Archivio di agosto 2008

I GROSSOLANI METODI DI PROPAGANDA DEI COMUNISTOIDI (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Giugno 1999)

domenica, 31 agosto 2008

Il camerata Bongiovanni ci ha fatto pervenire il volantino che riproduciamo fedelmente, distribuito ad Alba, cittadina della provincia di Cuneo con ben 30.000 abitanti, in prossimità del 27 giugno 99, data del ballottaggio che si è tenuto per decidere quale sarebbe stata la nuova amministrazione comunale.

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Vedendo tale “capolavoro” non abbiamo potuto fare a meno di pensare ai comunisti trinariciuti di guareschiana memoria; già lo stile del volantino in questione non può che definirsi vomitevole, tanto più se pensiamo che è espressione ufficiale di una sezione di un partito di Governo, con tanto di Ministri e sottosegretari. Neppure il nostro MFL scende a simili livelli propagandistici, nonostante la cura del materiale utilizzato gravi esclusivamente sulle tasche dei militanti. Soffermandoci poi sul livello culturale palesato dai comunisti di Alba, ci viene il sospetto che persino il termine “trinariciuti” sia troppo benevolo; si parla di “vincita”, e non di vittoria, probabilmente perché questo degno parto della mente comunista è stato concepito fra un bicchiere di barbera e ed una giocata al lotto in qualche osteria di quart’ordine. Inoltre si blatera per un voto “a” consigliere per un esponente di AN, cosa che sconforta anche noi veri Fascisti, ma che è perfettamente in linea con le regole del voto democratico che ai rossi piacciono soltanto quando i premiati sono loro.
Passando poi ad un esame contenutistico del volantino, e quindi del cervello dei comunisti medi, non possiamo che notare l’allucinante e disarmante mancanza di contenuti e programmi che muove questi poveri relitti del leninismo; non una parola per eventuali programmi dei candidati, non un solo motivo in positivo per votare il candidato De Maria, non una contestazione realistica al programma del candidato Rossetto; soltanto l’odio criminale che questi banditi eterni provano nei confronti dei “fascisti” muove le poche cellule dei loro rossi cervelletti!
Un odio ed una paura dei “fascisti” tali da costringere i nostri trinariciuti cuneesi ad inventarsi i fascisti, data la loro totale assenza (momentanea) dal panorama politico locale; il presunto Neofascista (notate la mano tremolante ed incerta soltanto per aver dovuto scrivere questa parola!) di AN, infatti non è altro che uno dei tanti ex DC ormai accasatisi in quella sorta di bordello che è divenuto AN grazie a Fini, ai suoi eterni lacché ed ai neofiti Segni e Masi. Neppure la soddisfazione per i poveri trinariciuti di avere di fronte uno dei tanti abiuratori missini rimasti in AN a caccia di poltrone; neanche il gusto di polemizzare con qualcuno che, in un tempo ormai remoto e dimenticato, si dichiarava fascista ed oggi per farsi perdonare agita le bandiere sioniste ed americane: soltanto un povero democristiano di mezza tacca!
Inutile dirlo, dato il valore degli avversari, ma il 27 Giugno ad Alba ha trionfato la squadra del Polo, portando con se il consigliere di AN oggetto della questione.
I trinariciuti capitanati da ex assassini partigiani ancora assetati di sangue, hanno tentato ancora di ventilare e minacciare una loro manifestazione di protesta (contro cosa? Forse contro libere elezioni o contro la sovranità popolare, la quale andrebbe conculcata in caso di vittoria delle destre?) presso il Comune di Alba, ma come loro costume spariscono (spararono a tradimento e poi sparirono) si sono defilati alla chetichella, limitandosi a lanciare strali antifascisti dai giornali locali, naturalmente asserviti a questi scarafaggi della Storia e della politica.
Speriamo vivamente che costoro siano ancora in vita, allorquando un vero Fascista del MFL entrerà di diritto in uno dei tanti comuni ancora infestati da queste presenze squallide, si da poterci godere la temporanea morte di buona parte di costoro per vari travasi di bile, ictus, trombosi e soprattutto fifa nera.

Carlo Gariglio

LE PRIORITA’ DEI RIFONDATORI COMUNISTI (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Maggio 1999)

venerdì, 29 agosto 2008

Riportiamo dal quotidiano “La Stampa” due ritagli di argomenti apparentemente slegati fra loro, ma che invece, a ben guardare, riflettono entrambi lo scandaloso modo di pensare ed agire di quella vasta ed infame categoria che è fiera di farsi chiamare antifascista.

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Come infatti nota la signora ottantenne disperata, impossibilitata a pagarsi un legale, i neo brigatisti rifondaroli comunisti pagano a piene mani gli avvocati alla banditaglia anarco-comunista squatter, nonché, come forse l’autrice della lettera non sa, a vari criminali extracomunitari zingari trapiantatisi nel torinese, i quali sono riusciti finora non farsi espellere grazie ai buoni uffici dei legali rifondaroli; naturalmente tutto questo buonismo comunista si applica sempre e solo a quelle categorie che possono tornare utili elettoralmente, poiché mai si è sentito di un gratuito patrocinio offerto dai comunisti ai tanti poveracci italiani che non possono tutelare i propri interessi a causa di redditi troppo bassi.

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Dal secondo trafiletto riportato apprendiamo, invece, che si è tenuto a Roma con il contributo della Giunta regionale per il Lazio, un processo postumo ad Ignazio Silone, il quale sarebbe stato assolto dall’orrendo “crimine” di aver collaborato con i fascisti! Ora, a parte il fatto che simili iniziative instillano nelle nostre menti dei forti dubbi circa la sanità mentale di chi vi prende parte e di chi le riporta sui giornali, ci piacerebbe sapere da questi “signori” che obbligatoriamente vogliono a tutti i costi governarci (ovviamente per il nostro bene, e non certo per il loro), come mai nessun ente, organizzazione, partito, trova sufficienti finanziamenti per organizzare cose di pubblica utilità, mentre per qualsiasi cialtronata che viene organizzata sotto l’egida dell’antifascismo o del comunismo i trovano cifre iperboliche con una facilità disarmante. Ogni comune d’Italia elargisce annualmente milioni ai falsificatori criminali dell’Istituto Storico della Resistenza, ogni amministrazione comunale non lesina quattrini per la costruzione o il restauro degli immancabili monumenti, cippi, targhe o lapidi commemoranti inesistenti battaglie partigiane, falsi martiri e soprusi mai subiti dai nazifascisti, così come è diventato una sorta di sport nazionale il commuoversi ed il tassarsi per aiutare le povere vittime di qualche genocidio inventato dai mezzi di comunicazione; naturalmente, ben altra musica si sente quando ci si trova davanti a veri genocidi, a crimini di guerra di parte comunista o americana o quando si tratterebbe di dare un aiuto ad italianissimi poveracci che soffrono realmente a causa di disastri naturali e/o disgrazie varie. E così, mentre fiumi di miliardi vengono dirottati verso i “poveri” albanesi vittime del genocidio (ma nonostante questo tutti vivi, vegeti ed in buona salute), mancano i fondi per i terremotati di Umbria e Marche, ancora costretti a vivere in condizioni peggiori dei vari zingari d’Italia e senza nessun rifondarolo dal cuore tenero pronto ad assisterli; mentre si costruiscono in ogni Comune del Nord Italia monumenti commemoranti fatti mai avvenuti, non si riesce neppure a recuperare i cadaveri delle decine di migliaia di infoibati dai comunisti nella Venezia Giulia; mentre a migliaia di poveri pensionati è di fatto vietato di far valere i propri diritti nelle aule di Tribunale, criminali comunisti di ogni risma possono delinquere liberamente in tutta Italia, avendo garantiti non solo i soliti appoggi della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, ma anche principi del foro gratuiti nell’improbabile caso di una loro incriminazione. Questo è il “meraviglioso” mondo che hanno saputo costruire gli antifascisti di tutte le risme in più di mezzo secolo di potere assoluto, mentre al contrario i fascisti e gli pseudo fascisti hanno nel frattempo consentito tutto questo, restandosene nascosti in casa per vigliaccheria, litigando fra loro, costituendo movimenti farsa impresentabili al solo scopo di scipparsi a vicenda i pochi elettori e, naturalmente, tirando fuori la testa dalla sabbia soltanto in occasione delle decine e decine di inutili commemorazioni, dove il vino che scorre a fiumi colorisce così tanto i racconti d’armi da far pensare che la guerra l’abbiano vinta i fascisti!
Siamo alle soglie dell’anno duemila; cambierà qualcosa o dovremo continuare a “goderci” spettacoli tristi offerti dal canagliume antifascista o dalla viltà degli pseudo fascisti?

Carlo Gariglio

FASCISMO E LIBERTA’ ALLE ELEZIONI (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Maggio 1999)

martedì, 26 agosto 2008

Boicottaggi, imboscati e traditori non hanno fermato l’avanzata MFL 

Mentre i pupi siciliani continuano a recitare nel loro tentativo squallido, mentre il puparo che li ispira e protegge nel tentativo di disfare completamente il MFL rimane ancora oscuro, mentre il clan degli arteriosclerotici tenta di riemergere dall’oblio convocando riunioni (andate deserte) e guadagnandosi nuove ordinanze contrarie e nuove querele, il vero ed unico legittimo MFL continua nella sua incessante attività politica, riuscendo pur nella limitatezza dei mezzi e nella costante necessità di combattere gli abusi dei delinquenti che ancora tentano di appropriarsi di cariche ed incarichi, ad ottenere discreti risultati in campo elettorale e propagandistico.
Saremo infatti presenti, con nome e simbolo, sulle schede elettorali di due comuni dell’astigiano,ovvero Dusino San Michele e San Paolo Solbrito, ove sono stati concentrati gli sforzi del sottoscritto e dei suoi collaboratori per attaccare e scardinare il sistema antifascista.
Per la prima volta, dal 1991 ad oggi, qualcuno è riuscito a presentare delle liste MFL a delle elezioni nel Nord Italia, cosa mai riuscita, e probabilmente neppure tentata, da quella pletora di incapaci, presuntuosi e patetici vecchiumi che per più di sei anni hanno affossato il MFL, riuscendo soltanto ad estorcere cariche al povero Giorgio Pisanò che solo la nostra decisa e democratica azione ha finalmente fatto cadere; questa è la migliore dimostrazione sia della criminale inettitudine dei “dirigenti” del passato, sia della bontà di intenti e della decisione di quelli attuali. Come era previsto, il regime ha tentato di reagire tramite la Commissione Elettorale di Asti, la quale ha istantaneamente ricusato le liste MFL adducendo tutte le motivazioni tipiche dell’antifascismo: disposizioni transitorie della Costituzione, Legge Scelba ed altre amenità sono state rovesciate addosso al sottoscritto, ma senza ottenere effetto alcuno, poiché dopo neppure 4 ore dalla ricusazione, un immenso ricorso veniva inviato alla Commissione in questione, la quale, dopo aver esaminato tutte le documentazioni legali, ivi comprese le ordinanze del Tribunale di Milano che ci legittimano quali unici elementi autorizzati ad agire in nome e per conto del MFL (con buona pace dei pupi siciliani e degli arteriosclerotici lombardi), al termine di una seduta straordinaria durata circa 6 ore, ha dovuto alzare bandiera bianca e riammettere le nostre liste alle elezioni.
Non ci aspettiamo certamente vittorie elettorali e cariche relative, ma la grande soddisfazione di rivedere finalmente il nostro Fascio sulle schede e sui manifesti elettorali di due comuni dell’astigiano, ovvero una provincia recentemente decorata con medaglietta resistenziale, è grande e legittima.

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Questa presenza, per quanto piccola, ci ha donato un precedente dal quale difficilmente altre autorità in futuro potranno prescindere e ci consente altresì di godere di quelle tariffe elettorali agevolate grazie alle quali le liste in lizza possono spedire la loro documentazione pagando la miseria di lire 70 per ogni busta; inoltre, grazie alla secolare stupidità e arroganza comunista, tutta la Provincia di Asti ha potuto sapere della presenza e della conseguente legittimità del MFL, dal momento che un rifondarolo cretino ed un comunista unitario dello stesso livello hanno riempito pagine di giornali locali dei loro strali e della loro indignazione contro la presenza elettorale delle liste fasciste. Addirittura una campagna antiMFL è stata organizzata in Asti durante una riunione tenutasi all’ANPI alla presenza di tutti i partiti di centrosinistra, all’interno della quale i rottami dell’antifascismo militante hanno tentato ogni forma di illecita pressione nei confronti delle autorità, del Prefetto e del Presidente della Commissione Elettorale; tale vile aggressione, che ha avuto come effetto pratico una estrema figuraccia di tutte le forze “sinistre” dell’astigiano, ci ha consentito, oltre alla già accennata pubblicità gratuita, anche una bella denuncia nei confronti di tutte le componenti politiche della sinistra, nonché della redazione astigiana de “La Stampa”, sempre pronta a dare spazio agli strali comunistoidi ed a cestinare le legittime repliche.
Sul prossimo numero di Costruire forniremo ai camerati i risultati numerici di questa partecipazione elettorale (pur ribadendo la necessità di non farci illusioni), pubblicando anche dei contributi grafici a questa nuova ed esaltante avventura. L’unico rammarico a questo clima di soddisfazione è quello contro la malasorte ed i sabotaggi che ci hanno impedito di trasformare questo successo in un trionfo; infatti un improvviso ricovero ospedaliero del nostro Segretario Nazionale per una piccola operazione ha impedito di ottenere risultati analoghi nel milanese e nel bresciano, mentre altre due liste già pronte per la presentazione in provincia di Ancona sono saltate a causa del vero e proprio sabotaggio di un giovane iscritto, il quale ha ritirato la candidatura alla vigilia della presentazione, nascondendosi dietro gli immancabili genitori preoccupatissimi di avere un figlio fascista, non permettendo così al nostro valido coordinatore marchigiano Francesco Romano Giamba di finire brillantemente ciò che con estrema capacità aveva iniziato. Inoltre, obiettivo delle nostre manovre nell’astigiano era la presentazione non di due liste, ma di quattro, obiettivo fallito non grazie gli antifascisti, ma grazie alla vigliaccheria di certi pseudo fascisti tesserati, che hanno preferito defilarsi fra mille timori piuttosto che candidarsi e collaborare all’impegno elettorale del MFL; dunque, grazie alla mancanza di soli cinque candidati non si sono potute presentare le altre due liste in programma, una delle quali, fra l’altro, era destinata ad un Comune ove figura una sola lista di candidati, il che ci avrebbe garantito quanto meno l’elezione di ben 4 consiglieri comunali!
Comunque, nonostante i pupi ed il puparo di regime che li ispira nel (vano) tentativo di distruggere il MFL, arteriosclerotici che tentano la ribalta anche loro per disfare il MFL e farne un’”associazione culturale” e vigliacchi ancora presenti fra le nostre fila, il Movimento avanza, lentamente ma costantemente; anche nelle zone nelle quali la presenza elettorale non è stata possibile, gli spazi ottenuti per la propaganda elettorale indiretta ci consentiranno di essere presenti con una certa capillarità. Nel milanese e nel bresciano, nella zona di Trieste ed in quella di Roma, nonché nelle province di Torino, Asti, Cuneo ed Ancona, affissioni ripetute ci stanno consentendo una visibilità mai raggiunta se non ai primordi del MFL (grazie a Giorgio Pisanò ed alla sua notorietà), mentre alcuni convegni voluti e sostenuti dal nostro Segretario Nazionale ci stanno garantendo altra notorietà e soprattutto contatti mai avuti prima con forze politiche contigue alla nostra e con intellettuali d’area sempre snobbati dalla patetica dirigenza passata.
La strada ormai è tracciata e non potrà che apparire sempre più in discesa, soprattutto quando anche la Magistratura Penale farà il suo corso e non dovremo più sprecare enormi risorse di tempo e denaro per tenere a bada pupi del regime ed i loro (pochissimi) estimatori; su questa strada dovremo ancora sacrificare certi pseudo coordinatori, i quali non hanno ancor capito che le cariche del nuovo MFL si meritino sul campo e non portando la borsa di Giorgio Pisanò o estorcendogli le chiavi della sede in punto di morte o ancora leccandogli la suola delle scarpe per rendersi più graditi, così come dovremo sacrificare alcuni iscritti, anche loro convinti che basti pagare una tessera per essere dei buoni fascisti, mentre rischi, spese, seccature e sacrifici debbono toccare sempre agli altri.
Una volta finito il repulisti ed una volta compreso che un movimento politico deve iniziare i suoi passi dal basso, dalla presenza nei piccoli comuni e nelle piccole elezioni, senza velleitari ed umilianti tentativi di partecipazione a competizioni troppo grandi per lui, ed una volta compreso che in una struttura seria è necessario uniformarsi alle direttive di chi è chiamato a dettare le linee della linea politica operativa, le soddisfazioni non potranno che aumentare, per noi stessi e per tutti quelli che hanno a cuore la causa fascista e che hanno compreso che essa ha bisogno di impegni ben maggiori dei chiassosi ed inutili rituali che troppo spesso si consumano, fini a se stessi, da Predappio alla Piccola Caprera.

Dott. Carlo Gariglio
Vice Segr. Nazionale MFL

PER CHI HA LA MEMORIA CORTA… (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Aprile 1999)

martedì, 26 agosto 2008

Da più parti negli ultimi tempi sentiamo e leggiamo prese di posizione sconcertanti da parte di “fascisti” o presunti tali i quali, probabilmente per farsi belli di fronte alla Storia e, più modestamente, di fronte al tentacolare potere giudaico-massonico, passano il tempo ad auto-lodarsi, a riempirsi la bocca di revisionismo, a rammentare i fasti del passato Ventennio e soprattutto, i più anziani, a rammentare eroiche e titaniche battaglie alle quali avrebbero partecipato. Purtroppo, questi eroi ai quali mi sto riferendo concludono un po’ troppo spesso le loro vanaglorie con dei puerili e miserabili distinguo, cercando di scindere le proprie responsabilità (?) da quelle dei “biechi” nazisti, con i quali nessuno vuol avere nulla a che fare.
Queste prese di posizione da parte di chi la guerra l’ha combattuta (o dice di averlo fatto), hanno come risultato immediato l’apprendimento di questi distinguo da parte dei più giovani, i quali, senza avere tutti i torti, sono portati a pensare che chi certe cose le ha viste, dovrebbe avere una capacità di giudizio maggiore di chi la dottrina la impara da costoro.
Ora, tanto per rinfrescare la memoria a certi imbecilli che dimostrano di non aver compreso neppure ciò che hanno vissuto, nonché ai loro sciagurati discepoli, sarebbe il caso di ricordare una volta per tutte le migliaia di ragazzi europei che, sotto le insegne delle Waffen SS, sacrificarono la loro vita per difendere un’idea, una civiltà e delle tradizioni che certi vigliacchi dediti ai distinguo più che ai combattimenti non sono degni di rappresentare.
L’Europa intera vide l’affermazione di movimenti fascisteggianti, i quali, ispirandosi direttamente al Fascismo Mussoliniano già noto fin dagli anni 20, adattarono alla propria specificità nazionale e culturale un’ideologia che, di base, era sempre la stessa; certamente vi furono delle differenze anche sostanziali. Il Rexismo belga di Degrelle ebbe un’impronta più marcatamente cristiana, al pari del movimento romeno di Codreanu, mentre il Nazismo accentuò l’anti-ebraismo a causa della situazione interna della Germania post 1918; tuttavia, i volontari che diedero la vita nella lotta al bolscevismo ed al capitalismo americano, difendendo ad oltranza il suolo europeo dai nuovi barbari, non si fermarono a disquisire sul nazismo, sugli ebrei, sui crimini presunti che qualcuno avrebbe inventato dopo il 1945, trovando legioni di cretini (anche fra i “fascisti”) pronti a crederci.
Per tutti questi vigliacchi che screditano il nome del Fascismo, e che probabilmente hanno salvato la pelle proprio a causa di questi distinguo e di queste dissociazioni, per gli idioti che si affannano a revisionare la storia del Fascismo, prendendo per buona quella degli altri movimenti, per i senza attributi che cedettero le armi a quattro pezzenti partigiani male armati, mentre all’est una intera generazione di combattenti si sacrificava anche per loro, battendosi da partigiani neri fino quasi gli anni 50 contro il comunismo, e soprattutto per gli incauti discepoli di costoro, più bravi a dividere che ad unire, riproduciamo la lettera postuma che il volontario spagnolo della “Division Azul” J. L. Somez Tello dedicò al poeta francese Robert Brasillach, fucilato dopo un processo farsa voluto da De Gaulle; difficilmente costoro ai quali la dedico capiranno lo spirito di chi sacrificò la propria vita per difendere un’idea UNICA, resa immortale dal cameratismo dei combattenti di tutta Europa. Speriamo almeno serva loro per VERGOGNARSI DI ESISTERE!

Carlo Gariglio – Vice Segr. Naz. MFL

No camerata Brasillach, poeta sincero, amico di Spagna, fucilato il 6 febbraio 1945, non è solo a te che han posto le catene dei carcerati nella prigione mostruosa di Fresnes, ove tu sentisti, cocente, l’ultimo brivido, pensando alla gioventù d’ogni popolo europeo. Quelle catene le portiamo tutti, alle caviglie, dal 1945. Ognuno di noi, come te, è un grande ed illustre prigioniero. La differenza è data solo dal particolare che tu fosti fisicamente messo al muro e fucilato. Noi, una gioventù come mai ne è esistita altra, una gioventù d’Europa che è caduta con Rommel in Africa, con Dietle a Narvik, con Degrelle a Derenkowez, con il principe Borghese nelle fila della X MAS, in disperata difesa della Venezia Giulia una giovinezza sacrificatasi nei cento giorni dell’accerchiamento di Francoforte, nei tre mesi dell’assedio di Konigsberg, caduta difendendo Stalingrado e Roma, combattendo per Budapest e Vienna, travolta nella lotta eroica al metrò di Berlino e fra le macerie di Colonia, una gioventù che non è quella di Adenauer, immolatasi a Parigi contro i senegalesi lanciati a liberare la Francia e a miticizzare la Germania bionda e pura di Wagner, una generazione caduta fucilata con Borsani, l’ex combattente cieco, una gioventù per la quale i venticinque anni sono stati, come nei tuoi poemi: “La zuppa scarsa, i muri freddi, la marcia orgogliosa”, noi abbiamo diritto di invidiare la tua morte. Tu sei morto quando tutto era bello, puro, fresco, come la primavera dei soldati. La primavera dei soldati d’Europa, alzata come una nube rossa sui carri armati e sui cannoni, come una stella sulle baionette. Tu sei morto come Andrea Chénier, a trentasei anni, e come lui hai contato fino all’agonia gli assassinati, i dolori, i martiri. Ciò è più bello che veder rispuntare tra le rovine del nostro sogno i serpi del tradimento. Ti fucilarono perché eri giovane, entusiasta, impetuoso, sincero e violento come il mondo che desideriamo costruire. Noi, in un mondo vecchio e codardo siamo fucilati ogni giorno. E non possiamo neanche avere la soddisfazione che tu hai avuto, di mostrare il petto e dire al plotone di esecuzione: “Sparate qui”.
“Sento il dolore del mio paese con le sue città in fiamme – le sofferenze infertegli dai suoi nemici e dai suoi alleati – sento l’agonia del mio paese lacerato nel suo corpo e nella sua anima, chiuso sotto le trappole di ferro della sofferenza.” Questi sono i versi del “Mio Paese”. Noi anche sentiamo il dolore di questo Paese comune per il quale fummo soldati desiosi del più bello degli ideali, dell’Europa. E ci addolora quello che viene fatto all’Europa dai suoi nemici e dai suoi alleati. Sai tu, Robert Brasillach, fucilato per aver creduto nell’Europa dei soldati, nell’Europa di Carlo Magno e di Roma, che domani forse dovremo morire per l’Europa dei mercanti e dei giudei?
“Oh gioventù, al fondo di questa nebbia troverai, prima che sia troppo tardi, la forza di scongiurare la catastrofe? Solo in te crede e confida il mio cuore preso dalla morte.” Non è questo testamento di Brasillach la consegna delle sorti del mondo alla gioventù? Noi crediamo in questo atto di fede. Tu hai visto altri cadere, prima del tuo cammino di morte. Che stupenda, che pura è quella morte dei fucilati, dei torturati, degli assassinati? Tu hai visto morire sotto le raffiche i fanciulli tedeschi di 12 anni combattenti contro i senegalesi in difesa della Patria, tu hai visto a S. Maria Novella a Firenze i giovani squadristi di 15 anni morire con il braccio alto ed il grido di Mussolini sulle labbra.
Tu hai intuito per loro. “Su qualsiasi muro – nel fondo di qualunque quartiere basso delle nostre città – nel fango, ovunque – i fucili della guardia mobile uccidono senza pietà – i nostri fratelli della guerra civile”.
“Sono simili, marciano con lo stesso passo. Le spalle segnate dalla responsabilità severa di essere uomini. E fraternamente mi parlano a voce bassa”.
Ci chiamano a voce bassa. Non li odi, giovane del nostro tempo? Ora possono gridare i massoni di Strasburgo e gli altri massoni che non si sa dove siano. Ora possono gridare quelli che dicono che vanno difendere l’Europa e commerciano con la Russia: i capitalisti della democrazia, gli Joanovic di queste manifestazioni immortali dell’animo europeo. Noi udiamo gli uomini che Brasillach chiamò ad assistere al suo processo. Processo? L’avvocato lo difese semplicemente citando i suoi versi che dicevano: “Se domani la vita sarà concessa – questi uomini che si piegano contro il muro – non sembreranno figure del passato?” Il 19 gennaio Robert Brasillach è condannato a morte.
Il 1° febbraio la sua morte è decisa. “Io ho trascorso questa notte sul Monte degli Olivi. Ero indegno, o Signore, di cercare Voi? Io non lo so, ma la catena era stretta attorno alla mia caviglia ed io sudavo, come voi, il mio sudore.” Il 5 febbraio gli portano la notizia che sarà fucilato il giorno seguente. La domanda di grazia firmata da Claudel, Cocteau, Colette, da trenta Accademici, dagli studenti di Parigi, è stata respinta. Il giorno 6 egli è di fronte al sole ed alla morte.
All’alba Robert Brasillach viene prelevato da Fresnes, tra una fitta schiera di gendarmi armati di mitra. Guarda la fotografia di sua madre e dice: “Desidero morire con essa sopra il cuore”. I corridoi di Fresnes sono ampi, oscuri e tetri. La voce di Brasillach grida: “Arrivederci Beraud, arrivederci Comballe” Il patibolo si alza a Montrouge. Brasillach sorride quando vede i dodici fucili puntarglisi addosso. Lo legano al palo. Egli ha la testa alta e sorridente. Per l’ultima volta grida “Viva la Francia”. Cade stroncato da dodici proiettili. “Tu cercavi nella notte negra una luce per illuminarti…” E’ bello morire così. E’ bello pensare che a questa Europa, che non è quella di Strasburgo, né quella dei difensori dell’ultima ora, noi possiamo offrire le stille del sangue di Brasillach, che il suo difensore ha raccolto su di un foglio di carta. Sono cinque gocce di sangue: quella di José Antonio, le due di quelli che non si possono nominare, quella di Codreanu e quella di Robert Brasillach. Cinque stupende gocce di sangue, le nostre cinque rose.

J. L. Gomez Tello 

E IL CRIMINE CONTINUA… (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Marzo 1999)

domenica, 24 agosto 2008

Tocca ora alla Serbia; mentre questo articolo viene steso, missili e bombe dei neo colonizzatori yankee stanno piovendo sulle maggiori città serbe, in quella che con molta faccia tosta viene definita “operazione umanitaria”. La scusa questa volta è la protezione dei “poveri” albanesi del Kosovo, regione facente parte da sempre della confederazione jugoslava ma che improvvisamente si scopre oppressa e desiderosa di autonomia.
Procedendo di questo passo un gruppuscolo etnico di qualsiasi nazione si sentirà in dovere di auto-proclamare la propria indipendenza, magari chiedendo l’unione con la propria patria di origine; dunque potrebbe toccare anche a regioni italiane, come la Puglia, ove vivono forti contingenti di albanesi che, prima o poi, scopriranno di volersi ricongiungere all’Albania, oppure potrebbe essere la volta buona per quei molti comuni italiani ove, grazie alla criminale politica delle sinistre, ormai gli abitanti extracomunitari sono in maggioranza rispetto agli autoctoni. E ancora, perché non pretendere la congiunzione di New York all’Italia, stante il numero elevatissimo di italiani ivi presenti?
Prendendo per buona ciascuna di queste rivendicazioni, si potrebbero legittimare le pretese più assurde ed anacronistiche. Al contrario, i casi nei quali la restituzione di un territorio ad un’altra Nazione avrebbe tutte le giustificazioni storiche non vengono neppure presi in considerazione. Qualche esempio? La Palestina, occupata e conculcata dai terroristi sionisti, nessuno pensa seriamente a farla tornare ai legittimi proprietari, i quali, al contrario, non possono neppure costituirvi uno Stato indipendente in parte del loro territorio, così come la restituzione all’Italia dei territori rapinati ad Est dai criminali infoibatori titini non è neppure pensabile per l’infame classe dirigente al governo oggi. E ancora, qualcuno al mondo ha sostenuto l’Iraq di Saddam nella sua sacrosanta pretesa di riavere il territorio del cosiddetto Kuwait, Stato inesistente creato ad arte dai colonialisti britannici per continuare ancora a rapinare il petrolio della regione?
Nessuno ha l’ardire di bombardare i pirati britannici per la loro presenza ingiustificata nell’Irlanda del Nord o nelle isole argentine Malvinas, ma si pretende oggi di radere al suolo uno Stato sovrano che rifiuta di farsi smembrare da assurde pretese autonomistiche; arriveremo di questo passo a giustificare Bossi ed i suoi mattacchioni etilisti della Lega? Se domani il Senatur proclamasse l’indipendenza della Padania, potremmo come italiani andare a prenderlo a calci nel deretano, oppure verremo rasi al suolo dai criminali USA?
Oggi come mai la politica estera mondiale sta dimostrando un grado di sporcizia e di ipocrisia inaccettabili; mentre da un lato si tollera ogni sopruso ed ogni sterminio perpetrato dalle cosiddette potenze nucleari, dall’altro si interviene uccidendo cumuli di innocenti in casa altrui, con la scusa di ristabilire la pace e la democrazia. Intanto il Tibet continua ad essere oppresso dai comunisti cinesi, gli israeliani continuano indisturbati a massacrare palestinesi, siriani e libanesi, i britannici conservano le più anacronistiche delle colonie, i russi, benché democraticizzati dal crollo dell’URSS, in un caso analogo a quello della Serbia attuale hanno avuto il benestare del mondo intero per massacrare indistintamente gli abitanti della Cecenia; senza contare poi il caso più emblematico, ovvero quello dei Curdi, santificati se stanziati in Iraq (e quindi nemici di Saddam), ma criminalizzati o ignorati se residenti in Turchia!
Quello che purtroppo ci tocca ammettere, è che il mondo aveva bisogno della potenza degli ex sovietici, unici nel passato a sostenere i sogni di dominio mondiale dei criminali USA; la presenza di due super potenze faceva si che entrambe si auto regolassero, per evitare un escalation nucleare che non avrebbe visto vincitori, mentre la quasi istantanea scomparsa di una delle due ha ingigantito gli appetiti di quella rimasta, oramai lanciata verso quel governo unico mondiale che vedrà israeliti come teste pensanti, e statunitensi come esecutori materiali. Questo scenario orwelliano pare ormai inevitabile, stante l’assoluta inconsistenza di quelle nazioni che potrebbero e dovrebbero porre dei freni all’imperialismo galoppante degli USA; buona parte delle nazioni del mondo fanno a gara per mantenere stretti rapporti di amicizia con lo zio Sam, sacrificando per questo motivo la propria sovranità nazionale, la propria politica estera e quella interna, nonché i propri concittadini, inviati a fare da carne da macello per gli sporchi interessi guerrafondai degli statunitensi i quali, come la Storia ci insegna, preferiscono combattere guerre tecnologiche senza rischi per poi lasciare le truppe dei cosiddetti alleati rischiare la pelle sul campo.
Prima fra tutte le nazioni lacché vi è sempre l’Italia, sempre pronta ad andare a massacrare iracheni o serbi, pur di non dispiacere ai padroni yankee, ed altrettanto pronta a sopportare in silenzio che il proprio territorio venga violentato da assassini come quelli del Cermis, i quali considerano le nostre città come una sorta di palestra entro la quale affinare le proprie tecniche criminali.
Nessuna voce libera si leva per contrastare il dominio USA in Italia, se non quelle dei nipotini di Stalin, orfani dell’URSS (e dei relativi rubli) ed assolutamente inadatti ad esprimere alcunché di sensato e soprattutto di coerente; infatti, se i criminali bombardamenti sull’Iraq piacevano anche al comunistume italico, perché fatti su un regime a loro dire fascisteggiante, assai meno piacciono i bombardamenti odierni sul “compagno” Milosevic, cosa che dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che da sinistra non si potrà mai ottenere un giudizio che vada al di là della primordiale distinzione fra comunista e non comunista. Il marcio sinistrume nostrano pretenderebbe di tagliare a pezzi la Turchia, per difendere i terroristi rossi del PKK, ma parla di Stato sovrano e di questioni interne a proposito della Serbia, con lo stesso principio per il quale si indigna per le violazioni dei diritti umani, per gli esperimenti nucleari e per la pena di morte se questo accade negli USA o in qualche pese non comunista, mentre non considera con la stessa ottica analoghi avvenimenti provenienti da Cuba, Cina ed altri paesi comunisti.
L’unica voce, seppure flebile, che garantisce uniformità di giudizio e di critica è la nostra, ovvero la voce FASCISTA; per noi qualsiasi paese sovrano ha il diritto di regolare al suo interno le proprie questioni, fosse anche mediante una guerra, così come chiunque si arroghi il diritto di sparare ed uccidere innocenti, tanto più senza indossare neppure una divisa, non è altro che un terrorista criminale. Si chiami esso Bentivegna, Pertini, Ocalan o altro!
E ancora, qualunque potenza straniera pretenda di decidere qual è il leder più adatto per un Paese, o qual è la fazione da foraggiare ed armare per consentire la presa di potere, non è altro che una nazione pirata che tenta di mascherare disegni imperialistici dietro risibili motivazioni umanitarie e democratiche.
Queste sono semplici regole che, se un giorno verranno assorbite dalla gente comune, oggi troppo impegnata a pensare con la testa dei vari Berlusconi, D’Alema, Fini e Cossutta, faranno automaticamente cambiare molte delle situazioni criminali e prive di logica che agitano l’intero universo.

Carlo Gariglio

L’ANNO DEL SOMARO (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Febbraio 1999)

domenica, 24 agosto 2008

Finalmente! Dopo tanti alberi, cespugli e coltivatori diretti, ora la politica si apre agli animali: Prodi, Di Pietro e Rutelli, dopo chissà quali travagli interiori, hanno dato vita al loro partitino personale, scegliendone come simbolo un bel somaro!
Che sia un omaggio al “buon” Tonino ed alla sua tanto ostentata “cultura”? O magari sarà stato scelto in onore della cocciutaggine di Romano Prodi, unico poveretto a non essersi accorto di essere stato utilizzato come utile idiota dalla sinistra, la quale ha pensato bene, finché lo ha ritenuto utile, di nascondere tutto l’armamentario di falci, martelli, pugni chiusi e picchiatori dei centri sociali dietro l’enorme e rassicurante faccione mortadelloso di Prodi, mettendolo poi da parte quando i tempi del “golpe bianco” erano maturi, tanto da far approdare con un colpo di mano un ex comunista al ruolo di Presidente del Consiglio, e vari comunisti per nulla pentiti al ruolo di ministri; il povero Romano, non avendo né la stoffa né l’intelligenza del leader politico, non ha compreso nulla di tutto ciò, ed anzi si è fermato convinto di essere un grande della politica, addirittura a livello planetario, dato che vaneggiava, in uno dei suoi tanti deliri, qualcosa circa una “terza via”, ed addirittura di un Ulivo mondiale! E tanto se ne è convinto da ritenere che il mondo non possa fare a meno del suo genio; così partorisce l’idea di rientrare in politica addirittura in polemica feroce con i suoi ex collaboratori (interessati), raccattando qua e la chiunque possa garantirgli voti, nonché una brillantezza mentale non superiore alla sua, per evidenti ragioni di leadership. Nasce così la lista dei somari, capitanata dal suddetto e dall’altro “mito” della politica italiana, ovvero il già citato “Tonino nazionale”, e comprendente una pletora di sindaci, tutti eletti grazie alle più sporche manovre di partito, tutti usciti dal grigiore dell’anonimato grazie ai partiti che li hanno creati, sostenuti e fatti eleggere, ma tutti convinti circa la necessità di lottare contro i partiti, come se la loro indegna armata Brancaleone non fosse essa stessa un partito!
Esempio unico della pochezza di questi sindaci è il loro rappresentante più conosciuto, ovvero il sindaco di Roma Francesco Rutelli; costui, in pochi anni, è riuscito ad assicurarsi prima il sostegno dei Radicali, indi dei “Verdi” ufficiali, per poi costruirsi una sua lista privata di verdi alternativi, dato che quella ufficiale non gli concedeva abbastanza lustro; il suo capolavoro resta però la candidatura a Sindaco di Roma da parte di tutta la sinistra unita sotto il simbolo dei progressisti, ovvero “la gioiosa macchina da guerra” creata da Occhetto e ridotta alla rottamazione dal successo di Berlusconi. Rutelli però riuscì ad ottenere la poltrona prima dell’avvento berlusconiano, e la ottenne soltanto grazie ad una propaganda nazionale delle più vergognose, ove TV, giornali, radio e qualsiasi mezzo di informazione considerava una sorta di crimine contro l’umanità la sola possibilità di votare Fini alle elezioni romane; proprio Berlusconi venne crocifisso pubblicamente dall’opinione pubblica (e poco dopo certi “compagni Magistrati” completarono l’opera) per aver avuto l’ardire di preferire Fini a Rutelli! Il grave è che, stante l’assoluta ignoranza nella quale versa l’italiano medio, una lista di somari e di rifiuti della politica ha una percentuale molto alta di ottenere successi elettorali; infatti ancora molti ritardati mentali ritengono che il “signore” delle Mercedes, dei prestiti e dei processi non proprio chiari, sia il nuovo “uomo della Provvidenza”, così come altrettanti “geni” italici considerano la falsa ripresa economica gestita da Prodi, ottenuta per mezzo di artifici contabili e clamorose falsificazioni, come un successone derivante dall’abilità di un grande statista; infine, se un altrettanto numero di italiani non ha ancora capito che razza di interessato voltagabbana sia il buon Rutelli e i suoi “colleghi” sindaci, è difficile pensare che una qualche folgorazione divina li spinga a capirlo proprio ora. Un popolo di muli non può che volgere la sua preferenza al somaro che raglia più forte di tutti!

Carlo Gariglio

A PROPOSITO DI MONCUCCO (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Febbraio 1999)

domenica, 24 agosto 2008

Conclusione oltraggiosa sulle cave trasformate in fosse comuni dai partigiani 

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Fatti e misfatti degli infiltrati antifascisti

Con una fretta degna di migliore causa, la redazione astigiana de La Stampa, con l’articolo riprodotto in questa sede, tenta di chiudere la questione delle foibe di Moncucco, minimizzando e travisando il significato dell’intera faccenda.
Ritengo a questo punto utile rinfrescare la memoria dei lettori sull’esatta portata della faccenda, nonché su alcuni squallidi protagonisti della stessa, come il prof. Corino ed i suoi mandanti di AN, i quali si prestarono e si prestano a comportamenti per nulla degni di un’area politica nella quale, con molta faccia tosta, vorrebbero far credere di essere collocati. I lettori di “Costruire” rammenteranno il ruolo avuto dal M.F.L. (e dal sottoscritto in particolare) nella vicenda di Moncucco, con volantinaggi ed attacchinaggi effettuati in loco e comunicati che ebbero grande eco sulla stampa locale; tale ruolo di primissimo piano (tanto da richiamarci gli strali di un senatore pidiessino, autore di un’interpellanza parlamentare volta a chiedere provvedimenti nei confronti delle nostre attività sul territorio), infastidì molto i neo antifascisti di AN, i quali all’epoca tesero un tranello dei più volgari al sottoscritto, ovvero fingendo di concedere spazi sulle pagine di un “giornale” astigiano di area AN, denominato “L’eco del lunedì” al solo ed unico scopo di lasciarlo poi esposto alle peggiori contumelie di un vecchio partigiano ormai rimbambito, divenuto collaboratore fisso del giornale di AN (!), senza naturalmente concedere la benché minima replica. Di questo agguato fu vero e proprio complice il professor Corino, il quale aveva all’interno della redazione in questione (come il sottoscritto scoprì più tardi) addirittura un membro del suo comitato; questo comportamento, degno soltanto di esponenti AN, fu messo in atto allorquando questa indegna truppa cominciò a temere una candidatura del sottoscritto, a nome del MFL, per le imminenti elezioni comunali astigiane, e valsero al “camerata” Corino una candidatura per AN nella sua città natale (Savona), nonché la nomina a “responsabile delle attività culturali di AN” (ovvero responsabile del nulla!); dulcis in fundo, allo stesso losco figuro fu concessa la pubblicazione di un giornalino locale (che pare già fallito miseramente), nonché la pubblicazione di un libercolo di 24 pagine dedicato ai fatti di Moncucco, 10 delle quali fotografie, con altre 4 dedicate ad un vergognoso panegirico nei confronti degli ebrei, con immancabili strali verso i campi di sterminio nazisti, l’olocausto ed altre amenità simili alle quali ormai credono solo più il prof. Corino ed il suo capobastone Fini, fresco visitatore del “campo di sterminio di Auschwitz”, dove secondo lui e pochi altri perirono milioni di israeliti, mentre la realtà delle cifre parla di 74.000 morti totali all’interno del campo suddetto!
Qualcuno crederà che il sottoscritto stia esagerando, me è bene sapere che certe conclusioni e certi giudizi dipendono dalla conoscenza personale del Corino e dei suoi misfatti, poiché fu lo stesso “prof” a contattare il sottoscritto, ed a ricevere una delegazione del MFL a casa propria; alla disperata ed affannosa ricerca di qualcuno che gli offrisse aiuti finanziari e politici, il signore in questione allietò la nostra delegazione con una musicassetta di inni della RSI, si sbracciò in saluti romani di vario tipo e, naturalmente, giurò fedeltà e collaborazione eterna alle nostre persone ed al MFL preannunciando libri, giornali, interviste televisive e quant’altro da effettuare in stretta simbiosi. Tuttavia, dopo aver sfruttato quel poco che il “povero” MFL poteva offrirgli (documenti, consigli e cameratismo) il buon Corino approdò ad altri lidi, scoprendo che il prezzo del tradimento poteva essere molto più elevato di quello della coerenza; certo, fare revisionismo in AN diventa difficile, e si deve obbedire ad alcune regole, prima fra le quali quella di non toccare (o meglio, di esaltare vergognosamente) ebrei, sionisti ed israeliti in genere, e secondariamente si deve evitare con cura l’impressione di voler riabilitare il Fascismo, ma una volta capito ciò si spalancano le porte della vita politica, dell’editoria e della fama, seppur a livello locale! Poco importa poi se a certi studi revisionisti avevano partecipato anche dei Fascisti, convinti finalmente di aver trovato qualcuno disposto a collaborare alla caduta del mito dello sterminio ebraico, dei campi di sterminio e quant’altro; la parola d’ordine di AN è ormai “tutti a Tel Aviv”, indi non si possono neppure prendere in considerazione quelle verità venute a galla grazie ai Faurisson, ai Rassinier, agli Irving ed ai Mattogno! E il lato comico della questione è che ormai anche l’estrema sinistra si è convinta della bontà degli studi revisionistici, tanto che fior di case editrici rosse stanno pubblicando a tutto spiano i testi dei revisionisti più famosi, fra i quali il Prof. Faurisson, portandoli via agli editori squattrinati della cosiddetta estrema destra! Dunque i poverini come Fini e Corino paiono rimasti gli unici a curare la retroguardia degli sterminazionisti: che pena!
Rimangono infine sulla questione Moncucco aperti alcuni interrogativi che il quotidiano “La Stampa”, coerentemente con il proprio ruolo, si guarda bene dall’approfondire; infatti, se i resti rinvenuti a Moncucco appartengono “soltanto” a 5 uomini, non dipenderà forse dal fatto che gli scavi sono stati effettuati in uno solo dei tanti pozzi ivi presenti, poiché dopo il provvidenziale rinvenimento dei rifiuti tossici, nessuno scavo venne più autorizzato? E ancora, non pare strano agli osservatori che fra tutte le ossa rinvenute non sia stato trovato neppure un solo teschio, ovvero l’unico elemento che avrebbe potuto portare ad una identificazione più precisa? Si tratterà di un miracolo, o del solito intervento tempestivo da parte di chi non gradiva molta pubblicità sul proprio operato passato? Inoltre, non pare strano che due Magistrati torinesi indaghino per quasi due anni sui fatti di Moncucco, per poi essere fulminati sulla strada di Damasco e scoprire che comunque le indagini sarebbero inutili, poiché i crimini dei partigiani (e solo quelli, come Priebke insegna) sarebbero prescritti? Ed in ultimo, è possibile che un partigiano si vanti pubblicamente di avere ucciso ed infoibato decine e decine di fascisti, salvo poi smentire tutto, con l’ausilio del solito mitico avvocato comunista, adducendo la puerile scusa che le “vanterie” sarebbero state fatte soltanto perché il partigiano in questione riteneva di essere di fronte a dei compagni, dimenticandosi addirittura che nel periodo delle “vanterie” lo stesso era in carcere?
Questi fatti, oltre a mettere in rilievo la solita bestialità comunista, ci insegnano che ancora oggi esistono poteri molto forti, soprattutto qui al Nord Ovest, grazie ai quali qualsiasi indagine storica seria rischia di essere annullata, o banalizzata, e che purtroppo di questi poteri forti fa parte, o ambisce a farlo, buona parte della struttura dei neo antifascisti ebrei di AN.

Carlo Gariglio

LA DEMOCRAZIA SECONDO IL VANGELO AMERICANO (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Gennaio 1999)

lunedì, 18 agosto 2008

GIUDEI E MASSONI PREDICANO UNA DEMOCRAZIA A LORO IMMAGINE E SOMIGLIANZA.

GLI SCHIAVISTI E COLONIZZATORI AMERICANI DOCENTI DI PURA DEMOCRAZIA.

Già da parecchio tempo sono ripresi i venti di guerra sul cielo dell’Iraq, Stato colpevole soltanto di non voler accettare supinamente la pirateria internazionale di giudei, americani e loro lacché britannici.
Dopo aver seppellito il mese scorso sotto tonnellate di bombe gli incolpevoli iracheni, i criminali aglo-americani stanno continuando nella loro provocatoria tattica di violazione dello spazio aereo iracheno, pretendendo nel contempo il rispetto di quelle “zone di interdizione al volo iracheno” che esistono soltanto nelle fantasie malate di britannici ed americani. In questo atteggiamento piratesco vi è lo stesso senso logico che ci sarebbe nel vietare agli aerei Italiani il sorvolo della Padania, magari con la scusa di proteggere i “separatisti” padani dalla giusta reazione governativa, ma pare che i Soloni della politica italiana e mondiale, aiutati in questo dagli immancabili giornalisti giudei, non vogliano capire ed evidenziare l’assurdità di tutto questo, continuando anzi ad addebitare a Saddam Hussein le “colpe” di queste presunte violazioni; proprio in questi giorni l’immancabile ebreo Carlo Rossella su “La Stampa” di Torino (detta anche la voce della Sinagoga) sentenziava che non vi è alcun dubbio sulla responsabilità di Saddam per i missili che gli americani gettano a bella posta sui civili, fingendo di sbagliare mira!
Ma quello che più colpisce ed indigna non è tanto il comportamento di assassini riconosciuti quali USA e Gran Bretagna o dei loro attivi complici israeliti, bensì le reazioni internazionali di quanti, non essendo direttamente interessati nella questione, potrebbero se non altro dimostrare serietà e raziocinio nei giudizi. Si va infatti da tiepide critiche agli attacchi missilistici, condite comunque da insulti vari nei confronti della dirigenza irachena (per non contrariare troppo i padroni giudeo-americani), a frasi roboanti e proclami, come quelli del simpatico ubriacone Eltsin, che però rimangono lettera morta di fronte al potere del dollaro. Se poi volgiamo lo sguardo in casa nostra, ebbene, il disgusto per quanto emerso dall’agone politico italiano non può che pervadere le poche persone oneste ed indipendenti rimaste: abbiamo infatti visto il triste spettacolo delle sinistre che, divenute forza di governo, si sono prodigate nel mantenere il piede in due scarpe, fingendo di condannare i raid terroristici sull’Iraq, ma comunque approvando le criminali pretese giudaico-americane di decidere quali devono essere i governanti di ogni Stato del mondo e in contrapposizione ci siamo ritrovati in TV e su tutti i giornali i ringhiosi neo-colonialisti di AN e Forza Italia, messianicamente convinti della giustezza e liceità degli omicidi perpetrati mediante attacchi terroristici ai danni di popoli inermi, a patto che questi servano al “paparino” Clinton per mantenersi in sella e per riuscire a costruire finalmente uno Stato marionetta in ogni paese sovrano. Abbiamo anche visto i “mitici” autonomi in piazza i quali, vittime probabilmente degli stupefacenti che consumano abitualmente, hanno manifestato contro gli USA, ma anche contro Saddam Hussein, reo ai loro occhi di non essere abbastanza bestiale come Lenin, Stalin, Castro ed altri degli “eroi” di questa generazione di drogati e sottoculturati. Infine, squallore fra lo squallore, abbiamo anche dovuto sorbirci delle manifestazioni patrocinate dai clan di pederasti pervertiti e consumatori di droga, prostitute e tutto il resto della corte dei miracoli, capitanata dall’inossidabile Pannella il quale, avendo probabilmente esagerato anche lui con il “fumo” stazionava davanti al Parlamento munito di bandiera americana per manifestare la sua solidarietà con gli atti della “meravigliosa democrazia americana”.
Chissà se il pederasta capo ha mai chiesto il parere degli schiavi africani importati da questa “meravigliosa democrazia” o quello dei pochi pellirosse scampati agli eccidi che generali alcolizzati e meravigliosamente democratici perpetrarono ai danni di donne e bambini, ricevendone in cambio medaglie e brevetti. Come oggi accade agli assassini del popolo iracheno. Un dubbio però rimane a chi scrive: non sarà che questa improvvisa conversione verso gli interessi del maniaco sessuale Clinton da parte di Pannella e soci sia dipeso da un inconscio desiderio di sostituire la Lewynski nei giochetti erotici della Casa Bianca?
Rimane appena da analizzare l’atteggiamento interno di AN ove la maggioranza del partito funge da zerbino di Berlusconi, ma un infime minoranza, tenuta viva ed in piedi a bella posta per copiare il giochetto del piede in due scarpe di sinistra memoria, finge di indignarsi contro gli americani per gli attacchi terroristici; peccato che tutto questo non sia indice né di reale opposizione, né tanto meno di democrazia interna, poiché è la solita vecchia tattica dei finiani, ovvero abiurare a tutto spiano per conquistare nuovo elettorato, ma fingere nel contempo che nulla sia cambiato per mantenere i voti di quei poveri illusi che ancora si ostinano a vedere in AN il partito dei fascisti.
Ciò che purtroppo resta dopo l’analisi di questo immondo teatrino è la realtà di un potere mondialista ormai senza freni, che si arroga il diritto di decidere che uno Stato sovrano non possa far volare i propri mezzi aerei sopra il suo territorio, che non possa darsi i governanti che preferisce e che non possa rivendicare territori che storicamente gli appartengono, essendogli stati sottratti dalle potenze colonialiste e trasformati in emirati da operetta, senza tradizione né storia.
Ma questa è una storia molto vecchia, che purtroppo nessuno pare volere imparare: già negli anni della seconda guerra mondiale i criminali giudeo-americani stabilirono che Hitler e Mussolini erano dei “pazzi” e che per questo andavano eliminati per consentire il trionfo della “meravigliosa democrazia americana”. Tonnellate di bombe sull’Europa intera sancirono questo trionfo, i due “pazzi” vennero eliminati ed il potere di “savi” galantuomini come Stalin, Tito ed altri vennero legittimati da costoro, i quali, dopo aver distrutto un continente, si adoperarono “filantropicamente” per ricostruirlo, a patto, naturalmente, di rimanerci dentro come dominatori.
Nei 54 anni seguenti altri “pazzi” apparvero sulla scena internazionale e tutti, guarda caso, vennero promossi a tale “ruolo” per aver rifiutato di essere i lacché degli USA: Noriega a Panama, Duvalier ad Haiti, Khomeini in Iran, Saddam Hussein in Iraq… stranamente, buona parte di questi divennero “pazzi” soltanto dopo aver attivamente collaborato con gli USA, e solo dopo aver deciso di non accettare più le ingerenze americane in casa propria; sarà un caso?
Nessuno, al giorno d’oggi, capisce quali pericoli tremendi nasconda il tentativo di imporre un governo mondiale nelle mani non di gruppi nazionali od etnici, ma bancari e finanziari, grazie ai quali finiremo tutti omologati e livellati a fungere da consumatori eterni per multinazionali che realmente ci governeranno, oppure, in subordine, finiremo sepolti sotto cumuli di bombe “intelligenti” perché ci saremmo opposti a questo e quindi diverremo dei “pazzi”.
E ciò che amplifica la portata di detta situazione è il fatto che neppure le forze che dovrebbero opporsi a questo lo fanno; infatti molti dicono di battersi contro il mondialismo, ma magari cadono nel tranello di ritenere Saddam un pazzo e Clinton un grande uomo politico, così come si sentono tutelati dai pericoli dell’integralismo islamico accogliendo con gaudio l’occupazione militare americana di vari paesi del mondo, naturalmente ritenuta non un atto di colonialismo o di pirateria, ma una garanzia per la democrazia… Un po’ come le occupazioni staliniste di mezza Europa servivano a “proteggere” polacchi, baltici e popoli dell’Est in generale dal “pericolo” del Nazismo.
Potrebbe essere già troppo tardi per fermare i piani di dominio mondiale di giudei, massoni e mondialisti vari; se le forze nazionali e fasciste presenti nei vari paesi non sapranno conquistarsi visibilità interna, unitamente ad una vasta collaborazione internazionale, nessuno saprà o vorrà opporsi al mondialismo già oggi imperante e la prova di ciò sta proprio nell’odio viscerale che gli esponenti di questa pervertita ottica hanno nei confronti di quanti, come appunto fascisti e nazionalisti, tentano ancora di innalzare le loro bandiere nazionali di fronte alle suggestioni planetarie, proprio perché la negazione di questo “canagliume” si ha proprio nella consapevolezza di appartenere ad un popolo, ad una razza, ad un insieme di tradizioni che, pur nel rispetto profondo di quelle altrui, non si possono o non si vogliono confondere in un ammasso multicolore imbastardito e governato da giudei e massoni.

Carlo Gariglio

IL GOVERNO ITALIANO PROTEGGE IL CRIMINALE COMUNISTA CURDO OCALAN (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Gennaio 1999)

lunedì, 18 agosto 2008

I DUE PESI E LE DUE MISURE DELLO STATO ITALIANO 

I COMUNISTI CONDANNANO PRIEBKE MA DIFENDONO OCALAN!

Non bastava alla nostra povera Italia l’essere universalmente nota come il paradiso dei delinquenti extracomunitari di ogni risma; non bastava la fama di paese che taglieggia i propri cittadini per mantenere orde di parassiti giunti da ogni dove: ora il mondo ci conosce anche come il paradiso di briganti ed assassini comunisti come il curdo Ocalan!
Certo, da un paese che vede perfettamente mescolati tra loro gli eredi del terrorismo partigiano 1943/1945, gli eredi del terrorismo sessantottino di rossa memoria e gli eredi delle peggiori trame massoniche mondialiste, non ci si poteva aspettare di più. Una parodia di Stato che continua a tenere incarcerato un ottantenne reo soltanto di aver ubbidito agli ordini, assolto dal Tribunale Militare e praticamente arrestato dalle feccia ebraico-comunista di Roma, con tanto di intervento personale dell’ex Ministro della “Giustizia” Flick che legittimò l’abuso, non poteva che concedere un soggiorno dorato in villa esclusiva al criminale Ocalan. Trattato da capo di Stato, sprofondato nel lusso più oltraggioso, con torme di giornalisti e poliziotti (questi ultimi pagati da noi e sottratti a compiti di ordine pubblico ben più seri) a fungergli da corte, l’assassino comunista, sbarcato in Italia grazie alla complicità di altri assassini comunisti nostrani si è goduto il soggiorno alla faccia dei tanti italiani che, per il solo torto di non essere mai stati comunisti, sono condannati da anni a vivere in un container, nel disinteresse generale. Che importa se l’Italia ha perso la faccia di fronte ad alleati quali la Turchia? Che importa se il mondo oramai ci giudica il paradiso dei terroristi? Che importa se lo squallido comunista paracadutato al Ministero della Giustizia ha fatto vergognose pressioni perché questo criminale non passasse neppure un giorno in galera? Che importa se negli stessi giorni di questa vicenda lo stesso Ministro, coadiuvato dagli ex terroristi sessantottini confluiti nei Verdi, non aveva altro a cui pensare se non a qualche azione nei confronti di Pinochet, un vecchio galantuomo che donò al suo paese pace e prosperità togliendo dai posti di potere quei comunisti che avrebbero ridotto il Cile come l’Italia di oggi? Se ancora qualcuno crede di vivere in uno Stato di diritto, si rinfreschi la memoria con il sunto degli “eroismi” del comunista Ocalan, pubblicati da “La Stampa” nel periodo in questione, grazie ai vari dossiers preparati dalle organizzazioni umanitarie; da quanto leggerete, potrete finalmente capire che cosa vuol dire avere al Governo gli epigoni di Piazzale Loreto. Gli estimatori di Bencivegna, Boldrini e soci, degli infoibatori e dei pirati internazionali giudaico-americani!

Carlo Gariglio

 

 

CRIMINI DEL PKK DI OCALAN

ANNO 1992

22 Giugno – Nel villaggio di Seks, nella provincia di Baman, uomini del PKK uccidono 10 persone tra cui 10 bambini e una donna di 70 anni;
29 Giugno – Nel villaggio di Yalbasti, nella provincia di Bitjes, uomini del PKK fermano un minibus e uccidono a freddo 10 passeggeri;
11 Ottobre – A Uluderk, provincia di Sormak, il PKK attacca con razzi le abitazioni delle guardie del villaggio. Fra le vittime ci sono 6 bambini e una donna di 90 anni;

ANNO 1993

5 Luglio – In un raid contro il villaggio Baisbaglas, nella provincia di Erzincan, il PKK uccide 30 persone e dà alle fiamme 57 abitazioni;
4 Agosto – A Mutki, distretto di Bitles, il PKK ferma sei minibus, fa scendere i passeggeri uccidendone 9 e ferendone 13;
17 Settembre – In un raid contro il circolo degli insegnanti, nel distretto di Egtn, gli uomini del PKK uccidono 6 impiegati;

ANNO 1994

22 Gennaio – In un raid contro i villaggi di Akyurek e Ormancik, provincia di Mordir, le forze del PKK uccidono 20 civili inclusi 6 bambini e 9 donne;
15 Maggio – Raid del PKK nel villaggio di Edebuk, 9 morti fra cui un bimbo di 3 anni;
19 Giugno – Attacco contro la famiglia di un ex membro del PKK: viene uccisa la madre e i 5 fratelli e sorelle, fra i 4 e i 13 anni;
10 Agosto – Uomini del PKK sparano su un bus che transita sulla strada Van-Bahcessaray: 11 morti, inclusi 3 bambini, e 8 feriti;

ANNO 1995

23 Luglio – Raid del PKK contro il villaggio di Abdogu, nella provincia di Van. 12 morti, inclusi 2 bambini e 6 donne;
5 Settembre – Attacco del PKK contro una miniera nella provincia di Hatay, uccisi 8 operai.

Nel complesso i crimini del PKK documentati da Human Rights Watch, fra il 92 e il 95 riguardano l’omicidio volontario di 768 persone, donne e bambini. “Queste azioni sono state commesse non per errore ma perché rientrano nella politica ufficiale del PKK” afferma Holly Carmen nella lettera al Presidente del Consiglio, citando la dichiarazione fatta durante la Terza Conferenza Nazionale del Marzo 1994

EDUCAZIONE ALLA MONDIALITA’ (Pubblicato sul mensile “COSTRUIRE”, Gennaio 1999)

lunedì, 18 agosto 2008

Non ci si può sconvolgere, ma meglio sarebbe dire “non ci si deve sconvolgere”, dell’esistenza di un Centro di educazione alla mondialità in Italia. Questo, finanziato con chissà quali denari, organizza ameni convegni tendenti, oltre che ad educare alla mondialità, anche a calarsi le braghe davanti ai nuovi invasori islamici. Non sentivamo certo la mancanza di un’altra sigla nell’immenso panorama di organizzazioni “umanitarie”, ovvero quelle organizzazioni che, a senso unico, pretendono dal mondo occidentale che abbandoni ogni tradizione al solo scopo di consentire al mondo islamico (e non solo) di conservare e rafforzare le proprie.
Immagino che nei paesi arabi, quali Arabia Saudita ed Iran o in quelli islamici non arabi quali Sudan, Afghanistan e Pakistan quelli del CEM non tengano molte conferenze, magari per educare gli islamici ad accogliere bonariamente gli occidentali portatori di tradizioni proprie; già da tempo abbiamo sotto gli occhi di tutti l’esempio del tipo di rispetto che questi “signori” hanno per gli usi e costumi diversi dal loro: crocifissioni pubbliche, taglio della mano, espulsione dal paese per chi non rispetta i dettami islamici, torture, condanne a morte per aver offeso la religione e via di questo passo.
Immaginiamo quale sarebbe la tolleranza islamica verso chi pensasse, pur se occidentale, di mangiare di giorno durante il Ramadan o di entrare con le scarpe in una casa islamica o ancora di circolare in canottiera e zoccoli all’interno di una moschea!
Ma, naturalmente, il “civilissimo” occidente non può rendere pan per focaccia agli stranieri ed allora via all’integrazione, via alla costruzione, di moschee per ogni dove, via all’imposizione in casa propria di tradizioni ed usi aberranti e ridicoli; poco importa che circolare bardati di chador sia regolare alle più elementari regole sull’identificazione, poco importa che le donne italiane di sinistra fino a pochi anni or sono erano pronte a pugnalare un uomo per uno sguardo o poco più. Ora le donne islamiche possono circolare per le nostre città fasciate di tutto punto, possono essere costrette a non essere curate da un medico uomo, possono magari anche essere orrendamente mutilate in nome della “tradizione”, ed infine possono essere segregate in qualche lager rigorosamente privo di maschi per praticare un facsimile di attività sportiva. E tutto questo, naturalmente, accade con la criminale complicità delle istituzioni e dell’opinione pubblica, sempre pronti a pretendere tolleranza verso gli extracomunitari, ma mai altrettanto lesti nel pretendere altrettanto per i cittadini dell’occidente che avessero la sventura di capitare in qualche paese mussulmano. Prima di stracciarsi le vesti per ottenere che questi signori ottengano a casa nostra dei diritti che spesso non posseggono neppure a casa loro, pretendiamo altrettanto, ovvero che in qualsiasi paese islamico sorgano Chiese cattoliche per favorire gli immigrati o i turisti e che in quegli stessi Paesi sia concesso a non islamici di vestirsi, circolare e mangiare come meglio gli aggrada e senza per questo meritarsi gli strali di qualche ayatollah impazzito.

Carlo Gariglio