggetta a seri sconvolgimenti e disordini. A queste condizioni sarebbe per noi una grande opportunità restarcene fuori dal conflitto e potremmo programmare il momento opportuno per entrarvici. L’esperienza degli ultimi 20 anni ha dimostrato che in tempo di pace il movimento comunista non è sufficientemente forte da prendere il potere. La dittatura di questo partito potrà diventare possibile solo come risultato di un conflitto esteso. La nostra scelta è chiara. Dobbiamo accettare la proposta tedesca e mandare a casa cortesemente la delegazione francese e inglese. Il nostro immediato vantaggio sarà quello di prenderci la Polonia fino alle porte di Varsavia, nonché la Galizia ucraina….

Riassumendo, Wolfgang Strass fa rilevare che Stalin si impegnava per arrivare ad una guerra su scala europea, una guerra di sfinimento che avrebbe abbattuto gli stati ed il sistema europeo. Dopodiché sarebbe entrato nel conflitto sulle rovine dell’Europa “capitalista” per imporre la sovietizzazione con la forza militare. (la parola “sovietizzazione”, che in russo si dice “Sovietizatsia”, emerge ripetutamente nel suo discorso)

Mentre niente di questo discorso confermi ulteriormente le intenzioni aggressive di Stalin, la prudente Bushuyeva cita Clausewitz circa le guerre che tendono ad assumere le loro direzioni e dimensioni indipendentemente da ciò che una parte o l’altra possa aver programmato o detto.

STORIA DOLOROSA

Nel suo articolo su Novy Mir la Bushuyeva scrive del dolore che i russi dovranno ora patire apprendendo che gran parte di ciò che per decenni cedettero fosse la “ Grande Guerra Patriotica” è falso.  Essa fa notare che i giovani nati dal 1922 al 1925, che furono mandati in guerra da Stalin, solo il 3% sopravvisse al conflitto. Scrive la Busheyava: “La gravità della tragedia che investì il nostro esercito di cinque milioni di uomini nel Giugno del 1941 deve essere investigata a fondo. Il male che i dirigenti sovietici avevano programmato su altri, improvvisamente, per via di un destino imperscrutabile, ha colpito il nostro proprio paese “.

Sarebbe facile, continua la Bushuyeva, maledire coloro che “riscrivono” la storia e continuare a credere ai miti ed ai simboli che richiamano al nostro orgoglio nazionale, al patriottismo del popolo russo. “Sì, si potrebbe continuare come prima“, scrive la storica, “se non fosse  per una circostanza particolare. L’uomo è fatto in modo che la verità, per quanto dolorosa, alla fine è più importante  della  falsa gioia di vivere nella menzogna e nell’ignoranza “.

Suvorov afferma altresì che molti russi lo disprezzano per le sue rivelazioni. Egli scrive:

Ho sfidato la sola cosa sacra alla quale il popolo russo è ancora attaccato: il loro ricordo della “Grande Guerra Patriotica”. Ho sacrificato ogni cosa a me cara per scrivere questi libri. Sarebbe stato intollerabile morire senza aver rivelato al mio popolo ciò che avevo scoperto. Disprezzate i libri! Disprezzate me! Ma cercate almeno di capire”.

ULTERIORE CONFERMA

In seguito alla pubblicazione del discorso di Stalin su Novy Mir, gli storici della Novosibirsk University intrapresero un importante studio revisionistico sulla situazione dell’immediato periodo pre-bellico. I risultati di queste ricerche furono pubblicate nell’Aprile del 1995. La storica russa I. V. Pavlova affermò senza mezzi termini, in un suo intervento al seminario di ricerca, che gli storici del Partito Comunista per molti anni fecero di tutto per occultare sotto una montagna di menzogne i retroscena, le origini e lo sviluppo della Seconda Guerra Mondiale, incluso il discorso di Stalin dell’Agosto 1939.

Un altro studioso che partecipava, V. L. Doroshenko, disse che nuove prove evidenziano che “Stalin provocò e scatenò la Seconda Guerra Mondiale “.

Affermando che Stalin ed il suo regime avrebbero dovuto essere processati a Norimberga, Doroshenko spiega:

Non tanto perché Stalin aiutò Hitler ma perché era nell’interesse di Stalin che la guerra iniziasse. Primo per via del suo obiettivo generale di conquistare il potere in Europa e, secondo, per via dell’immediato vantaggio acquisito distruggendo la Polonia e impossessandosi della Galizia. Ma il motivo più importante per Stalin era la guerra stessa. Il collasso dell’ordine europeo gli avrebbe reso possibile instaurare la sua dittatura su tutta l’Europa. Per questo, Stalin volle momentaneamente starsene fuori dalla guerra, con l’intenzione di entrarvi solo al momento opportuno. In altre parole, il patto di non aggressione liberò le mani a Hitler ed incoraggiò la Germania a scatenare una guerra in Polonia. Come Stalin firmò il patto, era già determinato a infrangerlo. Fin dall’inizio, quindi, egli non intendeva affatto evitare il conflitto ma, al contrario, tuffarvisi nel momento più adatto”.

IMPORTANTE PASSO AVANTI REVISIONISTA

Fa meravigliare il coraggio mostrato da questi storici russi nella loro determinazione nel venire a patti con questo capitolo di storia carico di emozioni. Essi dimostrano un maggiore franchezza e apertura mentale nel confrontarsi con i tabù della storia del XX secolo, di quanto faccia la loro controparte in Europa occidentale e negli Stati Uniti.

Ci sono però delle eccezioni. Negli anni recenti, alcuni storici occidentali avevano esposto questa visione drasticamente revisionista della storia della Seconda Guerra Mondiale. Fra questi lo storico tedesco Max Kluever nel suo libro del 1986 “1941–PRAEVENTIVSCHLAG  (1941 – Attacco Preventivo)” e lo studioso austriaco Ernst Topitsch in “ STALINS KRIEG“ (La Guerra di Stalin), pubblicato in inglese nel 1987 dalla St. Martin’s Press col titolo di “STALIN’S WAR “.

Lo storico americano R.H.S. Stolfi riporta le opinioni di Suvorov nel suo libro del 1991 “HITLER’S PANZERS EAST: WORLD WAR II REINTERPRETED “ (I Panzer di Hitler a Est: la Seconda Guerra Mondiale Reinterpretata – Recensione nel Journal of Historical Review del Novembre-Dicembre 1995), e lo storico tedesco Dr. Joachim Hoffmann apportò nuove considerazioni al tema grazie al suo impressionante studio del 1995 nel libro “STALINS VERNICHTUNGSKRIEG 1941-1945“ (La Guerra di Sterminio di Stalin 1941-1945).

Secondo Wolfgang Strass, le nuove rivelazioni circa il discorso di Stalin per lungo tempo tenuto nascosto e la reazione all’argomento da parte di storici russi più giovani, costituiscono una vittoria per il revisionismo europeo e rappresentano un importante passo vanti nella ricerca storica.

Intanto, Suvorov e altri storici continuano a ricercare prove storiche. Oltre al lavoro di ricerca d’archivio, Suvorov afferma che, in supporto al libro “Il Rompighiaccio” e “Il Giorno M”, veterani sovietici e tedeschi della Seconda Guerra Mondiale gli hanno scritto per portare ulteriori prove a conforto delle sue tesi. Egli sostiene il suo caso in un terzo libro “THE LAST REPUBLIC” (L’Ultima Repubblica), recentemente pubblicato in russo, nonché in un quarto volume sullo stesso tema ma non ancora pubblicato.

L’INTERVISTA PIU’ BELLA DEL MONDO (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, OTTOBRE 2009)

2 novembre 2009

Quella che vi presento in questo articolo è un’intervista che mi riempie di soddisfazione, non tanto per le cose in essa contenute, ma per la sua genesi e realizzazione; chi avrà la fortuna di visitare dal 31 ottobre al 4 novembre questo link: http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=6063 la potrà vedere direttamente ospitata sul sito della rivista online che l’ha pubblicata… Ma gli altri non temano, perché la troveranno inserita in fondo a questo articolo, nonché rappresentata fotograficamente nella stessa veste in cui è uscita online.

Qualcuno comincerà a chiedersi che cosa si celi dietro questa strana intervista e perché la sua pubblicazione online è stata limitata a soli 5 giorni, ed io, per soddisfare la sete di conoscenza dei miei (pochi) lettori, mi accingo ad informavi a proposito di questa strana e, per certi versi, squallida storia di giornalismo comunista.

Nel lontano 2005, cercando casualmente sul motore di ricerca Google qualcosa che riguardasse la mia persona, mi imbattei in una “intervista a Carlo Gariglio”, rilasciata ad un giornalista che non avevo mai sentito nominare e pubblicata su una rivista online a me sconosciuta… Preso dalla curiosità mi precipitai ad esaminarla e, con mia somma sorpresa, scoprii che era un’intervista inventata di sana pianta dal solito mitomane e malato di mente comunista, ovvero uno dei tanti che campano cercando di diffamare e rovinare il prossimo nel nome dell’antifascismo militante.

Costui, essendo privo di argomenti come tutti i comunisti della storia, invece di contattarmi ed intervistarmi sul serio, preferì inventarsi una serie di assurdità, condite con scurrilità varie, da mettermi in bocca per giustificare la sua paranoia comunista; dulcis in fundo, terminava la sua porcata incollando un pistolotto firmato dalla solita “partigiana che scende dai monti”, comunista, divenuta dopo la guerra deputata pagata a peso d’oro per raccontare ai gonzi le solite storielle resistenzialiste. Più precisamente, data la scarsa fantasia fornitagli da Madre Natura, il compagno giornalista copiò integralmente una vera intervista rilasciata dal sottoscritto al Dott. Enrico Oliari, leader dei cosiddetti gay-lib, ovvero quella parte del mondo gay che parteggia per la destra; tale intervista è ancora oggi visibile sul sito del Dott. Oliari: http://www.oliari.com/interviste/gariglio.html. Ma essendosi la suddetta intervista svolta su binari di assoluta correttezza e non potendo così additare al pubblico ludibrio il Fascista tanto odiato, il compagno giornalista decise di taroccarla nel peggiore dei modi, ossia inserendo qua e là dei termini volgari che non ho mai pronunciato in vita mia, tipo “culattoni”, ed inventando del tutto domande e risposte dalle quali si evinceva che il sottoscritto avrebbe definito i Giudici “tutti bastardi, ebrei e comunisti”, ovvero una definizione che neppure un demente oserebbe dare in una pubblica intervista, al di là di quello che dovesse realmente pensare a proposito. A mo’ di ciliegine sulla torta il compagno scribacchino aggiunse anche, sempre a nome mio, qualche insulto e minaccia ai danni degli elettori di AN, nonché un discorso sconnesso volto a difendere uno dei tanti nazisti accusati di avere compiuto stragi ai danni della popolazione italiana durante la guerra, benché io mai avessi parlato di quel caso specifico…

Credeva così il partigiano giornalista di essersi guadagnato l’assunzione presso “Repubblica”, nonché di avere messo nei guai il sottoscritto, descrivendolo come un rozzo ignorante capace solo di pronunciare discorsi sconclusionati, volgari e minacciosi… Magari nella sua fantasia malata di povero comunista sognava una denuncia ai miei danni da parte di qualche suo compagno importante o di qualche toga rossa offesa dai “miei” insulti… Ma aveva fatto i conti senza l’oste, dato che non appena mi accorsi della falsa intervista, mi precipitai a denunciare il fatto alla Magistratura. Francamente temevo che tutto sarebbe finito come al solito, ovvero con qualche solerte PM rosso di Asti pronto ad archiviare la mia denuncia, ma stranamente, almeno per una volta, alle toghe rosse astigiane sfuggì la mia querela ed il compagno giornalista venne rinviato a giudizio!

Accortosi che per una volta il “soccorso rosso” giudiziario stava venendo meno, l’eroico giornalista comunista decise di venire a patti con l’odiato Fascista da abbattere: mi fece contattare da un avvocato, che mi propose di ritirare la denuncia in cambio di ben due interviste riparatrici, una da pubblicarsi sul periodico telematico che già pubblicò quella falsa, probabilmente ad insaputa del direttore, ed una su un periodico cartaceo non meglio identificato.

Divertito dalla cosa, risposi al partigiano che avrebbe dovuto pagare ben di più per il suo squallido comportamento… E così, fra un’offerta ed una richiesta, dopo alcuni mesi di trattative ed udienze in Tribunale, il giornalista rosso (di rabbia, questa volta) si decise a pagare al sottoscritto 1500 Euro e si impegnò a fare pubblicare un’intervista vera sul periodico telematico incriminato… La promessa di pubblicare anche su un giornale cartaceo, come ogni promessa di comunista, svanì nel nulla.

E siamo arrivati all’intervista che segue, che il direttore del periodico, probabilmente per non farsi troppo sporcare il sito dalla presenza di un Fascista, ha deciso di limitare a 5 soli giorni di pubblicazione… Errore mio quello di fidarmi della parola di un comunista senza farmi mettere in forma scritta l’impegno a tenere l’intervista sul sito in archivio per sempre… Ma la soddisfazione di vedere il compagno giornalista partigiano rifugiarsi sulle montagne con le pive nel sacco ed il portafoglio alleggerito è impagabile, così come è impagabile vedere i salti mortali di quanti prima ti offrono un intervista e poi, per paura ed odio politico, la limitano a 5 giorni di pubblicazione.

Qualora qualcuno di noi avesse mai dei dubbi a proposito della necessità di estirpare dalla faccia della terra il cancro comunista per permettere a tutti di vivere sereni ed in pace, certe esperienze non fanno che fortificare le nostre convizioni: non si può lasciare campo libero a questi sudici personaggi, campioni di vigliaccheria, immoralità, falsità e cattiveria allo stato puro, che purtroppo nel corso degli anni si sono annidati come batteri nei settori più importanti della vita quotidiana, quali magistratura, giornalismo, scuola ed università.

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

Intervista1
Intervista2

Intervista a Carlo Gariglio
di Riccardo Castagneri
31/10/2009

Dopo una richiesta di rettifica arrivata al nostro giornale, pubblichiamo un’intervista a Carlo Gariglio, rappresentante del movimento politico fascismo e libertà. L’intervista, di Riccardo Castagneri, riporta il pensiero politico e le opinione del dottor Carlo Gariglio che lasciamo alla valutazione dei lettori di rivist@. In un precedente articolo, sempre ad opera di Riccardo Castagneri, le opinioni riportate non erano conformi a quanto sostenuto dal movimento politico fascismo e libertà e dal suo rappresentante.

RC: Dottor Gariglio,
Nelle ultime consultazioni lei ha invitato gli iscritti e i simpatizzanti di Fascismo e Libertà all’astensione al voto. Come pensa di poter sostenere le vostre rivendicazioni e di poterli rappresentare democraticamente?

CG: E quale alternativa avevamo? Quando si vive in una società mafiosa, ove si scontrano una coalizione di mafiosi antifascisti di sinistra ed una coalizione di mafiosi antifascisti di destra, che alternativa hanno quelli che, come noi, amano definirsi fascisti ed antimafiosi? Dovremmo forse scegliere di votare per il meno antifascista? Un fascista con un minimo di amor proprio non può votare per chi si vanta di essere antifascista, anche a costo di non essere rappresentato in alcun modo nella politica odierna.

RC: Per quale motivo ritiene che oggi sia possibile essere fascisti e quali sono i motivi che vi portano a prendere drasticamente le distanze dagli altri movimenti dell’estrema destra?

CG: Potrei ribaltare la domanda: per quale motivo non dovrebbe essere possibile oggi essere fascisti? Se la sua obiezione riguarda la data di nascita dell’ideologia, le ricordo che comunismo, socialismo, liberalismo e dottrine varie sono tutte più antiche del fascismo; se, invece, voleva sottintendere qualcosa a proposito dei risultati ottenuti, Le ricordo che il tanto vituperato fascismo prese in mano un’Italia ferita da una I Guerra Mondiale vinta senza godere dei riconoscimenti promessi dagli alleati, nonché sconvolta dal cosiddetto “biennio rosso” (il periodo storico in cui socialisti e comunisti misero a ferro e fuoco l’Italia nel tentativo di trasformarla in un soviet sull’esempio della rivoluzione bolscevica in Russia), e la seppe trasformare in un Paese moderno, con una legislazione sociale a tutela delle classi deboli che ci invidiò il mondo intero, con istruzione e sanità gratuite, con diritto alla proprietà della casa per tutti i lavoratori e con un’espansione di infrastrutture mai più eguagliata. Oggi molti hanno la faccia tosta di dirsi comunisti, benché il comunismo ovunque sia giunto al potere ed in qualsiasi epoca storica, non ha mai prodotto altro all’infuori di Gulag, stermini, privazioni della libertà, guerre e miseria…
Circa l’estrema destra, la risposta è molto semplice: non abbiamo nulla a che fare con “lorsignori” perché il fascismo non è mai stato di destra, ed anzi, se va a leggersi il primo programma fascista del 1919, lo si potrebbe collocare persino a sinistra! La favoletta del fascismo al soldo di borghesi e capitalisti per soggiogare le classi operaie deriva dai soliti cialtroni che hanno mistificato tutta la storia degli ultimi 90 anni; il fascismo non fu altro che una forma di socialismo nazionale, ovvero un socialismo epurato dalle tante cretinate internazionaliste del marxismo…
Non a caso il fascismo legiferò un Ventennio a favore delle classi umili e meno abbienti, limitando notevolmente le pretese della borghesia rapace e sfruttatrice ed arrivando persino a socializzare le imprese. Sarà forse per questo motivo che i migliori alleati dei sedicenti “partigiani” furono proprio gli industriali del Nord Italia, i quali vennero ripagati dai loro compagni di merende del CLN con l’abolizione immediata della Legge sulla socializzazione?

RC: Ci sono state in passato o ci saranno in futuro delle intese con il PDL di Berlusconi e Fini?

CG: Dato che, come accennavo prima, noi non abbiamo nulla a che fare con la destra, sia essa estrema, sociale, moderata o come diavolo la vogliono chiamare, non abbiamo mai avuto, né mai avremo, qualcosa a che fare con il PDL o con i suoi alleati occulti dei vari Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Azione Sociale ed altri, ovvero con quanti fingono di rifiutare il berlusconismo per poi venire a patti con il duo Berlusconi – Fini in cambio di qualche sgabello ed un piatto di lenticchie. Senza contare la pregiudiziale antifascista che costoro amano sbandierare…
Certo, a volte non possiamo fare a meno di notare che a fronte del rischio di essere governati da personaggi come Prodi, Di Pietro, Veltroni, Franceschini ed altri, persino un uomo come Berlusconi può apparire un salvatore della Patria ed assurgere al ruolo di statista…  Ma da questo a sostenerlo ce ne passa!

RC: Pur condividendo gli attacchi a mafie, massonerie, scandali e malapolitica, davvero è convinto che il ventennio sia totalmente immune da colpe ed errori?

CG: L’ho mai detto? Se il fascismo viene guardato con occhi onesti e non con l’ottica menzognera dei vecchi stalinisti che lo combatterono non per amore di democrazia, ma per trasformare la nostra povera Italia in una colonia dell’URSS, il bilancio di 20 anni di governo non può che essere largamente in attivo. Le opere pubbliche ancora oggi in piedi ed i pochi diritti rimasti ai lavoratori ed ai poveri provengono tutti dal fascismo, mentre 64 anni di “democrazia” cosa hanno portato? Scandali, ruberie, tangenti, mafia (estirpata dal fascismo e riportata dagli “alleati” al potere in tutto il sud Italia fin dal primo giorno del loro sbarco), tasse astronomiche, ticket sulle medicine e sulle prestazioni sanitarie, pensioni da fame, corruzione in ogni campo della vita sociale…
Devo continuare?

RC: Converrà che nelle amministrative di giugno 2009, avete raggiunto un risultato significativo in due soli paesini dell’astigiano. Come pensa che possa essere recepito il messaggio che Fascismo e Libertà è, come dire, un movimento nazionale?

CG: Noto con piacere che si è informato sui nostri risultati elettorali… Bene, ma come al solito l’informazione è lacunosa, perché dimentica di ricordare che siamo stati sì presenti in 4 piccoli comuni (3 dell’astigiano ed uno del torinese), ma che saremmo anche stati presenti con pieno diritto alle elezioni Provinciali di Torino (cioè di una provincia con 2 milioni e mezzo di abitanti), nonché ad un’altra comunale di un piccolo paesino del milanese… Dico saremmo perché, essendo l’Italia una finta democrazia ed un vero regime mafioso – partigiano, un gruppuscolo di magistrati torinesi della Corte d’Appello (le solite toghe rosse in servizio permanente ed effettivo) ha pensato bene di cacciare via la nostra lista dalle provinciali ritenendo il nostro simbolo illegale… E questo nonostante sia lo stesso simbolo che è stato consacrato del tutto legittimo da un’apposita Sentenza del Consiglio di Stato del 1994… Nonché lo stesso simbolo che è stato ritenuto legittimo per il Comune di Brozolo, che sempre in provincia di Torino è! Dunque è bene tenere presente che le liste MFL presenti alle elezioni sono solo una piccola parte di quelle presentate, dal momento che ogni anno prefetti e vice prefetti corrotti, nonché magistrati partigiani, si divertono a sabotare le nostre liste per guadagnarsi benemerenze da parte del mafioso regime antifascista. In ogni caso, nonostante l’artiglieria pesante utilizzata dal regime, dal 1999 ad oggi il MFL è riuscito ad essere presente in varie elezioni amministrative delle province di Asti, Torino, Como, Pavia, Brescia, Roma, Isernia, Campobasso, Sassari, Cosenza, ottenendo anche l’elezione di vari consiglieri comunali (alcuni tuttora in carica) in provincia di Asti, Torino, Isernia, Campobasso e Sassari. Non saremo il PDL o il PD, ma ci siamo… E questo nonostante i sabotaggi da “Repubblica delle Banane”, il cui resoconto è puntualmente riportato sul mio blog: www.lavvocatodeldiavolo.biz

RC: Molto spesso denunciate pubblicamente atti di sabotaggio nei confronti delle vostre liste elettorali e limitazioni dei vostri diritti politici: a cosa vi riferite?

CG: Un primo accenno lo ha già avuto a proposito dell’illegittima esclusione dalla provinciali di Torino. Un altro esempio, di rara gravità, posso farlo a proposito del Comune di Nosate (MI). Lì, in occasione delle ultime elezioni, la Commissione Elettorale ha correttamente valutato la legittimità della lista MFL e del relativo simbolo, approvando entrambi ed inserendoci nel sorteggio per il numero d’ordine della lista. Ma ben 15 giorni dopo, su sollecitazione addirittura del Prefetto di Milano (il quale non ha un simile potere, è bene saperlo), la commissione si è nuovamente riunita stracciando la precedente decisione ed eliminando dalle elezioni la nostra lista! Tutto questo, mi ripeto, accade in spregio a Leggi e Sentenze stesse della giustizia penale ed amministrativa, in quanto fin dal 1992 le Procure della Repubblica Italiana interpellate, hanno sancito che il MFL è un movimento del tutto legittimo, con uno Statuto ed un programma democratici e che nulla abbiamo a che fare con i reati previsti dalla XII Disposizione Transitoria della Costituzione e dalla cosiddetta “Legge Scelba”, mentre i TAR di Lazio e Sicilia hanno sancito, imitati poi dal Consiglio di Stato, la nostra piena legalità anche dal punto di vista del contrassegno elettorale. Ciò nonostante, ogni nostra apparizione alle elezioni mobilita l’apparato dello Stato con il solo ed unico fine di limitare il più possibile la presenza elettorale e propagandistica del MFL, azioni che non esito a definire attuate con modalità mafiose… Presenza che, è utile sottolineare, ci sarà sempre impedita per quanto riguarda le elezioni nazionali ed europee, in quanto, nei modi a parer mio non democratici degli apparati del Ministero, che decidono a proposito dei contrassegni che vengono depositati in quelle occasioni, hanno sempre respinto il nostro simbolo, incuranti persino della già citata Sentenza del Consiglio di Stato del 1994, la quale venne promulgata proprio su richiesta dello stesso Ministero dell’Interno! E questo perché accade? Perché le decisioni del Ministero in tema di contrassegni elettorali sono inappellabili! Ovvero, non esiste organo superiore a cui proporre appello, cosa che è largamente anticostituzionale…
Persino i TAR sono stati prezzolati a questo squallido fine, infatti dal 2005, su indicazione del Consiglio di Stato, tutti i ricorsi pre-elettorali di piccoli partiti o liste scomode come la nostra vengono bocciati con la motivazione che vanno riproposti DOPO le elezioni, al fine di chiederne l’annullamento e la ripetizione… Si può Immaginare da solo quante possibilità ci sono per un piccolo movimento di vedersi riconoscere giustizia tramite l’annullamento e la ripetizione di un’elezione nazionale, europea, regionale o anche solo provinciale! Ovviamente, se a ricorrere è il PDL, il TAR finge di non ricordare la direttiva del 2005 e riammette la lista, come accaduto per le provinciali di Savona del giugno scorso!
E vi stupite ancora se qualcuno, di fronte alla scelta fra un regime all’acqua di rose come quello del Ventennio ed un regime mafioso – partigiano impostoci dalle baionette straniere, osa preferire il primo, ove almeno nessuno si riempiva la bocca di vuote parole tipo “libertà”, “democrazia” e “diritti costituzionali”?

RC: Il suo è comunque un attacco a ministeri, magistratura, alte cariche dello Stato. Un attacco senza quartiere alle istituzioni.

CG: La cosa le pare strana? Noi non facciamo altro che denunciare cose tristi e reali, che chiunque può verificare anche solo visionando sul nostro sito le varie Sentenze disattese che legittimano la nostra esistenza (http://www.fascismoeliberta.info/phpf/viewpage.php?page_id=6) Dovremmo forse accettare supinamente, come fa la maggior parte di questo popolo di rimbecilliti dal Grande Fratello e Face Book, di vivere in una dittatura illiberale camuffata da democrazia?

Dirk Zimmerman: così si condanna un uomo nella “democratica” Germania

26 ottobre 2009

Immagino che questa notizia procurerà un vero orgasmo ai vari Alemanno, Marrazzo (i cui orgasmi con i travestiti di solito costano ben di più…) e giudeame assortito, ivi compreso colui che abusa della carica di Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, pur mostrando una cultura storica da scuole elementari ed una civiltà sociale e giuridica degna di Di Pietro…

Ecco cosa può capitare a chi vive in quella che i leghisti definirono, non a torto, Forcolandia… Presto, grazie agli infami politici italiani stipendiati dalla lobby giudaica, anche noi ci ritroveremo prelevati notte tempo dalle nostre case e trasportati in Germania o in Repubblica Ceca, dopo di che, terminato un processo farsa degno dei tribunali “del popolo” di partigiana memoria, ci accomoderemo in una cella a scontare la nostra pena per avere osato contestare cifre e modalità di esecuzione del pretesto “olocausto”.

A meno che l’opinione pubblica e la collera del popolo non facciano fare la fine che si meritano a questi maiali prestati alla politica, alla polizia del pensiero ed alla magistratura asservita.

Ma su questo non mi farei illusioni… Al decerebrato medio che rappresenta il cittadino italiano, bastano le partite di calcio, i concerti rock, le discoteche ed i reality show per non ribellarsi e protestare!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

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Dirk Zimmerman è un altro giovane tedesco che si è autodenunciato in patria per “negazionismo” dell’Olocausto. E’ stato condannato il 23 Ottobre 2009 a 9 mesi di prigione senza condizionale. Ecco il resoconto dell’udienza in cui è stata decisa la sua condanna:

“Oggi ha avuto luogo il processo, lungamente atteso, contro Dirk Zimmerman, che aveva inviato una copia delle Conferenze sull’Olocausto[1] di Germar Rudolf al sindaco di Heilbronn e rispettivamente ai pastori cattolico e protestante della sua comunità. L’aula del tribunale era stracolma, molti visitatori hanno dovuto portarsi dietro la sedia da altre sale dell’edificio in modo da potersi sedere. I sostenitori si sono comportati tutti in modo magnifico – niente risate, risatine, brontolii, nervosismi o mormorii ecc, assolutamente nulla. Tutti ben vestiti. Il giudice – Frank Haberzettel – ha aperto l’udienza alle 13.45, circa. Ha dapprima verificato le generalità di Dirk, poi il pubblico ministero ha letto l’imputazione. La solita roba. Il libro di Rudolf è pieno di antisemitismo, istiga all’odio razziale, Zimmerman ha messo in pericolo la quiete pubblica distribuendo il libro e, inoltre, Zimmerman vuole che i destinatari diffondano il detto libro. Ha chiesto una condanna a 9 mesi, senza sospensione della sentenza.

Dopo che l’avvocato di Dirk aveva puntualizzato che non avrebbe annoiato la corte con la presentazione di mozioni, Haberzettel ha proceduto a interrogare l’imputato. Le domande sono state molto dirette: Perché ha inviato le copie del libro? E’ d’accordo con il contenuto del libro di Rudolf? Ha letto altre cose sull’argomento, come libri “mainstream” di storia della seconda guerra mondiale? Perché ha mandato copie del libro a quei destinatari specifici? In caso di condanna, continuerebbe su questa strada dopo aver scontato la pena? Ecc. ecc. Dirk ha risposto a tutte le domande con sincerità, calma e chiarezza, mettendo soprattutto in chiaro che egli dubita della veridicità della Olo-storia e chiedendo il diritto alla libertà di opinione e di parola. Tuttavia, l’ultima domanda era delicata, poiché Dirk non voleva mentire. Haberzettel ha ripetuto la domanda varie volte, perché Dirk trovava difficile rispondere in modo sincero senza vanificare ogni speranza di assoluzione trovandosi però nello stesso tempo nell’impossibilità di mentire.

Dopo che l’imputato ha risposto alle domande, Haberzettel ha chiamato un testimone – il funzionario di polizia che aveva interrogato Dirk per primo. Il funzionario ha detto alla corte che Dirk era d’accordo con i contenuti del libro e che l’imputato gli ha fatto una buona impressione. Il testimone ha poi detto alla corte che l’imputato aveva cancellato la parola “tedesco” nella parte del verbale in cui si dichiara la nazionalità della persona, e l’aveva sostituita con “Reich tedesco”. Richiesto del perché aveva agito in tal modo, Dirk aveva fatto notare che “tedesco” è un aggettivo e non può essere usato correttamente per descrivere la nazionalità.

Poi è stata la volta delle dichiarazioni conclusive. Il pubblico ministero ha evidenziato il pericolo del negazionismo e della diffusione di questo tipo di letteratura, riferendosi al libro di Rudolf come un cumulo di porcherie, e ha descritto Dirk come un fanatico confuso e contorto. La solita roba. Poi ha parlato l’avvocato di Dirk, che ha detto di credere totalmente all’Olocausto ma che Dirk è un bravo ragazzo che non ha fatto nulla di male e che dovrebbe essere assolto. Infine, è stato Dirk a rendere la sua dichiarazione, con cui ha mostrato che il pubblico ministero aveva mentito quando ha detto che Dirk aveva chiesto ai destinatari del libro di diffonderlo – cosa che Dirk non aveva fatto, e ha anche mostrato che essere bollato come fanatico è assolutamente ridicolo, visto che lui è interessato solo alla libertà di parola. Tutto sommato, un discorso breve e buono, che veniva dal cuore.

Haberzettel si è poi ritirato per 40 minuti per prendere la sua decisione. Alle 15.35 ha letto il verdetto: 9 mesi di reclusione, la sentenza non sarà sospesa. Come motivazione ha detto che la libertà di parola è garantita ma che essa non si estende all’Olo. Non vi può essere discussione sull’Olo perché è avvenuto. Di nuovo, la solita roba. Mentre per la severità della sentenza, il giudice ha fatto notare che Dirk non ha afferrato il “ponte d’oro” che gli era stato offerto, e cioè ha risposto in modo sbagliato alla domanda finale: avrebbe continuato anche in futuro sulla stessa strada? Haberzettel ha detto che il profilo sociale di Dirk era davvero buono, poiché è sposato, ha due bambini e non ha precedenti penali. E ha poi fatto la seguente affermazione: “Il suo profilo criminale però è scioccante e sono convinto che non abbiamo ancora visto l’ultima delle sue malefatte”.

E questo è tutto: per aver mandato il libro di Rudolf a tre persone, Dirk Zimmerman, padre di due bambini, nessun precedente penale, con un lavoro fisso, è stato condannato a 9 mesi di prigione”.

Markus Haverkamp

[1] http://vho.org/dl/ENG/loth.pdf

Pubblicato da Andrea Carancini a 4.34 0 commenti

SEMPRE A PROPOSITO DI FAVOLE OLOCAUSTICHE…

25 ottobre 2009

Ancora utili lezioni che dovrebbero studiarsi a fondo i cialtroni come Alemanno ed il “rettore” dell’Università “La Sapienza” di Roma…

Magari per una volta capirebbero qualcosa dell’argomento con il quale si riempiono la bocca blaterando a vanvera.

Ovviamente quelli del partito giudaico di Repubblica queste cose le sanno bene, essendo uno dei più pericolosi veicoli che il giudaismo italiano utilizza per fare viaggiare le sue aberranti teorie ed i suoi incitamenti all’odio e all’aggressione di chiunque non si pieghi alla religione olocaustica.

E pensare che questi escrementi umani hanno pure il coraggio di manifestare per la “libertà” di stampa (ovvero di stampare ogni sorta di cazzata) e di fare la paternale moralistica a Berlusconi e soci!

Possibile che ci sia ancora qualcuno così coglione da leggere “Repubblica”?

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

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OLOCAUSTO: UN PERICOLO IDEOLOGICO – di: Paul Grubach

Il 24 Ottobre 2008, poco prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il revisionista americano Paul Grubach pubblicava il seguente articolo messo poi in rete sul suo sito e su quello di Bradley Smith: http://www.codoh.com/author/grubach.html e http://www.codoh.com/viewpoints/vppgideo.html

Nel 2005, il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, fece, a proposito dell’Olocausto, un’astuta riflessione che sarebbe stata ascoltata nel mondo intero: “L’Occidente da più importanza al mito del genocidio degli ebrei che non a Dio, alla religione o ai profeti “.

Egli avanzò in seguito la seguente proposta:

“Se l’Occidente aveva commesso un crimine così abominevole nei confronti degli ebrei, toccava a lui concedere una parte dell’Europa, degli Stati Uniti, del Canada o dell’Alaska. I Palestinesi non avrebbero dovuto pagare per i pretesi crimini commessi da altri“.

Il capo dei riformisti, Mehdi Karroubi, candidato alle prossime elezioni, avrebbe detto che i commenti di Ahmadinejad sono costati un occhio della testa all’Iran: “Abbiamo pagato caro le affermazioni del presidente circa l’Olocaust “, ha affermato, “E non vedo che cosa ci guadagniamo in cambio “.

Ciò che Karroubi ha apparentemente dimenticato di dire è che, in futuro, potrebbe darsi che l’Iran e l’Occidente la debbano pagare cara per questa sottomissione mondiale alla dottrina dell’Olocausto.

Questa assenza di qualsiasi messa in dubbio pubblica e di qualsiasi verifica di questo dogma non ha portato che diffamazioni, morti e sofferenze e il rischio di preparare il terreno ad una futura guerra distruttrice contro il popolo iraniano, ciò che porterà un disastro nel mondo intero.

Come è stato riconosciuto dal celebre universitario ebreo David Klinghoffer nel giornale  “FORWARD“: “Il mondo sa bene a che punto la comunità ebraica protegge gelosamente questo Olocausto, sia come memoria che come arma “.

Come andremo a vedere, l’Olocausto è in effetti una potente arma ideologica che è servita contro gli europei, i cristiani, i palestinesi e i musulmani. Ma pare che sarà il popolo iraniano ad essere la futura vittima di quest’arma ideologica mortale.

L’OLOCAUSTO E LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA

Lo storico israeliano Ilan Pappe che ha insegnato all’università di Haifa e attualmente insegna all’università di Exeter (Gran Bretagna), ha dimostrato come l’Olocausto è stato impiegato come arma contro gli arabi palestinesi nella guerra per la creazione dello Stato di Israele. (Pappe non è revisionista e suppongo che creda alla versione olocaustica tradizionale).

Nel conflitto sionista-palestinese del 1948, i palestinesi, e gli arabi in generale, venivano descritti come dei nazisti pronti a perpetrare un nuovo Olocausto.

Citiamo il Prof. Pappe parola per parola: “Questa volontà di presentare i palestinesi e gli arabi in generale come dei nazisti era lo stratagemma che permetteva di assicurarsi che, tre anni dopo l’Olocausto, i soldati ebrei non avrebbero esitato nel momento di ricevere l’ordine di pulire,a ammazzare e distruggere altri esseri umani“.

Ciò stava a significare che il preteso Olocausto nazista era il cuore di una campagna di propaganda che aveva come scopo l’accertarsi che i soldati ebrei non avrebbero indugiato ad opprimere e ad uccidere dei palestinesi al momento della presa di controllo della Palestina da parte dei sionisti.

Pappe faceva notare in seguito che la dottrina olocaustica era stata utilizzata in Occidente per mettere a tacere ogni opposizione ai progetti sionisti sulla Palestina: “Una cospirazione del silenzio da parte della Croce Rossa internazionale e dei giornalisti occidentali ha coperto i crimini sionisti (cioè la pulizia etnica della Palestina) “, scriveva ancora Pappe. Per lui “il messaggio inviato agli ebrei era che l’Europa voleva espiare il suo silenzio durante la persecuzione ebraica. Dare il via alla costituzione del loro Stato era un modo di voltare pagina davanti a ciò che l’Occidente aveva permesso che si facesse agli ebrei durante la seconda guerra mondiale “.

Pappe non è il solo universitario israeliano a dimostrare che l’Olocausto è servito da principale arma di propaganda per far tacere ogni opposizione alla presa di controllo della Palestina da parte del sionismo e “giustificare” il non-rispetto dei diritti dell’uomo dei palestinesi.

DOTTRINA OLOCAUSTICA, NEO-CONSERVATORISMO E INVASIONE AMERICANA DELL’IRAK

Cosa importante: Jacob Heilbrunn fa notare che l’Olocausto è servito come “giustificazione” ai neoconservatori per l’invasione americana dell’Irak (Anche in questo caso, Heilbrunn non è revisionista e si può dedurre che creda alla versione ortodossa dell’Olocausto).

Egli scrive: “Finalmente i neoconservatori hanno presentato un certo numero di ragioni per giustificare la guerra contro Saddam. Il loro moralismo non proveniva tanto da sogni imperialisti, quanto da qualcos’altro: la convinzione profonda che l’America era la sola barriera contro un secondo Olocausto. In qualità di ebrei, loro stessi (e i loro alleati conservatori cattolici) erano ossessionati dal ricordo che gli Alleati non fecero niente per mettere fine all’Olocausto e credevano fermamente che era dovere dell’America agire preventivamente per evitarne un altro “.

E allora eccoci al dunque. La dottrina olocaustica era là per “giustificare” la disastrosa invasione americana dell’Irak: nella mente dei neoconservatori, gli Stati Uniti dovevano invadere l’Irak per impedire a Saddam Hussein di perpetrare un nuovo Olocausto contro gli ebrei in Israele.

Risultato: più di 4.000 soldati americani e una moltitudine di civili irakeni vi hanno trovato la morte e ciò prova nuovamente che l’Olocausto è una dottrina pericolosa e una minaccia per gli uomini.

L’OLOCAUSTO CHE “GIUSTIFICA” L’ODIO, LA DIFFAMAZIONE E GLI OMICIDI DI MASSA.

C’è una persona che sparge odio quando parla dell’Olocausto, si tratta del premio Nobel per la Pace e “testimone principale” dell’Olocausto Elie Wiesel. Egli lancia apertamente appelli all’odio quando scrive: “Ogni ebreo, in qualche parte dentro di lui, dovrebbe costruirsi una zona di odio, un odio sano e virile per ciò che il tedesco impersona e per ciò che persiste nel tedesco. Agire diversamente sarebbe come tradire i morti “. Incitamenti come quello, provenienti da un’importante icona ebraica, sono suscettibili a spingere gli ebrei a detestare i tedeschi. Wiesel non si è solo servito dell’Olocausto per incitare all’odio, ma anche per attaccare la civiltà cristiana nel suo insieme. Egli dichiarò infatti che “Auschwitz significa…il fallimento di duemila anni di civilizzazione cristiana…”.

In uno studio apparso nel settimanale ebraico “FORWARD”, il presidente della Union for Reform Judaism, il rabbino Eric Yoffe, dice: “E in Europa, che porta la marca di Caino per via della sua complicità nell’Olocausto, il conflitto arabo-israeliano è diventato un mezzo per discolparsi, presentando le vittime israeliane come dei nazisti. Tentano di liberare le loro coscienze ribaltando su di noi (gli ebrei) i loro peccati “.

Quindi , ancora una volta ci troviamo dinnanzi ad un importante esponente ebraico che afferma che gli europei non-ebrei portano il segno dell’assassino biblico Caino a causa di questo preteso Olocausto.

Nei confronti dell’etica europea moderna, i sionisti ebrei hanno “il diritto” di servirsi dell’Olocausto per diffamare gli europei non-ebrei.

Esiste tuttavia un esempio ancora più scandaloso che dimostra quanto la dottrina olocaustica costituisca una minaccia per la vita sulla terra.

Pubblicata nel 1989, “ Testimony: Contemporary Writers Make the Holocaust Personal” (Testimonianza: autori contemporanei gettano uno sguardo personale sull’Olocausto), si tratta di un’opera importante nella quale  romanzieri,  saggisti e  poeti ebrei spiegano l’influenza che ha avuto l’Olocausto sulla loro vita e sul loro modo di pensare. La testimonianza di Jane De Lynn, autrice premiata, è qualcosa di scioccante. Essa scrive: “Malgrado io sia, in linea di massima, favorevole al disarmo nucleare, sono FELICE che lo Stato d’Israele possegga una bomba atomica ed il mantenimento dell’esistenza di Israele è la sola causa per la quale stimo sia giustificato l’uso delle armi nucleari. Diciamo le cose freddamente e meccanicamente: non ne sono certa ma credo che se dovessi scegliere tra la sopravvivenza di Israele e quella di 4 o 5 miliardi di persone nel resto del mondo, io sceglierei i 4 milioni di ebrei israeliani “.

Il lettore si rende conto dell’orrore ivi profuso? Siccome si dice che sei milioni di ebrei sarebbero periti nell’Olocausto allora la distruzione nucleare del mondo non ebraico sarebbe preferibile e giustificata pur di salvare l’Israele ebraico!

Non pensi il lettore che Jane De Lynn sia una specie di povera pazza e ignorata da chiunque: è una scrittrice celebre rispettata e ascoltata nelle comunità ebraiche e dei Gentili. Quanti fra gli altri sionisti ebrei alto locati condividono la sua convinzione? Non è difficile capire il pericolo che rappresentano pensieri di questo genere.

L’OLOCAUSTO COME ARMA CONTRO I MUSULMANI E CONTRO L’IRAN

Oggi vediamo delinearsi un’altra tendenza. Pare che in futuro gli ideologi sionisti si serviranno dell’Olocausto per oscurare l’immagine dei musulmani e degli Iraniani.

Nel numero dell’8 Gennaio 2006 del “San Francisco Chronicle“, lo scrittore pro-sionista Edwin Black faceva la seguente dichiarazione: “Mahmoud Ahmadinejad si è messo alla testa del negazionismo con le sue affermazioni infiammatorie del mese scorso. Sarebbe piuttosto dell’autonegazionismo: il presidente dell’Iran farebbe bene ad informarsi sul passato del suo paese all’epoca di Hitler e scoprirà che l’Iran e gli Iraniani furono saldamente legati all’Olocausto e al regime hitleriano, come lo è stato tutto il mondo islamico sotto la dirigenza del Mufti di Gerusalemme “.

A dar credito a questo propagandista sionista, gli Iraniani ed in particolare i musulmani in generale sono ora dei “complici” del preteso assassinio di massa degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Mi pare che idee del genere non possano altro che generare odio verso i musulmani e gli iraniani.

Nel Settembre 2007 il presidente Gorge W. Bush invocava la religione olocaustica come “giustificazione” di un eventuale attacco contro l’Iran e lo scoppio di una guerra mondiale.

Bush avrebbe detto: “Perseguendo attivamente una tecnologia che potrebbe portare ad armi nucleari, l’Iran minaccia di mettere la regione, già nota per la sua instabilità e la sua violenza, davanti alla prospettiva di un olocausto nucleare “. E un anziano assistente della Casa Bianca, a proposito della dichiarazione di Bush, precisa: “Utilizzando la parola OLOCAUSTO, il Sig. Bush fornisce una ragione morale allo stato di Israele di fare ciò che deve fare “.

Israele è forse in procinto di pianificare una guerra che comporterebbe un significante numero di morti, servendosi, per “giustificarla”, di affermazioni dubbiose sull’Olocausto degli ebrei risalente all’ultimo conflitto mondiale. Ciò è stato confermato in seguito dal candidato repubblicano alle presidenziali John McCain il quale, pure lui, si è riferito alla dottrina dell’Olocausto per “legittimare” un eventuale prossimo attacco contro l’Iran.

Nel suo primo dibattito con Barak Obama, McCain ha pronunciato: “Non possiamo permettere che abbia luogo un secondo Olocausto “.

Il capo religioso riformista Karroubi ha in parte ragione: l’Iran è stato condannato dai governi occidentali e dai media a causa delle critiche formulate dal presidente Ahmadinejad contro la religione dell’Olocausto. Ciò che però Karroubi dimentica di far notare è il fatto che, accettare senza dire niente la dottrina olocaustica, il fatto di non contestarla, può portare ad una guerra distruttrice contro il suo stesso popolo e questo si trasformerebbe in un disastro per il mondo intero.

Per essere chiari, la dottrina olocaustica è, come ho già dimostrato, usata oggigiorno come “giustificazione” ideologica per una futura guerra devastatrice contro l’Iran. Solo per questa ragione l’Olocausto dovrebbe essere l’oggetto di un dibattito e di un esame solidi. Se si riuscirà a sbullonare questa “giustificazione”, si potrà evitare questa guerra e salvare decine di migliaia di vite.

Prima di criticare i propositi del presidente Ahmadinejad sull’Olocausto, Karroubi farebbe meglio a rendersi conto come questa dottrina rischia di andare contro il popolo iraniano e come questa sia stata usata in passato contro gli europei, i cristiani e i palestinesi.

CHE COSA FARE ALLORA?

Come ho già dimostrato, la rappresentazione tradizionale dell’Olocausto è servita a “legittimare” l’odio, la diffamazione, la pulizia etnica nonché future guerre con massacri di massa.

In Occidente l’ideologia olocaustica è stata elevata a statuto di religione intollerante.

Contestarla è l’ultimo “peccato mortale”. Anche il professore israeliano Beit-Hallami ha l’onestà di riconoscere che da quando viene brandito il dogma dell’Olocausto per “giustificare” un progetto politico, ogni dibattito, ogni discussione, diventano impossibili.

Un simile scenario è dunque in contraddizione con la filosofia politica dei governi democratici, poiché ogni dottrina suscettibile di influenzare la politica di una nazione o nel mondo, com’è senz’altro il caso dell’Olocausto, dovrebbe essere oggetto di un esame scrupoloso.

In un mondo di guerre senza fine e di violenza dove noi viviamo, è dovere di ciascuno di noi contribuire a portare delle soluzioni pacifiche ai problemi sui quali si confronta l’umanità. In quanto a questi interessi potenti che sono dietro all’ideologia dell’Olocausto, sta ora a loro di impegnarsi con i loro avversari, i revisionisti, per un dibattito pacifico e democratico al fine che sia fatta luce sulla sorte degli ebrei nell’ultima guerra mondiale. Si: fare uno studio critico del dogma dell’Olocausto sarebbe agire nell’interesse dell’Iran, degli Stati Uniti e del mondo nel suo insieme.

E’ così che parteciperemo alla costruzione di un ordine mondiale più ragionevole e più umano.

FALSARI GIUDEI ED INFAMI REGGICODA…

22 ottobre 2009

Proprio oggi una notizia cattura la mia attenzione:

ROMA (22 ottobre) – Afferma che «è ingiustificabile un museo dell’Olocausto a Roma e inutile spendere soldi per i viaggi ad Auschwitz». Di Dachau dice che «è meglio di molti paesini della Calabria» e sulla frase che ha scatenato le proteste, «l’olocausto è una leggenda», spiega: «manca un punto interrogativo». Rivendica «il diritto di libero pensiero» e dice che ad attaccarlo sono i sionisti. Polemiche sul ricercatore di filosofia del diritto della Sapienza Antonio Caracciolo, 59 anni e ricercatore dal ‘94, che secondo la Repubblica ha definito l’Olocausto una leggenda.

Le reazioni. Il sindaco Gianni Alemanno chiede «verifiche sulle dichiarazioni e, se vengono confermate, che il professore venga sospeso». «Mi sembra di aver letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso» dice Alemanno secondo il quale il professore «o è in malafede o non ha nessun fondamento culturale». «Il professore farebbe bene ad andare a Dachau, dove io sono stato all’età di 16 anni, oppure, se non può recarsi all’estero, dovrebbe visitare almeno le Fosse Ardeatine», ha commentato il rettore dell’università La Sapienza di Roma Luigi Frati. Il presidente della Regione Lazio lo inviata ad andare a visitare «la stanza dei bambini a Birkenau». «Deve essere allontanato immediatamente con infamia dall’Università La Sapienza» commenta Stefano Pedica, coordinatore dell’Italia dei Valori del Lazio.

Come di consueto, le urla lanciate dai giudei e dai loro infami lacchè come il sindaco Alemanno, sono una conferma indiretta della giustezza delle affermazioni di uomini coraggiosi e preparati, ovvero persone che, a differenza delle nullità citate nell’articolo, si sono prese la briga di studiare le cose senza fermarsi ai documentari della RAI ed alle bufale giudaiche…

Chi è capace di leggere non può che concordare con il ricercatore Caracciolo e con le migliaia di seri studiosi che in tutto il mondo sono perseguitati per il solo fatto di dire la verità.

Al ricercatore Caracciolo tutta la mia solidarietà… Ai vari Alemanno, Frati (autore di un comico autogol, dato che si vanta di avere visitato Dachau, ove l’unico sterminio fu quello compiuto dai prigionieri “liberati” ai danno delle SS di stanza nel campo e che mostra tutta la sua cultura mischiando olocausto e rappresaglie legittime tedesche come quella seguita all’infamia di Via Rasella… Se questa è la cultura storica del Rettore, speriamo che chiudano presto “La Sapienza”!), Pedica (che fa concorrenza allo scimmiesco Di Pietro, suo capo bastone, nella gara a chi è più ignorante ed arrogante)  e compagnia brutta, oltre a tutto il mio disprezzo dedico uno dei tantissimi articoli che farebbero bene a leggere fra una leccata al deretano dei giudei e l’altra..

Magari impareranno qualcosa a proposito delle falsificazioni storiche e delle invenzioni olocaustiche di mai esistite “camere a gas”!

Carlo Gariglio

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BUCHENWALD: LEGGENDA E REALTA’ – di Mark Weber dell’Institute of Historical Review

Traduzione a cura di Gian Franco SPOTTI

Buchenwald viene ampiamente considerato come uno dei più famigerati “campi della morte” nella Germania del tempo di guerra. Ciò nonostante, questa immagine accuratamente coltivata ha poco a che vedere con la realtà. Oggi, a più di 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, questo campo merita un diverso giudizio ben più obiettivo.

STORIA E FUNZIONE

Il campo di concentramento di Buchenwald si trovava su una boscosa collina fuori da Weimar, in quella che poi divenne la Germania dell’Est. Fu aperto nel Luglio del 1937. Fino a prima della guerra quasi tutti i detenuti erano sia criminali professionisti o prigionieri politici (la maggior parte di loro ardenti comunisti). Ben 2.300 prigionieri di Buchenwald furono amnistiati nel 1939 in onore del 50° compleanno di Hitler.

Allo scoppio della guerra nel Settembre del 1939, la popolazione del campo era di 5.300 persone.

Il numero aumentò arrivando a 12.000 all’inizio del 1943 e poi incrementò rapidamente poiché molti lavoratori stranieri, specialmente polacchi, ucraini e russi, vi furono deportati per essere utilizzati nell’industria bellica (nota 1).

Durante gli anni della guerra, Buchenwald fu allargata diventando un vasto complesso con oltre cento fabbriche satellite, miniere e officine sparse in una vasta area della Germania. La più importante di queste era probabilmente lo stabilimento sotterraneo di Dora che produceva i razzi V-2. Nell’Ottobre del 1944 divenne il campo indipendente di Nordhausen (Mittelbau). (nota 2).

Molte migliaia di ebrei arrivarono a Buchenwald dall’Ungheria e da vari campi orientali nel 1944 e 1945. La maggior parte furono evacuati via ferrovia da Auschwitz e da altri campi minacciati dall’avanzata dell’Armata Rossa. (nota 3).

Il numero di detenuti aumentò enormemente durante gli ultimi mesi della guerra: 34.000 nel Novembre 1943, 44.000 nell’Aprile 1944 e 80.000 nell’Agosto 1944.

Il picco mensile fu raggiunto alla fine di Febbraio 1945, quando 86.000 detenuti erano ammassati nel campo gravemente sovraffollato. Circa 30.000 prigionieri furono evacuati da Buchenwald nella settimana prima dell’arrivo dell’esercito americano (11 Aprile 1945). Un totale di 239.000 persone furono internate nel campo fra il 1937 e l’Aprile del 1945. (nota 4).

IL COMANDANTE E SUA MOGLIE

Il primo comandante, Karl Koch, diresse Buchenwald dal 1937 agli inizi del 1942, quando fu trasferito a Majdanek. Si dimostrò essere un amministratore brutale e corrotto che si arricchì rubando valori a numerosi detenuti i quali furono poi uccisi per non lasciare traccia di questi furti.

Il medico del campo, Dr. Waldemar Hoven, uccise molti detenuti in collaborazione con Koch e l’organizzazione comunista clandestina del campo. Koch fu poi in seguito giudicato, da un tribunale delle SS, colpevole di omicidio e corruzione e quindi condannato a morte. (nota 5).

Sua moglie, Ilse Koch, fu coinvolta in molti crimini del marito ma l’accusa infondata che avesse delle lampade ed altri articoli prodotti con la pelle dei detenuti uccisi non era vera. Questa asserzione fu fatta dall’accusa durante il processo di Norimberga. (nota 6).

Il Generale Lucius D. Clay, Comandante in Capo delle forze americane in Europa e Governatore Militare della zona di occupazione americana in Germania, dal 1947 al 1949, riesaminò attentamente il caso di Ilse Koch nel 1948 e trovò che, qualunque misfatto avesse compiuto, l’accusa riguardante le lampade in pelle umana era senza fondamento. Egli trasformò la sentenza da ergastolo a quattro anni di prigione ed informò il Dipartimento dell’Esercito di Washington che: “non ci sono prove convincenti che Ilse Koch avesse selezionato i detenuti da uccidere per averne la pelle o che fosse in possesso di articoli fatti in pelle umana “ (nota 7).

Durante un intervista nel 1976 Clay ricordava così il caso:

Processammo Ilse Koch. Fu condannata all’ergastolo ed io lo trasformai in una detenzione di quattro anni. Alla nostra stampa non piacque tutto questo. Essa fu distrutta dal fatto che un reporter intraprendente, che per primo entrò nella sua casa, le affibiò il simpatico nome di Troia di Buchenwald e vi trovò alcuni paralumi che descrisse essere fatti di parti umane. Risultò che quelle parti erano di capra, ma durante il processo continuavano ad essere parti umane. Era impossibile per lei ottenere un processo equo. I tedeschi la presero e le diedero 12 anni per come aveva trattato il suo popolo, ma, a dire il vero, non si trattava di un crimine di guerra nel vero senso della parola. Questo era il genere di cose con le quali avevamo a che fare ogni volta”. (nota 08)

I DETENUTI: VITA E MORTE

Non c’è dubbio che siano state commesse atrocità nei confronti di detenuti di Buchenwald.

Tuttavia, almeno per una gran parte di esse, furono commesse non dalle guardie tedesche delle SS ma dall’organizzazione clandestina comunista del campo che ottenne quasi l’intero controllo del campo dopo il 1943. Questa rilevante situazione fu confermata in un dettagliato documento del controspionaggio militare americano del 24 Aprile 1945, intitolato: Buchenwald: un rapporto preliminare. (nota 9). Questa analisi confidenziale rimase secretata fino al 1972.

In una breve premessa, il capo del controspionaggio militare Alfred Toombs chiamò questo rapporto segreto “uno dei racconti più significativi finora scritto su un aspetto della vita della Germania nazista “, perché  “racconta come i prigionieri di Buchenwald organizzarono loro stessi un terrore mortale all’interno del terrore nazista“. Toombs aggiunse che l’accuratezza della stesura del rapporto fu confermata in modo imparziale.

Mentre grandi quantità di prigionieri iniziavano ad arrivare al campo durante gli anni della guerra, diceva il rapporto confidenziale, le SS in sotto-organico di numero, ritennero necessario affidare una sempre più ampia fetta di amministrazione del campo agli stessi detenuti. In pratica ciò significava che già nel 1943 la bene organizzata e disciplinata organizzazione comunista di prigionieri aveva preso il virtuale e totale controllo delle operazioni interne del campo.

Il rapporto dichiarava:

I commissari – fiduciari avevano ampi poteri sui loro colleghi detenuti. In un primo momento questi venivano scelti quasi esclusivamente fra i criminali tedeschi. Questo periodo durò fino al 1942. Poi, poco a poco, i comunisti iniziarono a prendere il controllo di questa organizzazione. Erano i detenuti più anziani, con 10 – 12 anni di reclusione alle spalle. Si coalizzarono con estrema tenacità, mentre gli elementi criminali si preoccupavano solo dei loro singoli vantaggi ed avevano una scarsa coesione di gruppo. I comunisti mantennero un’eccellente disciplina e ricevevano un certo numero di direttive dall’esterno del campo. Essi avevano cervelli e qualifiche tecniche per gestire le varie industrie stabilite nel campo. I loro tentativi incontravano la resistenza dei criminali ma, lentamente, questi persero il potere, in parte per minacce e in parte con l’aiuto delle SS. Diversi criminali furono uccisi a botte, impiccagioni o iniezioni di fenolo nel cuore o di aria o latte nelle vene. Le iniezioni erano una specialità del medico del campo Dr. Hoven che divenne un sostenitore della fazione comunista.

Oltre a posizioni di rilievo nell’organizzazione fiduciaria, vi erano un numero di roccaforti-chiave comuniste nell’amministrazione del campo. Una era l’organizzazione della fornitura dei pasti, tramite la quale gruppi privilegiati ricevevano razioni ragionevoli mentre altri venivano portati a livello di fame. Un’altra era l’ospedale, presieduto quasi esclusivamente da comunisti. Le sue strutture erano ampiamente riservate a curare i membri del loro partito.

Un’altra roccaforte comunista era la Stanza del Vestiario…

Ogni fiduciario tedesco riceveva un buon vestiario e altre cose di valore. I comunisti, a Buchenwald, dopo dieci o dodici anni di reclusione, erano vestiti come uomini d’affari di successo.

Alcuni indossavano giacche di pelle e piccoli cappelli rotondi della marina tedesca, evidentemente l’uniforme della rivoluzione.

Come risultato di tutto ciò:

Invece che mucchi di corpi o uomini smarriti che morivano di fame, gli americani (che si impossessarono del campo) trovarono a Buchenwald un’organizzazione disciplinata ed efficiente.

Ciò viene messo in conto indubbiamente al comitato del campo autonominatosi, un gruppo quasi puramente comunista sotto il comando dei leaders politici tedeschi.

I commissari – fiduciari, che nel tempo divennero quasi esclusivamente comunisti tedeschi, avevano il potere di vita e di morte su tutti gli altri detenuti. Potevano condannare un uomo o un gruppo di persone a morte certa. I commissari comunisti furono direttamente responsabili di una larga parte delle brutalità commesse a Buchenwald.

I capi del blocco comunista, diceva il rapporto, picchiavano personalmente i detenuti e, talvolta, obbligavano gli occupanti di intere baracche a rimanere a piedi nudi nella neve per ore, apparentemente su loro personale iniziativa. I comunisti uccisero molti detenuti polacchi che si rifiutavano di sottomettersi alle loro leggi. Obbligarono detenuti francesi a consegnare migliaia di pacchi della Croce Rossa. Il rapporto menzionava inoltre il nome di alcuni capi comunisti del campo particolarmente brutali.

Fu confermato che il medico del campo, Dr. Hoven, era stato un importante alleato comunista che uccise numerosi prigionieri politici anticomunisti e criminali con iniezioni letali. Un’inchiesta condotta dalle SS scoprì le sue attività durante la guerra e fu condannato a morte per omicidio ma a causa della penuria di medici durante il periodo bellico, l’esecuzione fu rinviata dopo 18 mesi di galera. Dopo la guerra i comunisti tentarono di proteggere il loro alleato, ma Hoven fu condannato a morte per una seconda volta da un tribunale militare americano e giustiziato nel 1948.

I comunisti del campo mantennero strette relazioni con il ben organizzato partito comunista clandestino all’esterno del campo. Da Buchenwald un detenuto usciva regolarmente per stabilire un contatto con un corriere comunista che portava notizie ed istruzioni. Legato alla fedeltà per il suo partito, questa persona non approfittò mai dell’opportunità per fuggire. L’organizzazione comunista militare del campo aveva tre mitragliatrici, cinquanta fucili ed un certo numero di bombe a mano. I comunisti tedeschi vivevano meglio degli altri gruppi, anche al momento della liberazione del campo, diceva il rapporto, essi si possono notare facilmente dal resto dei detenuti per via delle loro guance rosee e la loro buona salute, nonostante siano rimasti in detenzione per un periodo molto più lungo degli altri.

Alla fine gli autori del rapporto mettevano in guardia contro la nozione semplicistica che gli ex detenuti meritavano fiducia e dovevano essere aiutati solo perché erano stati internati in campi tedeschi. Alcuni sono infatti dei “banditi”, criminali da tutta l’Europa oppure lavoratori stranieri in Germania che erano stati sorpresi a rubare. Vengono trattati brutalmente e sono brutti da guardare.

E’ facile qui adottare la teoria nazista che essi fossero non umani!

Un libro pubblicato nel 1961 dal Comitato Internazionale di Buchenwald, diretto dai comunisti, di Berlino Est descrive orgogliosamente le attività comuniste clandestine del campo. Vi era un giornale clandestino al campo, un trasmettitore radio illegale, un’orchestra di detenuti (che suonava canzoni comuniste), una vasta biblioteca e perfino un’organizzazione militare. Si tenevano cerimonie comuniste e convegni politici ed inoltre veniva intensamente boicottata la produzione bellica tedesca. (nota 10).

L’ex detenuto di Buchenwald Emst Fedem, ebreo, dopo la guerra spiegò come l’organizzazione comunista del campo cooperò con le SS per aumentare il suo potere ed eliminare gli oppositori e gli indesiderabili. Egli ricorda che il leader della sezione ebraica dell’organizzazione comunista del campo, Emil Carlebach. Dichiarò molto francamente che per lui contavano solo i suoi amici comunisti e che chiunque altro poteva morire. Fedem disse di aver visto con i suoi occhi due episodi di brutalità commessi da Carlebach che fu un anziano del blocco dal 1942 al 1945. In un caso egli ordinò la morte di un detenuto ebreo per aver presuntamene maltrattato dei prigionieri in un altro campo. In un’altra occasione Carlebach picchiò a morte personalmente un anziano detenuto ebreo perché si stava riposando nelle baracche. (nota 11).

In modo analogo, un inglese che trascorse 15 mesi a Buchenwald riferì dopo la guerra che l’organizzazione comunista del campo non considerava i detenuti ebrei particolarmente degni di essere mantenuti in vita. (nota 12).

Negli anni recenti diverse organizzazioni omosessuali hanno sostenuto che migliaia di omosessuali furono “sistematicamente sterminati” nei campi di concentramento tedeschi. Mentre era vero che molti furono internati come criminali, nessun omosessuale fu mai ucciso dai tedeschi per quella sola ragione. Val la pena ricordare che durante gli anni 30 e 40 il comportamento omosessuale era considerato un odioso crimine nella maggior parte del mondo, inclusi gli Stati Uniti.

(ndt: al riguardo si consiglia leggere l’articolo in proposito al sito: http://ita.vho.org/039_Mito_sterminio_omosessuali.htm di Jack Wikoff tradotto da Andrea Carancini)

Nel 1981 un ex internato di Buchenwald ricordava: “Gli omosessuali erano oppressi dal regime nazista per via dei loro costumi morali, ma a Buchenwald molti di essi non furono uccisi dai nazisti mai dai prigionieri politici comunisti a causa del comportamento degli omosessuali ritenuto aggressivo e offensivo “ (nota 13).

Le condizioni giornaliere erano molto migliori di quanto molte descrizioni possano suggerire.

I detenuti potevano ricevere ed inviare due lettere o cartoline al mese. Potevano ricevere soldi dall’esterno. I detenuti venivano pagati per il loro lavoro con una speciale moneta del campo che potevano usare per acquistare una vasta gamma di prodotti nello spaccio del campo. Giocavano a calcio, pallamano e pallavolo nel tempo libero. Le partite di calcio si tenevano al sabato e alla domenica sul campo di calcio locale. Una grande libreria offriva una vasta gamma di libri. Funzionava anche un cinema – teatro. Vi era una varietà di spettacoli e gruppi musicali organizzavano regolari concerti nella piazza centrale. Un bordello nel campo, che all’arrivo degli americani impiegava 15 prostitute, era a disposizione di molti detenuti. (nota 14).

CENTRO DI STERMINIO?

Gli americani che arrivarono a Buchenwald nell’Aprile del 1945 trovarono centinaia di detenuti malati e molti cadaveri non sepolti. Foto orribili di queste crude scene furono fatte immediatamente circolare nel mondo e sono state ripetute diverse volte, dando l’impressione che Buchenwald fosse un diabolico centro di sterminio di massa.

Il governo americano incoraggiò questa impressione. Un rapporto dell’esercito americano su Buchenwald preparato per l’Alto Quartier Generale Alleato in Europa e reso pubblico alla fine di Aprile 1945, dichiarava che la missione del campo era quella di un centro di sterminio. (nota 15).

E due settimane dopo, fu redatto un rapporto congressuale americano sui campi tedeschi, usato in seguito come documento al processo di Norimberga, che descriveva anch’esso Buchenwald come un “centro di sterminio”. (nota 16).

Questa descrizione superficialmente plausibile è comunque completamente sbagliata.

La grande maggioranza di coloro che perirono a Buchenwald morirono durante i caotici mesi finali della guerra. Essi soccombettero alle malattie, spesso aggravate dalla malnutrizione, nonostante gli sforzi tristemente inadeguati di mantenerli in vita. Essi furono vittime non di un programma di sterminio ma piuttosto di un terribile sovraffollamento e di gravi mancanze di cibo e forniture mediche in seguito ad un crollo generale della Germania durante la tumultuosa fase finale  della guerra.

Insieme a queste vittime di guerra indirette vi erano anche detenuti in salute.

B.M. McKelway ispezionò Buchenwald, subito dopo la presa da parte degli americani, in qualità di rappresentante di un gruppo di editori e proprietari di giornali americani. Egli affermò che “molti delle centinaia di detenuti che vedemmo sembravano essere in buona salute mentre altri che soffrivano di dissenteria, tifo, tubercolosi e altre malattie, erano scheletri viventi “ (nota 17).

Una singolare indicazione che Buchenwald non era un campo di sterminio è il fatto che alcuni degli internati erano bambini troppo piccoli per lavorare. Circa un migliaio di ragazzi, dai 2 ai 16 anni, erano ospitati in due baracche speciali per bambini. Trasporti ferroviari di bambini ebrei arrivarono dal 1942 al 1945. Alcuni arrivarono da Auschwitz nel 1943. Altri bambini ebrei arrivavano dall’Ungheria e dalla Polonia (nota 18). Il rapporto confidenziale dell’esercito americano del 24 Aprile 1945 faceva notare la “straordinaria visione dei bambini che scorrazzano avanti e indietro, strillando e giocando “. (nota 19).

Trent’anni dopo la guerra, perfino il famigerato “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ammise che “non c’erano campi di sterminio sul suolo tedesco “ (nota 20).

LA BUGIA DELLA CAMERA A GAS

Forse la menzogna più crudele che circolò su Buchenwald dopo la guerra fu l’accusa che i tedeschi sterminarono i detenuti nelle camere a gas. Un rapporto ufficiale del governo francese, presentato al tribunale di Norimberga come documento d’accusa, con molta immaginazione affermava: “Ogni cosa era stata programmata fin nei minimi dettagli. Nel 1944, a Buchenwald, fu allungato un binario ferroviario in modo che tutti i deportati fossero inviati direttamente alla camera a gas. Alcune di queste camere a gas avevano un pavimento che si apriva inclinandosi scaricando i corpi direttamente nella stanza con il forno crematorio “ (nota 21).

Il Pubblico Ministero britannico al processo di Norimberga, Sir Harley Shawcross, nella sua arringa di chiusura dichiarò: “L’assassinio fu commesso come una specie di produzione di massa nelle camere a gas e nei forni “ di Buchenwald e di altri campi (nota 22).

In un libro pubblicato nel 1947, il parroco francese Georges Henocque, ex cappellano dell’Accademia Militare di Saint-Cyr, sostenne di aver visitato l’interno di una camera a gas a Buchenwald che descrisse in dettaglio. Questa particolare storia fu citata come un buon esempio del tipo di bugie olocaustiche che perfino personalità in vista sono capaci di inventare. (nota 23).

Un altro prete francese ed ex detenuto, Jean-Paul Renard, fece una simile affermazione circa il campo nel suo libro pubblicato subito dopo la guerra: “Vidi migliaia e migliaia di persone andare verso le docce. Invece che acqua scendevano su di loro gas asfissianti “.

Quando l’ex internato francese a Buchenwald Paul Rassinier fece notare al prete che non c’era alcuna camera a gas nel campo, Renard rispose: “va bene, ma era solo un modo di dire… E siccome queste cose esistevano da qualche parte, non è poi così importante “. (nota 24).

In un libro pubblicato nel 1948, lo scrittore ebreo ungherese Eugene Levai sostenne che i tedeschi avessero ucciso decine di migliaia di ebrei ungheresi a Buchenwald in camere a gas. (nota 25).

Anche un libretto ampiamente distribuito e redatto dalla Anti-Defamation League ebraica del B’nai B’rith riportava il racconto che la gente veniva gassata a Buchenwald. (nota 26).

Nel 1960 la storia delle gasazioni a Buchenwald fu ufficialmente definita una favola. In quell’anno, Martin Broszat dell’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco dichiarò specificatamente che nessuno fu gassato a Buchenwald (nota 27). Il Prof. A.S. Balachowsky, un membro dell’Institute de France dichiarò nel Novembre 1971: “Vorrei confermarvi che nessuna camera gas è mai esistita a Buchenwald “ (nota 28).

La scrittrice di olocausto Konnilyn Feig ammise nel suo libro intititolato I Campi della Morte di Hitler che a Buchenwald non c’era alcuna camera a gas. (nota 29). Oggi nessun storico serio afferma la storia delle gasazioni a Buchenwald.

QUANTI PERIRONO ?

Il numero delle persone che si stima abbiano perso la vita a Buchenwald mentre era sotto il controllo tedesco, varia tremendamente. Secondo l’ex detenuto Elie Diesel, il prolifico scrittore ebreo ed ex Premio Nobel per la Pace nel 1986, a Buchenwald venivano mandate a morte 10.000 persone al giorno (nota 30). Questa affermazione totalmente irresponsabile è purtroppo fin troppo tipica della retorica di quest’uomo che fu perfino scelto per condurre il direttivo ufficiale del Museo dell’Olocausto del governo americano.

L’edizione del 1980 del World Book Encyclopaedia  sostenne che più di 100.000 persone morirono in quel campo, (nota 31).

La Encyclopaedia Judaica indicò il numero di 56.549 (nota 32). Raul Hilberg, scrivendo nell’edizione del 1982 dell’Encyclopaedia Americana, affermò che più di 50.000 persone morirono nel complesso di Buchenwald (nota 33).

Il rapporto del controspionaggio dell’esercito americano del 24 Aprile 1945 (sopra citato) affermò che il numero totale di morti certificate era di 32.705 (nota 34). Un rapporto governativo americano del Giugno 1945 su Buchenwald indicava un totale di 33.462 vittime, delle quali, più di 20.000 perirono negli ultimi mesi caotici della guerra. (nota 35).

L’accreditato International Tracing Service (ITS) di Arolsen, una filiale della Croce Rossa Internazionale, affermò nel 1984 che il numero di morti documentate (di ebrei e non ebrei) a Buchenwald era di 20.761, più altri 7.463 nel campo di Dora (Mittelbau). (nota 36).

Mentre anche questi numeri ridotti sono ancora alti, è importante rendersi conto che la grande maggioranza di coloro che perirono a Buchenwald furono sfortunate vittime di una guerra catastrofica e non della politica tedesca. La maggioranza delle rimanenti vittime furono uccise su ordine dell’organizzazione comunista clandestina del campo. Diverse centinaia furono anche uccise dai bombardamenti alleati.

In un solo raid aereo contro una grossa fabbrica di munizioni vicino al campo principale, i bombardieri inglesi uccisero 750 persone, inclusi 400 detenuti. (nota 37).

ATROCITA’ AMERICANE E SOVIETICHE

In seguito all’occupazione americana di Buchenwald nell’Aprile del 1945, circa 80 fra guardie tedesche e funzionari del campo furono sommariamente giustiziati. I detenuti picchiarono brutalmente i tedeschi fino alla morte, talvolta con l’aiuto e l’incoraggiamento dei soldati americani (nota 38).

Fra i 20 e i 30 americani si davano allegramente il turno a picchiare a morte sei giovani tedeschi. (nota 39). Dei detenuti requisirono perfino delle jeep americane e si recarono nella vicina città di Weimar dove si diedero al saccheggio e uccisero a caso dei civili tedeschi. (nota 40).

Dopo la guerra la polizia segreta sovietica prese a condurre Buchenwald come campo di concentramento per “potenziali nemici di classe“ ed altri “probabili pericolosi“ civili tedeschi.

Nel Settembre del 1949,  più di 4 anni dalla fine del conflitto, vi erano ancora 14.300 detenuti nel “campo speciale”. (Quando Buchenwald era sotto il controllo tedesco, il numero dei prigionieri non raggiunse le 14.000 unità fino al Maggio del 1943). Le condizioni erano orribili. Perfino l’ufficiale sovietico responsabile dei campi di concentramento tedeschi, Generale Merkulov, denunciò la grave mancanza di ordine e pulizia, in particolare a Buchenwald. Almeno da 13.000 a 21.000 persone morirono nella Buchenwald gestita dai sovietici ma nessuno fu mai punito per i maltrattamenti o le morti in questo famigerato campo. (nota 41). Un ex detenuto descrisse così i suoi cinque anni di orribile reclusione, umiliazioni, interrogatori e annichilimento nel campo gestito dai russi:

Le persone non erano che numeri. La loro dignità veniva volutamente calpestata. Venivano fatti morire di fame senza pietà e consumati dalla tubercolosi fino a ridurli a scheletri. Il processo di annichilimento era sistematico ed era stato ben testato per decine di anni. Le grida e i gemiti di coloro che soffrivano mi risuonano ancora nelle orecchie tutte le volte che il passato mi riaffiora alla mente nelle notti insonni. Dovevamo guardare impotenti le persone mentre morivano, come creature sacrificate fino all’annichilimento”.

Molta gente senza nome cadde nella macchina distruttiva del NKVD (polizia segreta sovietica) dopo il crollo del 1945. Furono ammassati insieme come bestiame dopo la così detta “liberazione” e vegetarono in molti campi di concentramento. Molti furono sistematicamente torturati a morte.

Fu costruito un memoriale per i morti del campo di Buchenwald. Fu scelto un numero di fantasia per le vittime. Intenzionalmente sono state onorati solo i morti nel periodo 1937-1945. Come mai non vi è un monumento che ricorda i morti dal 1945 al 1950?  Nel periodo post-bellico furono scavate innumerevoli fosse comuni attorno al campo. (nota 42).

In un atto di stupefacente ipocrisia, i dirigenti comunisti della “ Repubblica Democratica Tedesca “ del dopoguerra trasformarono il campo di Buchenwald in una specie di santuario secolare. Ogni anno centinaia di migliaia di persone visitano i luoghi, completi di musei, torre campanaria, sculture monumentali e memoriali dedicati, abbastanza ironicamente, alle “vittime del fascismo” (nota 43).

Non c’è niente che ricordi ai visitatori le migliaia di tedeschi dimenticati che perirono miseramente durante gli anni del dopoguerra quando il campo era gestito dai sovietici.

La storia di Buchenwald, come la storia di  qualsiasi altro campo di concentramento tedesco in tempo di guerra, è un microcosmo nell’intero racconto dell’olocausto.

Il ritratto ampiamente accettato di Buchenwald, come quello di altri campi tedeschi, è in aspro contrasto con la verità poco conosciuta.

NOTE

  1. L’informazione di questa sezione proviene da due fonti: “Buchenwald” Enciclopedia Giudaica (New York e Gerusalemme, 1971), Vol. 4, pag. 1442, 1445; e rapporto del governo americano B-2833 del 18 Giugno 1945. Documento 2171-PS pubblicato nelle “red series”, Nazi Conspiracy and Aggression (NC&A) (Washington, DC: 1946-1948), Vol. 4, pag. 800-833.
  2. Rapporto dell’esercito americano del 25 Maggio 1945. Documento 2222-PS. Pubblicato nel   NC&A , Vol. 4, pag. 860-864 “ German-Born NASA Export “ , New York Times, 18 Ottobre 1984, pag. A1, A12: “Ex nazi Denies Role “, New York Times, 21 Ottobre 1984, pag. 8
  3. 2171-PS. NC&A, Vol. 4, pag. 800-833
  4. 2171-PS. NC&A, Vol. 4, pag. 832-833
  5. Testimonianza a Norimberga di Guenther Reinecke, 7 Agosto 1946. Pubblicata nel IMT “blue series “, processo ai maggiori criminali di guerra davanti al Tribunale Militare Internazionale (IMT) (Norimberga: 1947-1949), Vol. 20, pag. 438, 441,442; mandato di accusa delle SS contro Karl Koch, 11 Aprile 1944. Documento NO-2360.
  6. IMT, vol. 3, pag. 514-515; vol. 5, pag. 220-201; vol. 32, pag. 267-269
  7. “Clay Explains Cut in Ilse Koch Term“, New York Times, 24 Settembre 1948, pag. 3
  8. Intervista a Lucius D. Clay. Atti ufficiali della fondazione di ricerca Gorge C. Marshall. Trascrizione di un’intervista video-registrata mostrata alla conferenza “Occupazione americana in Europa dopo la seconda guerra mondiale“, 23-24 Aprile 1976 a Lexington, sponsorizzata dalla fondazione di ricerca Gorge C. Marshall, pag. 37-38 (sono grato a Robert Wolfe dell’Archivio Nazionale per aver portato l’intervista alla mia attenzione).
  9. Egon W. Fleck and Edward at Tenenbaum, Buchenwald. Un rapporto preliminare, esercito americano, 12° gruppo, 24 Aprile 1945. Archivio nazionale, Record Group 331, SHAEF, G-5, 17, 11, Racket 10, Box 151 (8929t163-8929/180). Sono grato a Timothy Mulligan della sezione militare dell’Archivio Nazionale per aver portato questo rapporto alla mia attenzione. Vedi anche: Donald B. Robinson “Atrocità comuniste a Buchenwald“, American Mercuri, Ottobre 1946, pag. 397-404 e Christopher Burney,  The Dungeon Democracy (New York 1946), pag. 21, 22-23, 28-29, 32, 33, 34, 44, 46, 49.
  10. Comitato Internazionale di Buchenwald (Berlino Est: congresso 1961)
  11. Ernst Federn, “ That German…”, Harper’s, Agosto 1948, pag. 106-107
  12. Christopher Burney, The Dungeon Democracy (New York 1946), pag. 109, 124, 128-130
  13. The Jewish Times (Baltimora). Menzionato nel “On the Holocaust“. The Gay Paper (Baltimore), Dicembre 1981, pag. 2
  14. John Mendelsohn; “Sources”, prologo (Washington, DC, Archivio Nazionale), Autunno 1983, pag. 180; Konnilyn G. Feig, I campi della morte di Hitler (New York 1981), pag. 96; testimonianza di K. Morgen, 7 Agosto 1946, IMT, Vol. 20, pag. 490; testimonianza dell’ex internato di Buchenwald Arnost Tauber a Norimberga “Processo alla I.G. Farben“, 12 Novembre 1947. Stampato in: Udo Walendy, Auschwitz nel processo IG Farben (1981), pag. 119; Roger Manvell e H. Fraenkel: Il crimine incomparabile (New York 1967), pag. 155; Il Campo di Buchenwald: il Rapporto di una delegazione parlamentare (Londra: HMSO, 1945) Pag. 4, 5
  15. “Rapporto ufficiale dell’esercito designa Buchenwald come centro di sterminio“, The Washington Star, 29 Aprile 1945, pag. A7
  16. Rapporto del Congresso degli Stati Uniti sui campi, Documento 159-L., IMT, Vol. 37, pag. 605-626 e Atto del Congresso (Senato), 15 Maggio 1945, pag. 457S-4582
  17. B. M. McKelway, “Buchenwald…”, The Washington Star, 29 Aprile 1945, pag. A1, A7
  18. B. M. McKelway, “Buchenwald….”, The Washington Star, 29 Aprile 1945, pag. A7; Affidavit di H. Wilhelm Hammann del 6 Marzo 1947, NO-2328 (Hammann fu detenuto dal 1938 all’Aprile 1945).
  19. E.W. Fleck and EA, Tenenbaum, Buchenwald: un rapporto preliminare, 24 Aprile 1945 (sopra citato), pag. 14, vedi anche la foto dei bambini ebrei detenuti a Buchenwald in: Robert Abzug, Inside the Vicious Heart (New York; Oxford 1985), pag. 148-149.
  20. S. Wiesenthal (lettera), Book and Bookmen (Londra), Aprile 1975, pag. 5
  21. Documento di Norimberga 274-F (RF-301). If, Vol. 37, pag. 148
  22. IMT, Vol. 19, pag. 434; NC&A, Suppl. Vol. A, pag. 61
  23. Georges Henocque, Les Autres de la Bate (Parigi: G. Duraissie, 1947), pag. 115 Facsimile ristampato e commento di Robert Faurisson, Memoria in Difesa (Parigi: 1980) Pag. 185-191
  24. Paul Rassinier, Sfatare il Mito del Genocidio (Torrance, CA,: The Noontide Press, 1978), pag.129-130
  25. Eugene Levai, Libro nero sul martirio dell’ebraismo ungherese (Zurigo: 1948), pag. 439
  26. Earl Raab, l’anatomia del nazismo (New York ADL, 1979). Il mito delle gasazioni di Buchenwald fu propagato ad arte: Francio Tomczuk, “Giorni di Ricordo“, rivista dell’American legion, Aprile 1985, pag. 23
  27. Die Zeit, 19 Agosto 1960, pag. 16
  28. Germane Tillion, Ravensbrueck (Garden City, New York: Anchor/Doubleday, 1975), pag. 231
  29. K. Feig, I campi della morte di Hitler, pag. 100
  30. Stefan Kanfer, “Autore, Maestro, Testimone“, Time-Magazine, 18 Marzo 1985, pag. 79
  31. “Buchenwald“, World Book Encyclopaedia (edizione 1980), Vol. 2, pag. 550
  32. “Buchenwald“ Encyclopaedia Giudaica, Vol. 4, pag. 1445
  33. R. Hilberg, “ Buchenwald”, Encyclopaedia Americana (edizione 1982), vol. 4, pag. 677
  34. E. Fleck e E. Tenenbaum, Buchenwald: un rapporto preliminare (sopra citato), pag. 18
  35. 2171-PS. NCLA, vol. 4, pag. 801
  36. Dichiarazione dell’addetto all’archiviazione di Arolsen Butterwerk, 16 Gennaio 1984. acsimile nel: Deutsche National-Zeitung (Monaco), Nr. 18, 27 Aprile 1984, pag. 10
  37. Campo di Buchenwald: Il rapporto di una delegazione parlamentare (Londra: HMSO, 1945), pag. 5; 2171-PS, NC1EA, Vol. 4, pag. 821
  38. Robert Abzug, Inside the vicious heart, pag. 49, 52
  39. Marguerite Higgins, la notizia è una cosa singolare (Doubleday, 1955), pag. 78-79
  40. Elie Wiesel, Legend of our Sune (New York Holt, Rinehart and Winston, 1968), pag. 140; Raul Hilberg, la distruzione dell’ebraismo europeo (New York, Holmes and Meier, 1985), pag. 987.
  41. “Fino al 1950: Buchenwald e Sachsenhausen“, America Woche (Chicago), 11 Maggio 1985, pag. 3, “Nel lager della morte dei sovietici“ D. National-Zeitung (Monaco), N° 47, 15 Novembre 1985, pag. 4; “I campi sovietici sono pieni, dice un giornale di Berlino“, New York Times, 10 Settembre 1949, pag. 6
  42. Lettera di E. Krombholz di Aschaffenburg, “Rapporto su quanto vissuto in un campo di Concentramento sovietico“ D. National-Zeitung (Monaco), N° 11, 9 Marzo 1984, pag. 10; vedi anche disegni sulle condizioni nella Buchenwald gestita dai sovietici fatti dall’ex internato Dr. Heinz Moller in: D. National-Zeitung (Monaco), N° 6, 3 Febbraio 1984, pag. 5
  43. “Campo di morte nazista…” (AP) Gazette-Telegraph (Colorado Springs, Co.), 1° Luglio 1984, pag. H12; “A Buchenwald….”, New York Times, 14 Aprile 1985, pag. 1, 29

Tratto dal JOURNAL OF HISTORICAL REVIEW, Inverno 1986 – 1987 (Vol. 7, N° 4), Pag. 405-417

SIAMO LA COPPIA PIU’ BRUTTA DEL MONDO… (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Settembre 2009)

10 ottobre 2009

Adriano Celentano e Claudia Mori cantavano, anni fa, “Siamo la coppia più bella del mondo”… Oggi, molto più modestamente e con meno successo, la politica italiana ci propone la coppia più brutta (e disgustosa) del mondo intero, ovvero l’ineffabile duo Antonio Di Pietro – Beppe Grillo.
Questi due ridicoli populisti da strapazzo, l’uno comico di professione, l’altro comico e basta, stanno trascinando la politica italiana, che già ne avrebbe abbastanza dei vari Berlusconi, Franceschini, Fini e compagnia brutta, in una sorta di cloaca fatta di insulti, slogan senza senso e toni che meglio si adatterebbero ad una rissa da osteria, piuttosto che ad un sano e serio dibattito politico; il comico fallito autoproclamatosi leader di chissà cosa continua imperterrito a distribuire patenti di moralità agli italiani e pesantissimi insulti ai politici, l’ex magistrato con l’armadio pieno di scheletri bacchetta tutto e tutti, attribuendo al mondo intero la patente di “mafiosi, Fascisti, razzisti” e chissà cos’altro… Ovviamente, senza trascurare di lanciarsi vicendevolmente attestati di stima e rispetto!
E tanto per rendere sempre attuale il detto “Al peggio non vi è mai fine”, questa indegna coppia di guitti d’avanspettacolo non solo trova consensi e sostenitori, ma li trova persino all’interno della tanto decantata “area”, ove evidentemente si continuano a confondere i grandi Statisti come Benito Mussolini con i piccoli pagliacci che lanciano urla e strali dai loro balconi virtuali… Forse i tanti “nazional-disperati” che annaspano per trovare qualcuno che li consideri badano più alle mascelle volitive ed ai soliloqui senza senso, piuttosto che ai contenuti…!
Eppure per verificare chi sono esattamente questi due insulsi personaggi in cerca di visibilità basterebbe veramente poco, ma purtroppo l’italiano medio oltre ad essere ignorante in Storia Contemporanea, lo è anche riguardo agli avvenimenti di cronaca molto recenti e non si sogna neppure di fare una rapida ricerca internet sul motore di ricerca Google per verificare l’esatta caratura di questi moralisti da strapazzo.
Spero di aiutare qualcuno con questo mio breve scritto, messo insieme recuperando proprio da Google le biografie più taciute dei due, leggendo le quali si comprende perché questo duo comico farebbe meglio a tacere quando si parla di moralità, di certificato penale e di specchiata onestà; nel passato già parlai in un mio articolo di Beppe Grillo (http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=371), allorquando in una certa “area” di imbecilli si diffuse la voce che Grillo fosse una sorta di “Camerata” dormiente, per il sol fatto di avere scelto l’8 settembre come data per il suo patetico “Vaffa Day”… Spero qualcuno mi voglia riconoscere una certa lungimiranza, leggendo l’articolo del 2007!
A quanto già scrissi sul comico genovese è a malapena il caso di aggiungere un breve rendiconto su alcuni fatti che aiuteranno i più a comprendere l’ipocrisia del soggetto. Il tutto è tratto da un’inchiesta de “Il Giornale”.
Il 7 dicembre 1981, da Limone Piemonte, decide di partirsene con alcuni amici alla volta di Col di Tenda; quel viaggio, d’inverno, è una follia. È una strada d’alta quota non asfaltata, e un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica, lo sconsigliavano vivamente: a esser precisi, la strada è tecnicamente chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer, un costoso ed enorme fuoristrada rivestito esternamente di legno e peraltro inquinantissimo. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, 45 e 33 anni, col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico che si chiama Alberto Mambretti. Un quinto amico, Carlo Stanisci, si avvede del pericolo e decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Finisce malissimo: all’altezza di Bec Rouge, alpi francesi, l’auto sbanda su un ruscello ghiacciato e scivola verso una scarpata; Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto. Aspettando il processo, non si ferma e qui c’è un altro episodio raggelante, raccontato dall’Unità: Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (nel fiorentino) per un cachet di 35 milioni. La sera dello spettacolo però diluvia e di milioni se ne incassano 15. I compagni di provincia cercano di ricontrattare il compenso: niente da fare, neppure una lira di sconto. Della segreteria comunista, tutta giovanile, l’unico che ha una busta paga si chiama Franco Innocenti, un 26enne: deve stipulare un mutuo ventennale nonostante abbia la madre invalida al cento per cento. Nell’84 c’è il processo per l’omicidio colposo; il 21 marzo, dopo una lunga camera di consiglio, Grillo venne assolto dal tribunale di Cuneo con formula dubitativa, la vecchia insufficienza di prove: questo dopo aver pagato 600 milioni alla piccola Cristina di 9 anni, unica superstite della famiglia Giberti. Ma l’entusiasmo fu di breve durata: l’accusa propose Appello e venne fuori la verità, ossia le prove: il pericolo era stato prospettato, oltretutto, da una segnaletica che nessun giornalista frattanto era andato a verificare. La strada era chiusa al traffico. La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a 16 mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente. Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che di recente è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo. Nel 1986, poco in linea con certe sue intransigenze future, fu protagonista di alcuni spot per gli yogurt Yomo e andò a vivere a Sant’Ilario, la Hollywood di Genova: una bellissima villa rosa salmone, affacciata sul Monte di Portofino… Non fece scavare una piscina, ma due: cosa che piacque poco ai vicini e soprattutto al dirimpettaio Adriano Sansa, già poco entusiasta del terrazzo di 100 metri quadri che Grillo fece interamente ricoprire inciampando in un clamoroso abuso edilizio cui pose rimedio con uno di quei condoni contro cui è solito scagliarsi. Infine, c’è la telenovela dei pannelli fotovoltaici. L’ex amministratore delegato dell’ENEL, Chicco Testa, si è espresso più volte: «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino». In effetti si fece mettere 20 KW complessivi contro i 3 KW medi delle case italiane (consuma come 7 famiglie). L’ENEL, dopo varie lagnanze di Grillo, nel 2001 decise di permettere l’allacciamento alla rete degli impianti fotovoltaici (come il suo) e addirittura di rivendere l’elettricità in eccesso all’ENEL stessa: quello che lui voleva. Il suo contratto di fornitura, con apposito contatore, fu il primo d’Italia. E da lì parte la leggenda dell’indipendenza energetica di Grillo: in realtà il suo impianto di Grillo è composto da 25 metri quadrati di pannelli e produce al massimo 2 KW, buoni per alimentare il frullatore e poco altro.

Niente male, vero, per un fustigatore del capitalismo, del lusso, dei condoni edilizi, degli sprechi energetici, nonché  sostenitore di una sorta di “morte civile” per chiunque abbia avuto il benché minimo problema giuridico?

Grillo

Ma c’è di peggio… Godiamoci il curriculum vitae dell’ex “Savonarola” del pool di Mani Pulite, quello cioè per cui tanto tifo fecero i fessi del fu MSIDN: 1) Cento milioni di lire senza interessi dall’imprenditore inquisito Gorrini, poi restituiti avvolti in carta di giornale poco prima di dimettersi, nel 1994; 2) Cento milioni di lire senza interessi dall’imprenditore inquisito D’Adamo, denaro restituito nel 1995 in una scatola da scarpe messa agli atti di un procedimento penale; 3) Periodiche buste di contanti sempre da D’Adamo;  4) Centinaia di milioni, ottenuti dagli imprenditori Gorrini, D’Adamo e Franco Maggiorelli, per i debiti contratti dall’amico Eleuterio Rea al gioco d’azzardo; 5) Una Mercedes CE da 65 milioni di lire ottenuta da Gorrini e rivenduta all’amico avvocato Giuseppe Lucibello; i soldi sono stati restituiti con assegni circolari emessi nel maggio 1994 ma incassati nel novembre successivo, prima delle dimissioni; 6) Una Lancia Dedra per la moglie di Di Pietro da parte di D’Adamo;  7) L’utilizzo di una garçonnière a Milano, dietro piazza Duomo, di proprietà di D’Adamo, fino all’inizio del 1994;  8) L’utilizzo di una suite da 5-6 milioni al mese pagata da D’Adamo, a partire dal 1989, per almeno un anno e mezzo, al Residence Mayfair di Roma, nei pressi di via Veneto; 9) L’acquisto di un appartamento a Curno con soldi forniti da Gorrini; 10) La disponibilità di un appartamento a canone gratuito, fornito da D’Adamo, per il collaboratore Rocco Stragapede;  11) Un vasto e imprecisato numero di pratiche legali dalla MAA di Gorrini per la moglie, che svolge la professione di avvocato; le consulenze legali da D’Adamo per la moglie; l’impiego per il figlio, due volte, alla MAA di Gorrini;
12) Vari e costosi omaggi da D’Adamo: vestiario di lusso nelle boutique Incati, Fimar e Hitman di Milano, un telefono cellulare per sé, un telefono cellulare per l’amico Rocco Stragapede, almeno quindici biglietti aerei Milano – Roma, un mobile – libreria per la casa di Curno;  13) Vari e costosi omaggi da Gorrini: ombrelli, agende, penne di lusso, viaggi in jet privato per partite di caccia in Spagna, Polonia e nella riserva astigiana di Giovanni Conti, alcuni stock di calzettoni al ginocchio.
Insomma Antonio Di Pietro è uno che deve la sua fortuna politica alla sinistra – dalla candidatura nel Mugello nel 1997 nel collegio senatoriale del Mugello fino all’alleanza del 2009 – un sostegno così duraturo nel tempo da far credere che qualcuno sappia che fine abbia fatto il miliardo di lire ricevuto dal PCI-PDS da Raul Gardini per l’affare Enimont. Un fatto rimasto senza responsabile, come è scritto nella sentenza di quel processo: «Gardini si è recato di persona nella sede del PCI portando con sé un miliardo di lire. Il destinatario non era quindi semplicemente una persona, ma quella forza di opposizione che aveva la possibilità di risolvere il grosso problema che assillava Enimont (un decreto di sgravio fiscale). Il fatto così accertato è stato dunque esattamente qualificato come illecito finanziamento di un partito politico».
Gli immancabili imbecilli che riterranno l’elenco di cui sopra frutto delle solite malelingue, potranno trovare molte conferme spulciando i giornali dell’epoca: tutto quello che viene elencato in questo scritto è stato confermato dalla Magistratura, benché, bontà loro, nessuno abbia voluto considerare questi fatti come reati, ma al massimo come “comportamenti censurabili”. Il Corriere della sera così scrisse: “Antonio Di Pietro lasciò la toga perché voleva entrare in politica. Dietro quel gesto non ci furono complotti, anche se i fatti raccontati da Giancarlo Gorrini erano veri: “Alcuni rivestivano caratteri di dubbia correttezza, se visti secondo la prospettiva della condotta che si richiede a un magistrato, altri erano decisamente idonei ad un’iniziativa sul piano disciplinare”. Queste in sostanza le motivazioni con cui la seconda sezione del tribunale di Brescia ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di concussione. “E’ indubbio – scrivono i giudici – che i fatti raccontati da Gorrini si erano realmente verificati (la prestazione di attivita’ lavorativa di Cristiano Di Pietro in favore della MAA, l’assegnazione di alcune cause a Susanna Mazzoleni da parte della MAA, l’erogazione di un prestito da parte di Gorrini, la cessione a Di Pietro, sempre da parte di Gorrini, di un’autovettura recuperata dalla MAA e trasformata da Di Pietro stesso in prestito, l’intervento di Di Pietro per ottenere che D’Adamo e Gorrini erogassero prestiti a Rea onde favorire l’estinzione di debiti consistenti)”. Secondo il tribunale, Tonino – che della deposizione di Gorrini aveva appreso in tempo reale da un giornalista – aveva di che preoccuparsi. “Era in gioco il suo prestigio come magistrato, come magistrato onesto, come persona dai comportamenti cristallini, e proprio questo prestigio era minacciato a causa di leggerezze commesse e per le quali egli era pronto a fare ammenda. Era in gioco, in definitiva, un ruolo e un’immagine”. E’ vero che il PM di mani Pulite aveva accumulato stanchezza fisica e psicologica, ma la molla decisiva che lo spinse a lasciare la toga fu l’intenzione “di intraprendere l’attività politica ovvero di ottenere incarichi pubblici di maggior rilievo”. E quando a Silvio Berlusconi disse di non essere stato d’accordo sull’invio dell’avviso di garanzia, mentì perché era “alla ricerca iniziale di probabili alleanze” politiche.
Capito, cari Camerati, perché il “moralizzatore” Di Pietro odia Berlusconi? Perché non si è calato le braghe di fronte a lui, ovviamente, dato che il “signore” era alla ricerca di alleanze politiche!

italiadeilavori

Tutto qui? Ma nemmeno per sogno! Si aggiunse a ciò quanto disse il faccendiere Pacini Battaglia,coinvolto anch’egli nell’inchiesta  per una serie di tangenti; in un primo momento non fu arrestato in cambio di una proficua collaborazione. Il banchiere difeso sempre da Lucibello fu poi arrestato su ordine della magistratura di La Spezia e nel frattempo uscirono delle intercettazioni interlocutorie. Riferendosi a Di Pietro e Lucibello disse: “Se li arrestano, per me è solo un piacere… Perché a me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato”
Di Pietro andò su tutte le furie ed allora Pacini Battaglia disse che lo “sbancato” era “sbiancato”, “stangato”,”stancato”. Poi ammise di aver detto sbancato riferendosi però alla severità processuale del PM. Quando nel 96 si candidò con Prodi, Di Pietro divenne ministro dei lavori pubblici. Si dimise quando comparvero le già citate intercettazioni di Pacini Battaglia. Venendo a tempi più recenti, è il caso di parlare di un tal Guglielmo Ascione: chi è?  E’ l’ex magistrato che nel 1995 archiviò un esposto di Sergio Cusani, il quale aveva denunciato che alcune carte fornite dal faccendiere Pacini Battaglia, sulle quali Di Pietro aveva imbastito tutto il processo Enimont, erano state falsificate; Ascione archiviò, ma Cusani aveva ragione: nel 1996 infatti una perizia appurerà l’artefazione di quelle carte, ma l’esposto di Cusani ormai era stato archiviato. Ascione fu anche l’uomo che archiviò le accuse del pentito Salvatore Maimone che a Firenze, nel 1993, aveva sostenuto che un autoparco milanese gestito dalla mafia aveva le coperture di magistrati tra i quali un certo Antonio Di Pietro. Fu anche l’uomo che informava indirettamente Di Pietro, nel tardo 1994, dell’ispezione ministeriale che stavano predisponendo contro di lui; come appurato da una sentenza del 1997, lo schema era questo: l’ispettore Domenico De Biase informava Ascione che informava il giornalista Maurizio Losa che informava Di Pietro. Dulcis in fundo, l’ex magistrato Guglielmo Ascione è anche l’uomo che ha percepito quattro milioni di euro per ottenere la proroga di una concessione autostradale da parte del Ministero retto da un certo Antonio Di Pietro, che stranamente lo aveva scelto come consulente esterno… Evidentemente i buoni amici non si scordano mai…!
Mancherebbe la degna conclusione del curriculum di questo individuo dalla moralità molto estensibile, ovvero le vicende che hanno visto implicato il degno figlio di cotanto padre, Cristiano di Pietro… Ma preferisco lasciare l’ultima parola ad uno che se ne intende più di me quando si parla di favori e raccomandazioni, cioè Clemente Mastella, il quale dichiarò al Corriere della sera quanto segue: «Se avessi fatto io quel che ha fatto il figlio di Di Pietro? Non oso pensare cosa sarebbe successo. Invece per molto meno mia moglie Sandra è stata arrestata, e io ho dovuto lasciare il ministero della Giustizia, il partito, la carriera politica. Le nostre “non raccomandazioni”, per altro presuntive, molto presuntive, non sono mai andate a buon fine. Dalle mie parti si direbbe: cornuto e mazziato. Invece quelle di Di Pietro junior erano raccomandazioni reali, vere, e realizzate. E’ difficile, per il provveditore alle opere pubbliche, dire no al figlio del proprio ministro. Ha letto le intercettazioni? “Siccome è amico tuo, gli diamo il 10% invece del 7…”. Eppure il padre è ancora al suo posto, e il figlio pure».
Povera Italia e povera area, se avete bisogno di simili “eroi”! Se questi devono essere i politici “nuovi” che vogliono sostituirsi a Berlusconi, speriamo che il Cavaliere duri cent’anni!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

IL CURIOSO CASO DELL’AREA NAZIONALPOPOLARE (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Agosto 2009)

8 ottobre 2009

Dico la verità: ogni qualvolta mi tocca parlare della cosiddetta “area”, mi viene l’orticaria… Ma capita che non se ne possa fare a meno, tali e tante sono le seccature e le provocazioni che giungono dalla pletora di saltimbanchi, voltagabbana, ignoranti e falliti della politica che svolazzano intorno al pensiero politico Fascista come avvoltoi intenti a contendersi un cadavere.
Peccato per loro che l’ideale Fascista non sia affatto un cadavere e che, se mai, sono proprio certi “leader” e certi militanti d’area ad assumere l’aspetto classico degli “zombie”, così come ce li ha fatti conoscere il cinema di Romero. A cosa alludo? Alla mania di taluni personaggi di imporre la loro presenza virtuale ed i loro strampalati comunicati anche a chi avrebbe molto di meglio da fare, oltre che cancellare decine e decine di mail insulse inviate da “lorsignori”…
Infatti, buona parte dei ducetti da strapazzo che spuntano ogni giorno come funghi, ha quale unica attività politica quella di inviare comunicati, messaggi, newsletter, articoli ed esortazioni varie all’unità dell’area, incuranti del ridicolo che traspare dal loro passato (anche recente) e dalla loro pretesa di unificare un’area fondando ogni giorno una nuova sigla… Io forse non sarò intelligente come credono di essere certi “signori”, ma di certo so che quando si disperdono le forze in mille rivoli non si persegue l’unità, bensì la frammentazione!
Per unificarsi esistono solo due alternative: o i vari contendenti si mettono d’accordo per fondersi in un unico soggetto, oppure continuano a fare politica separatamente finché uno di loro non riuscirà ad avere più successo, assorbendo gli altri. Invece, esiste una vasta schiera di imbecilli convinta di unificare creando, mediamente una volta la settimana, l’ennesima vuota sigla d’area che, nei deliri onirici dei fondatori, rappresenterà il “contenitore” entro il quale tutti accorreranno per creare l’unità… Ovviamente, sotto la direzione dell’unificatore di turno. Ma chi sono questi unificatori? Solitamente delle mezze figure che per anni hanno servito docilmente i voleri dei vari Almirante, Fini, Rauti, Romagnoli, Tilgher, Fiore, Alessandra Floriani, approvando tutte le loro porcherie e le giravolte degne dei più infami voltagabbana, salvo poi rivoltarsi contro il “capetto” quando questi rivolgeva le suddette porcherie a danno degli “unificatori”.

fiammelle

Non a caso vediamo oggi alcuni personaggi, privi di ogni amor proprio, sostenere le stesse cose che noi sosteniamo da sempre, ma senza riconoscerci alcun diritto di primogenitura, né alcun complimento per avere avuto il coraggio, ad esempio, di avversare la politica di un Almirante o di un Rauti quando ancora essi svolgevano il ruolo di zerbini di costoro!
I vari nazionalpopolari o nazional chissà che cosa sono stati tutti zerbini di questo o quel leader d’area, e spesso ci hanno deliziato con i loro insulti quando osavamo criticarli… Salvo poi, dopo avere rotto con loro, scavalcarci in insulti e critiche all’ex ducetto! Ovviamente, l’unica cosa a cui non hanno mai pensato questi cialtroni è l’aderire al MFL, che fin dal 1991 si propose a tutti come casa comune ed unica per tutti i Fascisti d’Italia… Meglio servire i badogliani di AN o qualche piccolo Badoglio alla ricerca di visibilità dopo avere fondato una piccola AN, piuttosto che rischiare sulla propria pelle per fare una politica nettamente e chiaramente Fascista, senza se e senza ma! Meglio inventarsi nomignoli astrusi e privi di ogni significato, quali nazionalpopolari, nazionalsociali, fronti, forze, ordini e nuove destre, piuttosto che compromettersi di fronte all’opinione pubblica dichiarandosi Fascisti e Nazionalsocialisti! Ed infine, molto meglio essere segretari nazionali o presidenti di sé stessi, piuttosto che lavorare con umiltà a fianco di chi certe battaglie le porta avanti senza voltare gabbana fin dal 1991.
Ma questi sono discorsi vecchi… Molto spesso ho scritto a proposito di questi cialtroni e non mi illudo certamente di cambiare la realtà con questi miei ulteriori pensieri; tuttavia, di tanto in tanto sento il bisogno di esternare quello che penso a proposito di questi mascalzoni che hanno rovinato un’area politica che avrebbe potuto fare molto di più, se non fosse stata frammentata e persino atomizzata dall’azione di questa immondizia… Ex terroristi, ex golpisti, ladri ed usurai, delinquenti comuni, teppisti attivi nelle curve degli stadi, razzisti all’amatriciana, disadattati e gente che di Fascismo e Nazionalsocialismo non ne ha mai saputo nulla, sono planati all’interno del nostro mondo, rovinandolo e contribuendo a fornire fiato alle trombe dell’antifascismo, il quale non ha alcuna difficoltà a demonizzare la nostra area semplicemente descrivendo i comportamenti ed i ragionamenti di certa feccia!
Avessero almeno il buon gusto di fare la loro politica senza rompere le scatole agli altri, si potrebbe anche soprassedere dal sottolinearne certi comportamenti, ma dato che la loro azione si esaurisce unicamente nel tentare di strappare militanti ad altre realtà, come la nostra, infinitamente più degne e serie, di tanto in tanto ci vuole uno scritto come quello odierno; basta guardarsi in giro: nessuno è in grado di fare politica fra la gente, cercando forze fresche per il suo partitino… Tutti si limitano ad inviare insulsi proclami sempre alle stesse persone, alcuni contattano i dirigenti di altri movimenti cercando di convincerli a cambiare sigla, altri nascondono la loro mancanza di attributi dietro ad improbabili centri ed associazioni culturali, fino ad arrivare (addirittura!) ai sedicenti Fascisti in privato che in pubblico si presentano come ecologisti! Sul fondo della cloaca nella quale vivono questi figuri, troviamo infine quanti, rosi dall’invidia, cercano di nascondere il loro squallore umano e politico camuffandosi da MFL, aprendo siti a nome nostro e consumando pagine e pagine internet parlando male del sottoscritto e del MFL tutto, come se questo potesse cambiare qualcosa nella loro triste condizione di falliti, sia come uomini, sia come politici. Così, non passa settimana senza ricevere qualche centinaio di mail mai richieste che magnificano questa o quella sigla sconosciuta, o senza sentirsi contattare da qualcuno che ti chiede come mai esistono siti e forum dove qualche fallito passa il suo inutile tempo spandendo liquami diffamatori e falsità varie sul nostro contro, fino a giungere al più pagliaccio di tutti, ovvero colui che va declamando in pompa magna di essere l’assoluto proprietario del logo MFL e di essere in grado di reclamarlo quando vuole…! Avete presente il film nel quale Totò si proclamava proprietario della Fontana di Trevi e cercava di venderla al turista americano un po’ fesso? Ecco, pensando a quella scena avrete di fronte l’esatta caratura del mitomane fallito e dei coglioni che credono a certe buffonate!
Qualcuno penserà che sono incazzato, ed in effetti lo sono; con tutto quello che ci sarebbe da fare in politica da parte di chi, a torto o a ragione, ritiene di essere un Fascista, ci vediamo costretti a perdere tempo e risorse dietro infami miserabili a volte imbeccati da qualche questura per creare scompiglio, ma spesso mossi soltanto dalla loro ignoranza e dalla voglia di coprire il fallimento di una vita inventandosi salvatori della patria!
E così ogni giorno abbiamo a che fare con omuncoli come quelli del mitico sindacato COSNIL di Cosenza, ovvero lacchè della FT che continuano imperterriti ad inviare i loro comunicati sgrammaticati e privi di ogni senso, nonostante la decina di diffide e le centinaia di insulti inviati loro come risposta, o con Fascisti all’amatriciana come quelli del circolo “Excalibur” di Varese, i quali in privato si dicono concordi al 100% con il sottoscritto, ma in pubblico si qualificano “ecologisti” e si sentono obbligati, ogni qualvolta osano dire una parola a favore del Fascismo, ad accompagnarla con un sacco di litanie filogiudaiche che culminano, invariabilmente, con la richiesta di perdono per “l’infamia” delle Leggi razziali!
Per non parlare della comicità involontaria espressa da certi imbecilli pronti a fondare una sigla al giorno; anni fa fui contattato da un bizzarro personaggio, il quale mi inviò il materiale inerente la sua nuova creatura, ovvero il Movimento Nazionalsociale!
Costui, dopo avere lasciato indignato il Movimento Nazionalpopolare e dopo averlo descritto come un gruppuscolo di 40 persone (senza capire che così facendo ridicolizzava anche se stesso ed i suoi fidi, ovvero la scissione di un gruppo di 40 persone in tutto!) senza futuro, si era creato il suo movimento disegnandosi a mano un ridicolo logo ove l’Italia era tutta storta e colorata con le matite colorate che usavano i bambini alle scuole elementari qualche decennio fa; orbene, per quale motivo mi contattò questo genio? Per dirmi che aveva bisogno di un “ragazzo” in gamba a cui affidare la gestione del Nord Italia! Ovvero, il primo imbecille che fonda un partito a casa sua con matite colorate e comunicati scritti a mano, causa l’evidente incapacità di gestire un semplice personal computer, invece di pensare ad aderire ad una realtà consolidata da 15 anni, chiede al suo Segretario Nazionale di mollare tutto per fare il Responsabile del Nord Italia… Delle matite colorate!
Naturalmente, dopo le pernacchie ricevute in risposta e dopo una dozzina di comunicati strampalati scritti a mano ed inviati via fax a casaccio, il mitico segretario del Nazionalsociali comunicò con enfasi di avere firmato un patto di intesa… Con il movimento Nazionalpopolare… Ovvero, i 40 sfigati scissi erano tornati insieme, sebbene in rappresentanza di due sigle diverse! Ecco come si realizza l’unità dell’area! Un partito per ogni persona che poi si fonde con gli altri in un “grande” cartello!
Molto più di recente, grazie alla visibilità acquisita presentando la lista per le elezioni provinciali di Torino (lista poi ricusata dai mafiosi in toga della Corte d’Appello, come ben sa chi ci segue), sono stato contattato dagli sconosciuti di Nuova Destra Sociale, i quali ci giudicavano l’unico movimento dell’area serio e con una dignità, reclamando alleanze… Ho chiesto a lorsignori, dato che hanno tutta questa considerazione per il MFL, come mai non avessero scelto di aderire direttamente, invece di creare la miliardesima sigla… Le risposte, più degne di Zelig o di Colorado che non di una seria realtà politica, sono state una serie di vaneggiamenti intorno al problema dell’unità dell’area (che qualcuno, ancora una volta, persegue creando sigle nuove), uniti ad una lunga serie di “movimenti” in contatto con NDS che avrebbero voluto realizzare una confederazione con il MFL… Peccato che tutte queste sigle elencate, oltre ad essere sconosciute ai più, non rappresentassero null’altro che il “segretario” e pochi amici… Ma il meglio doveva ancora venire, perché quelli di NDS, per dimostrare di essere una realtà prossima alla presa di potere, dichiaravano di avere 5000 tesserati in due anni di attività! Eppure il leader piemontese di NDS che mi raccontava queste belle cose altri non era che un ragazzino di 18 anni appena compiuti! Strano per un partito che conta più di 5000 tesserati, vero?
Informandomi nei giorni successivi sulla reale portata di questa NDS, scoprivo che il loro sito internet è scaduto… Ovvero, nessuno dei 5000 tesserati di NDS si è preso la briga di pagare la ventina di euro necessari per mantenere un sito attivo! Scoprivo anche un blog fermo da sei mesi, con tre messaggi scritti in tutto, l’ultimo dei quali, con tono strappalacrime, diceva: “Ma che fine ha fatto NDS?” Ed infine addirittura un forum, anch’esso abbandonato, ove figuravano alcuni messaggi di un paio di dirigenti laziali cui nessuno diede mai risposta!
Ecco la reale consistenza di quest’area di cialtroni: due o tre persone sparse in tutta Italia che millantano migliaia di tesserati e che perseguono quale unico fine quello di frammentare ancora di più un’area politica già di per sé allo sbando!
Qualcuno, anche fra i miei dirigenti, mi rimprovera per l’onestà con la quale ho sempre ammesso che i tesserati del MFL, ridotti ad una trentina dalla gestione precedente, si attestino sempre, dal 2001 ad oggi, fra i 65 ed i 120, a seconda degli anni… Ma è meglio vivere di sogni e millanterie, venendo poi smentiti dai fatti e dalla reale presenza sul territorio, oppure dire la cruda verità e magari stupire il mondo perché, nonostante la scarsità di mezzi e persone, il MFL è da dieci anni ininterrottamente presente a varie competizioni elettorali amministrative, alcune culminate con l’elezione di consiglieri comunali?
Ricordo che già nel 2005, durante una nostra riunione romana, fummo avvicinati da un losco figuro che, sfruttando la sala pagata dal MFL, venne ad illustrarci la sua nuova creatura, ovvero il partito “Sogno Italiano”… Costui, che viaggiava con la segretaria al seguito, inscenando un’altra di quelle scene tipiche del film “Totò truffa”, ci disse che in due settimane aveva già raccolto 4000 iscritti, ma venne interrotto dalla “spalla”, cioè dalla segretaria che fungeva da Nino Taranto della situazione, la quale aprendo una cartellina esclamò: “E no, ormai abbiamo superato quota 5000”! Ovviamente questi pagliacci quasi ci intimarono di aderire al loro “sogno”, dandoci però poco tempo per farlo, perché loro erano “abituati a vincere” (!) e non avevano tempo da perdere…
Stranamente, dopo la risata con la quale accolsi le loro cretinate, non sentii mai più parlare di loro, né dei 5000 iscritti pronti a prendere il potere!
Evidentemente la favola dei 5000 iscritti sta alla nostra area come la favola dei 6 milioni sta ai giudei! O magari si tratta di migliaia di iscritti affetti da SLA o in stato di coma vegetativo, impossibilitati ad uscire di casa per mettere in atto qualsiasi attività!
A conclusione di questo viaggio semiserio fra i giullari della cosiddetta “area nazionalpopolare”, vorrei soffermarmi sulla realtà insieme più inutile, ridicola ed arrogante che sia mai apparsa all’orizzonte, ovvero il cosiddetto movimento nazionalpopolare, del quale ho già accennato qualcosa poc’anzi… Costoro, residuati bellici dell’epoca missina, riciclatisi come rautiani di ferro nel MSFT, da alcuni anni hanno messo in piedi un simulacro i movimento che, nei loro deliri onirici, dovrebbe rappresentare l’ennesimo contenitore entro il quale realizzare l’unità dell’area. Quale area? Chiedetelo a loro… Io devo ancora capire cosa diavolo dovrebbe significare il concetto di nazionalpopolare!
Si potrebbe tranquillamente ignorarli, se non fosse per il loro vizio di inondare il mondo intero con comunicati insulsi che smentiscono le loro stesse prese di posizione di mese in mese… Li abbiamo sentiti dapprima tuonare contro tutto e tutti, poi convertirsi a fans dell’immondo cartello “Alternativa Sociale”, indi riciclarsi come alleati di FT ed infine tornare a tuonare contro tutto e tutti… In occasione delle ultime elezioni, dopo avere criticato con parole di fuoco i vari FT, FN e La Destra, alleatisi alla spicciolata qua e là con il PDL di Berlusconi e Fini, si sono rimangiati per l’ennesima volta buoni propositi e critiche, annunciando con le lacrime agli occhi il loro patto  d’intesa con Forza Nuova!
Non potendone più di leggere simili nefandezze e di avere la mail intasata dalle pontificazioni di questi vigliacchi senza ideali e senza dignità, ho intimato loro di cancellare il mio indirizzo dalla loro mailing list… Il tipo di risposte ricevute è così divertente ed illuminante circa la caratura di questi mentecatti che non posso fare a meno di rendervi partecipi… Almeno se in futuro qualche nazionalpopolare contatterà qualcuno del MFL, tutti saprete cosa rispondere loro…
Orbene, dopo avere inviato all’indirizzo dei nazionalpopolari piemontesi ed a quello della segreteria nazionale le seguenti garbate parole: “Vogliate cortesemente eliminare il mio indirizzo dalla vostra mailing list, ai sensi delle vigenti normative sulla privacy. Grazie.”, ricevevo due risposte. La prima dal sig. Rebecchi, leader del MNP in Piemonte: “Nessun problema a cancellarti. Forse non hai capito bene con chi hai a che fare.
Adriano Rebecchi”.
Che dite, questa risposta non vi ricorda quei films pecorecci all’italiana degli anni 60, dove si vedeva immancabilmente qualche ricco e potente beccato con le mani nel sacco a fare qualcosa di illecito che tuonava: “Lei non sa chi sono io”?
Io, che so sempre molto bene con chi ho a che fare, chiudevo la questione con le seguenti parole: “O forse non l’avete capito voi, arroganti banderuole sempre pronte a bacchettare tutti, salvo poi firmare roboanti patti di alleanza?
Ad ogni modo, grazie per la cancellazione che spero sia definitiva”.
Ma il meglio doveva ancora venire… Poteva mancare l’illuminata risposta nientepopodimeno che dalla Segreteria Nazionale del MNP?
Godetevela: “Non sappiamo proprio come sei riuscito ad intrufolarti nella nostra lista. Ti avevamo comunque già cancellato. Né tu, né il tuo ectoplasma siete per noi, come per tutte le persone dotate di un minimo di intelligenza,di nessun interesse.
Rivolgiti a chi vuoi”.
Veramente meglio delle comiche… Innanzi tutto è interessante rilevare come un senza coglioni si riconosca subito… Mentre almeno il buon Rebecchi ha il coraggio di firmare il suo “Lei non sa chi sono io”, il mentecatto della segreteria nazionale se ne guarda bene… Qualcosa mi dice che sia addirittura il Segretario in persona, anche perché ho difficoltà a credere che presso la segreteria nazionale del MNP ci sia più di una persona… Ma la parte migliore è l’arroganza e la supponenza con la quale si trattano il sottoscritto ed il MFL, specie se pensiamo che tutto ciò viene da un gruppuscolo di nullità valutabili come la decima parte di quello che rappresenta il MFL come effettivi e presenza politica! Nullità che hanno pure l’ardire di negare di avere inviato per anni al mio indirizzo i loro deliri, i loro giornali e le loro prese di posizione da banderuole!
Non poteva mancare, quindi, la mia risposta conclusiva a questa diatriba, che ovviamente non ha visto più alcuna replica da parte del senza coglioni che non ha neppure il coraggio di firmarsi: “Che fai ti scrivi da solo miserabile? Dato che parli di ectoplasmi, credo che il cosiddetto MNP sia l’unico a meritare questa definizione.  Ed impara a firmarti quando insulti, coniglio nazionalpopolare. Il mio indirizzo lo trovi sul sito, caso mai volessi avere soddisfazioni personali”.
Ed il coniglio nazionalpopolare scomparve nel dimenticatoio, come tutto il suo movimento di arroganti sfigati!
Noi, ci teniamo stretto il nostro ruolo di ectoplasmi che nel corso degli anni hanno ottenuto i risultati che tutti possono leggere a questo indirizzo: http://www.fascismoeliberta.info/phpf/viewpage.php?page_id=15
E tutto questo senza nascondersi come conigli dietro a nomignoli come nazionalpopolari, ma avendo chiaramente un nome ed un simbolo Fascisti!
Loro, i vigliacchi d’area, in tutti questi anni hanno saputo solo inviare mail e tentare di aggregarsi a qualche altro carro che li ha sempre scaricati in corsa… Chissà mai da cosa deriva tutta questa arroganza e tutta questa smania di mostrarsi grandi ed importanti!
Spiace dirlo, ma chi ha ancora la voglia di dichiararsi Fascista e Nazionalsocialista non potrà mai ottenere alcun risultato politico di rilievo se prima non si provvede a ripulire la cosiddetta “area” da tutta la merda che la incrosta!
BadoglianiQuanti spesso mi chiedono perché il MFL non vuole avere nulla a che fare con i “camerati” delle altre sigle, non hanno che da conservare questo articolo e rileggerlo di tanto in tanto… Magari mettendolo insieme ad altri (vedere a fianco) che parlano dei nuovi compari del MNP!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

ALLUVIONE A MESSINA

3 ottobre 2009

alluvione

Il MFL Messina è in prima linea, compatibilmente con i suoi poveri mezzi, nel tentativo di portare aiuto agli alluvionati sia recandosi fisicamente a dare una mano ove possibile, si raccogliendo fondi.

Potrete seguire le ultime notizie della federazione messinese a proposito sul blog:

http://mfl-messina.myblog.it/

Copio ed evidenzio dallo stesso indirizzo:

RACCOLTA FONDI PER GLI ALLUVIONATI

Il MFL Messina si e da subito mobilitato per una raccolta di beni di prima necessità per gli alluvionati della zona Sud. Il centro di raccolta avrà luogo in Via ss 114 Km 9 Mili Marina, 98131 Messina. Contatti: 340.2722150

Inoltre e possibile fare una donazione al numero di carta postepay: 4023 6004 5356 4827 intestata a Salvatore Piconese
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Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it