Archivio di ottobre 2008

HA RAGIONE BERLUSCONI! (Pubblicato sul quindicinale “CIAOEUROPA”, Anno XVII – n° 8 – 05/09/2008)

giovedì, 30 ottobre 2008

No, non tema il lettore: non mi sono trasformato nell’ennesimo omuncolo che rinnega il Fascismo per abbracciare la “destra” di Berlusconi, Fini e compagnia brutta… Ma dal momento che ho sempre avuto l’ardire di considerarmi una persona onesta ed intelligente, da un po’ di tempo a questa parte non riesco più a sopportare le vuote pontificazioni di una certa “area”, la quale, comportandosi come il famoso marito del detto popolare che si taglia gli attributi per fare un dispetto alla moglie, si è ormai ridotta ad una linea politica degna dei pidocchiosi anarco – comunisti che popolano i cosiddetti “centri sociali”.
E così, mentre il 90% della cosiddetta “area” scodinzola intorno al potente Berlusconi, anelando di entrare nel neonato PDL o quanto meno di riuscire ad apparentarsi in qualche modo, un restante 10% della stessa “area” crede di manifestare indipendenza ed originalità schierandosi a favore di battaglie portate avanti dai peggiori rottami della sinistra italiana, quali Di Pietro, nonché mutuando una assurdo antiberlusconismo “a prescindere”, cioè indipendentemente dalle proposte fatte da quest’ultimo e dal suo Governo.
Intendiamoci: poco m’importa delle posizioni della cosiddetta “area”, poiché continuo a considerare quale unica posizione valida quella di qualificarsi senza paura Fascista, agendo da Fascista e riferendosi sempre al Fascismo storico quale pietra di paragone; tuttavia, dato che molti dei personaggi della suddetta “area” continuano ad inondare gli indirizzi mail di mezzo mondo con le loro farneticanti prese di posizione (le quali spesso contrastano con posizioni di pochi mesi fa e certamente contrasteranno con quelle che esporranno fra qualche mese), mi ritrovo quasi trascinato per i capelli in un commento cui avrei volentieri fatto a meno.
E’ certamente triste vedere i sedicenti epigoni di un’ideologia che seppe creare una Terza Via fra destra e sinistra senza pari, ridotti a scodinzolare ora intorno a Berlusconi, ora intorno a Di Pietro, nella vana speranza di trovare un posticino che assicuri visibilità e retribuzione adeguata ove poggiare i loro deretani da troppo tempo abituati a saltellare di qua e di là… Tanto più se si considera che gli uni come gli altri vengono dalla stessa inutile militanza nel MSIDN e lo rivendicano con orgoglio… Quello stesso MSIDN che fin dalla sua nascita liquidò il Fascismo storico del Ventennio e della RSI, abbandonandone la carica sociale per trasformarlo in un partitino senza futuro, ruota di scorta della DC, fedelissimo all’alleanza Atlantica, alla NATO ed ai giudei dello Stato (pirata) di Israele.
Certo, quel MSIDN conservò per lo meno un minimo di orgoglio storico, evitando le abiure e le vergognose dichiarazioni antifasciste con le quali ci hanno deliziati nel corso degli anni i vari Fini, Storace, Alemanno e via dicendo; ma l’embrione del tradimento che doveva portare a seppellire definitivamente l’epopea Fascista sotto la pietra tombale di un gruppuscolo che non perseguiva più la Terza Via, sottomettendosi alla Destra sempre più becera ed antifascista, nacque proprio con quel MSI divenuto poi MSIDN.
Paradossalmente, in questa ottica si può dire che i più “coerenti” con la vergognosa svolta a destra sono stati proprio quelli di AN, i quali, se mai, tradivano l’elettorato quando straparlavano di “Fascismo del duemila” o fingevano di considerare Mussolini “il più grande statista del secolo”; posto che il Fascismo non è mai stato “di destra” (o almeno non solo di destra), questi signori non erano Fascisti neppure quando fingevano di esserlo e si costruivano una carriera politica sfruttando chi, in buona fede, credeva che il MSI fosse nato per riportare in auge l’ideale Fascista.
Molto meno coerenti e, se vogliamo, più disgustosi, sono quanti hanno finto di non accettare la definitiva svolta a destra di Fiuggi, creando sigle e siglette senza senso al solo fine di ritagliarsi un posticino “al sole” della politica italiana… Gente che si affannava a proclamare la propria fedeltà al Fascismo in privato o davanti al classico Sangiovese di Romagna che scorreva a fiumi durante le adunate di Predappio, salvo poi proclamare con ancora maggiore forza la propria lontananza dal Fascismo ogni qualvolta ci si doveva presentare in pubblico… Gente che contestava la svolta a destra Finiana proclamandosi comunque di destra, seppure con vuote etichette aggiunte quali “sociale”, “estrema” o chissà cos’altro… Gente che, dulcis in fundo, ha concluso la sua parabola squallida finendo a sgomitare per potersi alleare con quanti chiamavano “traditori”!
Ma se di questi miserabili finiti al fianco di Fini dopo anni di finta opposizione alle svolte di AN non vale neppure la pena di parlare, un caso patologico più interessante sono quelli che, pur venendo da esperienze analoghe e pur avendo nel recente passato sponsorizzato le varie iniziative “d’area” che si fingevano Fasciste per poi scoprirsi sempre e comunque nate nell’interesse del duo Berlusconi – Fini, oggi si scoprono virulenti antiberlusconiani disposti ad appoggiare persino il personaggio più stomachevole della politica italiana, cioè Antonio Di Pietro, capo di un clan di giustizialisti dalla morale ferrea quando guardano a destra, ma molto malleabile quando volgono lo sguardo a sinistra.
Francamente non so se tutta questa virulenza nei confronti di Berlusconi sia dovuta a reale antagonismo, o magari alla semplice arrabbiatura per non essere mai stati accolti dal Cavaliere nella “casa del padre”… Ma comunque sia, credo che la prima cosa che caratterizza una persona di media intelligenza debba essere la coerenza, la quale deve portare ad un’onestà nei giudizi; e questa onestà deve portare ad analizzare i comportamenti politici altrui senza paraocchi di alcun genere e senza pregiudizi di sorta. Certo, nessun appoggio e nessun voto per il Berlusconi fiero di proclamarsi antifascista, eterno lacchè dei giudeo-americani e dei massoni, nonché servo di quella Chiesa Cattolica che è da sempre una realtà antiitaliana ed antifascista… Ma da questo a mistificare la realtà fingendo di non vedere i provvedimenti positivi del suo Governo, o peggio, a parteggiare per individui più impresentabili di lui, ce ne passa!
Cominciamo con il dire una cosa evidente: Berlusconi, che ha sempre badato ai suoi interessi ed a quelli delle classi sociali che rappresenta, è sempre stato coerente nella sua linea politica; non si è mai finto Fascista per raccattare voti fra noi altri… Non si è mai slogato il braccio destro esibendosi in saluti romani non richiesti… E non ha mai tradito quelle che sono le sue idee. Si può dire altrettanto dei Fini e degli Alemanno? Si può dire altrettanto della saltimbanca Alessandra Floriani? Si può dire altrettanto del Romagnoli che insulta i revisionisti di Teheran e si felicita per la vittoria degli Alleati nella II Guerra Mondiale? Si può dire altrettanto dello Storace che si circonda di giudei e rivendica con orgoglio di essere andato prima di Fini in pellegrinaggio in Israele?
Capisco l’avversione ed il disgusto per certi personaggi, ma non la battaglia rivolta unicamente contro la persona Silvio Berlusconi… E meno che mai la capisco se condotta da personaggi che ancora dicono di rifarsi all’ideologia Fascista, seppure in privato, perché in pubblico è sempre meglio definirsi “Nazional” qualche cosa… Popolari, sociali, europei o chissà cos’altro! Se poi ci aggiungiamo il fatto che mentre gli ex “fascisti” di AN coprivano di insulti il nostro passato ed il nostro Duce, il solo Berlusconi ha osato pronunciare delle mezze frasi che in qualche modo riabilitavano Mussolini, l’atteggiamento di certi sedicenti Fascisti assume caratteri ancora più misteriosi…
Addirittura qualcuno ha criticato persino l’abolizione dell’ICI, in quanto toglierebbe soldi ai Comuni! Come dire: non sventiamo le rapine, altrimenti togliamo soldi e sostentamento ai banditi!
Non credo si diventi automaticamente dei venduti al berlusconismo se si ha l’onestà di ammettere che l’abolizione dell’ICI è un provvedimento sacrosanto, tanto più se visto in un’ottica Fascista, dal momento che fu proprio il Fascismo a dare al popolo il diritto alla proprietà di una casa, nonché le esenzioni fiscali per le famiglie a basso reddito; così come non si diventa di destra se si ammette che il Governo ha lavorato bene per quanto riguarda il problema dei rifiuti di Napoli. Idem dicasi se si giudicano positivamente i tentativi di dare una sistemata ai problemi causati dalla feccia Rom e clandestina. Certo, magari da qui a poco ci accorgeremo che il Governo Berlusconi fa molti annunci e pochi fatti, ma intanto non possiamo che dare un giudizio positivo da cittadini, se non da Fascisti, ai tentativi di riportare un po’ d’ordine in un’Italia divenuta, grazie alla nefasta opera del governo di sinistra, paradiso di depravati, travestiti, drogati, zingari, clandestini extracomunitari e delinquenti di estrema sinistra.
Ma quello che provoca un vero e proprio disgusto in me ed in qualsiasi persona di buon senso è la difesa d’ufficio della Magistratura italiana, tanto più se fatta da sedicenti Fascisti andati ormai in confusione mentale! Se Berlusconi ha definito la Magistratura un “cancro” della democrazia, non si può che dirgli: “Bravo, hai perfettamente ragione”!
Forse certi “fascisti” nostrani sono così bravi nel fare i Fascisti a casa loro da non accorgersi del ruolo di quinte colonne del potere giudaico e comunista assunto dai magistrati dal dopoguerra ad oggi; forse certi “camerati” non hanno mai visto le loro case rivoltate come calzini per ordine di infami magistrati di sinistra, che godono nell’inventare trame nere e nel perseguitare i Fascisti. Forse “lorsignori” sono così bravi a nascondere il loro “fascismo” da non suscitare le ire dei togati nostrani… Ma sentire un “fascista” o presunto tale che attacca Berlusconi perché ha osato dire quello che si meritano ai magistrati dimostra una sola cosa: che certa gente non sa neppure cosa sia il Fascismo! Se così non fosse, costoro ricorderebbero i tanti Camerati sbattuti in galera per violazioni alle vergognose Leggi Scelba e Mancino… Fino a giungere ai quattro ragazzetti della Fiamma, recentemente condannati da qualche farabutto in toga per avere fatto il saluto romano! O ai poveracci sbattuti in prima pagina ed inquisiti in Piemonte e Lombardia per avere fondato un movimento di ispirazione nazionalsocialista che ha partecipato a diverse elezioni…
Il sottoscritto, che il Fascista lo ha sempre fatto anche in pubblico, ha ben conosciuto il modus operandi della Magistratura italica e non ha alcun difficoltà a riconoscere le ragioni di Berlusconi quando parla di “cancro” della democrazia; la condanna a 18 mesi di reclusione con la condizionale, ridotta poi a sei mesi, per avere aderito nel 1990 al Fronte Nazionale di Franco Freda, sta a testimoniare la differenza fra un Fascista come me ed un “presunto tale”, buono solo a nascondersi dietro sigle prive di significato e di senso. E se qualcuno viene a dirvi in privato di essere Fascista, ma in pubblico difende la Magistratura e si schiera persino con Di Pietro, state certi che costui non è mai stato un vero Fascista! Meglio mille politici come Berlusconi, seppure nemici, di un solo Di Pietro… Il fustigatore dei corrotti, ma solo di quelli schierati dal centro verso destra… La punta di diamante del Pool di “Mani Pulite”, ovvero un gruppetto di toghe rosse interessate soltanto a facilitare la salita al potere della sinistra in Italia, che ebbe l’ardire di cacciare dal Pool il Magistrato Tiziana Parenti per avere osato sostenere che era necessario aprire filoni di inchiesta anche sulla sinistra… L’ammazzasette che buttava in galera chiunque, anche persone risultate poi del tutto innocenti o addirittura suicidatesi in carcere per non essere riuscite a resistere alla vergogna ed all’umiliazione, ma non il suo fidato amico Prodi, invischiato fino al collo nelle poco edificanti questioni Cirio e Nomisma… E che da Prodi venne ricompensato prima con un seggio sicuro al Mugello, e successivamente con un posto da Ministro!
Un uomo che esigeva dai politici moralità ed incorruttibilità, ma che si faceva “pescare” mentre riceveva “prestiti” per centinaia di milioni (restituiti poi dopo lustri senza interessi) da personaggi quanto meno discutibili… E che usava senza pagare auto di lusso e utenze telefoniche messe generosamente a disposizione da quegli stessi personaggi… Un uomo che, dulcis in fundo, dopo essere stato assolto per ben due volte da un magistrato “onesto” a Brescia per i fatti di cui sopra, pensò di ricompensare la sua “onestà” assegnandogli, quando era Ministro, un incarico da tre milioni di Euro…! Godetevi il vostro Di Pietro e la vostra Magistratura, godetevi il vostro antiberlusconismo ringhiante, continuate a fare finta di perseguire una questione morale apparentandovi con il Principe dell’immoralità, fatevi ridere dietro raccogliendo firme a favore dei magistrati corrotti ed antifascisti, ma almeno fateci un favore: lasciate perdere il Fascismo e chi le questioni morali le persegue coerentemente, avendo sempre davanti agli occhi come ideale alleato ed esempio da seguire l’unico politico d’Italia che operò realmente a favore del suo popolo: Benito Mussolini.

Carlo Gariglio

MUSSOLINI E LA CULTURA (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Agosto 2008)

giovedì, 30 ottobre 2008

Agosto è solitamente il mese dedicato al riposo ed al divertimento, almeno per quanto riguarda la maggior parte degli italiani. Dovendo il sottoscritto rinunciare al riposo per motivi di lavoro e di gestione politica, ho deciso quantomeno di dedicarmi ad una ricerca divertente, con la quale credo di riuscire a contribuire a ridicolizzare ulteriormente i tanti compagnucci orfani del comunismo ed i tanti caproni ignoranti che si beano nel definirsi antifascisti…

L’idea che mi ha portato a realizzare l’articolo che segue me l’ha data, qualche anno fa, un anonimo utente di forum e newsgroup di internet, che firmava i suoi interventi “donquixote”; costui, con perizia di particolari ed estrema precisione, umiliava i tanti cretini comunisti presenti sugli stessi newsgroup, rispondendo a tono quando costoro trinciavano i soliti giudizi antifascisti sulla persona di Benito Mussolini, definito spesso un ignorante in possesso di un misero diploma di Maestro Elementare… Ironia su ironia, gran parte di questi giudizi viene esposta da decerebrati di sinistra, completamente privi di cultura storica e politica, ed abilissimi soltanto nello scimmiottare senza costrutto giudizi di antifascisti idioti quanto loro.

Solitamente il compagnuccio – tipo è un povero ignorante convinto che il Fascismo sia stato un movimento al soldo di borghesi e proprietari terrieri, nato per difendere i loro interessi e danneggiare il popolo lavoratore; ovviamente basterebbe una rapida occhiata alla legislazione sociale del Fascismo per smentire questa (ed altre) cretinata, ma per i cervelletti di quanti ancora oggi si proclamano fieramente comunisti senza accorgersi di seguire una dottrina politica che in ogni luogo ed in ogni tempo ha collezionato solo fallimenti, regimi dittatoriali e milioni di morti, l’informarsi su dati e fatti reali sarebbe uno sforzo troppo grande… Così come informarsi sulla caratura culturale del nostro amato Duce, il quale ha lasciato così tanti segni nella cultura italiana da non potere essere dimenticato.

Ecco dunque, a seguire, una breve raccolta di interventi di quel “donquixote”, raccordati ed arricchiti dal sottoscritto, che dimostrano con dovizia di particolari quale sia stato il ruolo di Mussolini nella cultura della sua epoca, nonché quanto siano coglioni i compagnucci della parrocchia antifascista e quanto valgano i loro luoghi comuni.

Carlo Gariglio

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Mussolini è stato certamente un grande scrittore, ed ha fornito direttamente e indirettamente, immensi contributi alla cultura. Fino a poco tempo fa, vigendo accanto al tradizionale motto: “Non si può parlare male di Garibaldi”, il motto antifascista: “Non si può parlare bene di Mussolini”, erano in pochi ad avere il coraggio di dirlo, ad esempio Francesco Grisi e Augusto Simonini, che aveva scritto il saggio: “Il linguaggio di Mussolini”. Ora le cose stanno cambiando,e persino critici letterari illustri come Carlo Fruttero (“Fu un grande prosatore sia quando era socialista che all’epoca del fascismo”) o Giovanni Mariotti possono affermarlo senza suscitare scandalo.

Sottolineo che il presente articolo non ha alcuna pretesa di esaustività riguardo al tema trattato: in effetti, parlando dei contributi diretti e indiretti di Mussolini alla cultura, troppo ci sarebbe da dire. Mi limiterò ad alcuni cenni.

Come è noto, Mussolini iniziò la sua attività politica nel campo socialista: nel 1908, trovandosi in Liguria, fondò, a soli 25 anni,un settimanale socialista, “La lima”. L’anno seguente, trasferitosi nel Trentino irredento, diresse “L’avvenire del lavoratore” e collaborò al “Popolo” diretto da Cesare Battisti. In quel periodo Giuseppe Prezzolini, il direttore della “Voce”, la più prestigiosa rivista filosofico – letteraria del primo anteguerra, alla quale collaborarono i più illustri intellettuali dell’epoca (Croce, Gentile, Papini, Slataper, Boine, Serra ecc.) scoprì il talento di Mussolini e insistette perché pubblicasse articoli sulla stessa. Prezzolini aveva infatti intuito, attraverso il semplice dialogo epistolare, sia il genio politico, sia quello letterario di Mussolini.

In una lettera scritta il primo ottobre 1909, Mussolini già delineava e prefigurava quell’opera politica e spirituale che egli stesso avrebbe portato a compimento pochi anni dopo: “Ottima l’ultima iniziativa della “Voce”: far conoscere l’Italia agli Italiani. Accanto all’unità politica che va lentamente, sì, ma progressivamente consolidandosi, bisogna formare l’unita’ spirituale degli italiani. Opera difficile data la nostra storia e il nostro temperamento,ma non impossibile. Creare l’anima “italiana” è una missione superba. E’ necessario conoscersi, dal nord al sud, per temperare, armonizzare le nostre differenze, e amarci.”

In seguito, tornato in Romagna Mussolini fondò il settimanale “La lotta di classe” e cominciò a collaborare all”Avanti!” divenendo presto il leader dell’ala rivoluzionaria del Partito Socialista Italiano. Nel 1913 fondò la rivista “Utopia” e divenne direttore dell’”Avanti!” (grazie alla sua direzione ed ai suoi articoli, l’”Avanti!” passò dalle 30.000 alle 80.000 copie giornaliere nel giro di poche settimane) e l’anno seguente fu uno dei principali organizzatori del celebre moto rivoluzionario, sorto ad Ancona, noto come “La settimana rossa”.

Mussolini fu, tra l’altro, il primo a valorizzare politicamente in Italia le teorie filosofiche di Georges Sorel, di William James, di Henri Bergson, di Vilfredo Pareto, ed a fornire una acuta interpretazione del pensiero di Nietzsche.

Passato all’interventismo, fondò il quotidiano “Il popolo d’Italia”, cui affiancò in seguito la rivista teorica “Gerarchia”, la cui direzione fu affidata a una donna, Margherita Sarfatti.

In seguito Mussolini scrisse diversi libri (“Diario di guerra”, “Vita di Arnaldo”, “Parlo con Bruno”), drammi teatrali (in collaborazione con Gioacchino Forzano, “Campo di maggio”, incentrato sulla figura di Napoleone, ebbe un clamoroso successo internazionale), saggi (tra i quali spicca il “Preludio a Machiavelli”), innumerevoli discorsi (alcuni dei quali ormai celeberrimi, raccolti in vari volumi; il grande Francesco Carnelutti rilevava: “Mussolini è un uomo d’azione e un oratore nello stesso tempo e, per suo merito,l’eloquenza è assurta a dignità senza precedenti”), la fondamentale “Dottrina del fascismo” (in collaborazione con Giovanni Gentile), le parti essenziali della “Carta del lavoro” (che divenne la carta costituzionale del regime fascista) e espose le sue idee nel libro – intervista “Colloqui con Mussolini”.

Per sottolineare la profonda e costante attenzione che Mussolini riservava alla cultura basterebbe ricordare un episodio verificatosi in un periodo della seconda guerra mondiale, dal punto di vista bellico, difficile e decisivo: nel 1942, in Germania, l’Ufficio Rosenberg, diretto da Alfred Baeumler, pose il veto all’inserimento di un saggio di Heidegger (che molti considerano il più grande filosofo del XX secolo e che proponeva nei suoi scritti teorie fasciste implicitamente antinaziste) nell’annale “Geistige Uberlieferung”. Tale veto fu rimosso solo in seguito alla ferma (e assai significativa) presa di posizione di Mussolini che, pur essendo impegnatissimo a gestire la difficile situazione politica e bellica, trovò il tempo di intervenire ufficialmente in tale senso presso le autorità tedesche, tramite l’ambasciatore Alfieri.

Nel periodo della Repubblica Sociale Italiana il governo deliberò il trapasso in proprietà a favore degli inquilini di tutti gli appartamenti degli Istituti per le case popolari, come attuazione del principio inserito da Mussolini nell’articolo 15 del Manifesto di Verona (la carta costituzionale della RSI):

“Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà”.

L’enunciazione di questo principio colpì profondamente Ezra Pound, il più grande poeta di lingua inglese del ventesimo secolo (insieme a Eliot) che aveva aderito entusiasticamente alla Repubblica Sociale Italiana, da lui simbolicamente definita “la città di Dioce, le cui terrazze hanno il colore delle stelle” (nel dopoguerra pagò per questa coraggiosa scelta più dell’oncia di carne di Shylock, diventando per l’America un capro espiatorio o, come scrisse Pasolini, “l’Agnello sacrificale”); egli, nei suoi “Canti pisani”, riconobbe nell’articolo 15 lo stile inconfondibile di Mussolini, lo statista-artista:

Alla” non “della” nel Programma di Verona la vecchia mano dello stilista conserva ancora la sua abilità e l’acqua che rifluiva da quella parte del lago è silenziosa come non mai a Sirmione sotto le arcate Foresteria, Salò, Gardone a sognare la repubblica…”

Quando, subito dopo il barbaro e vile assassinio di Giovanni Gentile, avvenuto il 15 aprile 1944, alcuni collaboratori di Mussolini gli suggerirono di inviare dei sicari a Napoli, al fine di uccidere, per rappresaglia, Benedetto Croce, egli condannò immediatamente tale progetto. Eppure Croce, appena sopraggiunti gli angloamericani, non aveva risparmiato gli insulti nei suoi confronti. Quel medesimo Croce che aveva dato il proprio appoggio al fascismo persino dopo il delitto Matteotti. Quel medesimo Croce che, in occasione delle sanzioni contro l’Italia per l’intervento in Etiopia, aveva deciso di donare alla Patria, oltre che la sua fede matrimoniale, anche la sua medaglietta di senatore. Quel medesimo Croce che, da oppositore al regime fascista, aveva comunque potuto svolgere tranquillamente sotto di esso la sua attività intellettuale e culturale. Quando, durante il periodo della RSI, fu chiesto a Mussolini di commentare gli insulti che gli rivolgeva Croce, egli rispose: “Anche uomini come Benedetto Croce appartengono alla schiera di coloro che credono di dovermi combattere; ma Croce si sbaglia se crede che io lo ripaghi con eguale sentimento. Io infatti conosco molto bene l’importanza che Croce ha per l’Italia nel campo spirituale e apprezzo moltissimo la sua intelligenza e la sua energia”.

Credo che queste parole bastino a rimarcare l’abisso culturale e umano che separa Mussolini da Croce..…

E’ noto che, nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, Mussolini occupava il poco tempo libero leggendo i “Dialoghi” di Platone e ritraducendo dall’italiano al tedesco il “Messia” di Klopstock (che gli stessi tedeschi considerano un vero e proprio “mattone”….). Un aspetto importante della notevole cultura di Mussolini è costituito in effetti dalla sua versatile e, purtroppo, assai poco “italiana” predisposizione all’apprendimento delle lingue straniere: egli parlava infatti correntemente il francese, l’inglese, il tedesco e il russo (lo aveva appreso in gioventù, nel corso di una relazione sentimentale intrattenuta con la rivoluzionaria russa Angelica Balabanoff, coniugando così l’utile col dilettevole…).

Questa conoscenza delle lingue gli fu più volte utile in ambito politico. Georges Bonnet, giornalista presente al convegno di Monaco (che fu voluto da Mussolini per salvare la pace europea, già vacillante, nel 1938), descrive Mussolini sempre pronto e sicuro nell’esprimersi in tre lingue senza l’aiuto dell’interprete (Chamberlain parlava soltanto inglese, Daladier solo francese e Hitler solo tedesco) e rapido nell’interporsi tra i tre per riassumere, contestare, precisare. Bonnet nota l’ascendente di Mussolini su Hitler, “presso il quale sembra svolgere un compito di moderatore, proponendo formule conciliative nei momenti in cui il Cancelliere, cedendo a uno dei suoi improvvisi momenti di collera, rimetteva tutto in discussione”. La stessa impressione riferisce Francois-Poncet, che mostra Mussolini comodamente affondato in una poltrona, mentre Hitler, in piedi al suo fianco, non interviene mai senza prima averlo consultato con un’occhiata.

Ormai da tempo Mussolini è stato riconosciuto come un grandissimo giornalista (Indro Montanelli, ad esempio, lo aveva recentemente definito “un maestro di giornalismo”). In realtà è stato certamente uno dei più grandi scrittori italiani del nostro secolo. Lo aveva già autorevolmente rilevato l’illustre critico letterario, di origine ebraica, Giacomo Debenedetti (che nel dopoguerra scoprì improvvisamente di essere comunista!) in un saggio pubblicato nel 1937.

Egli inserisce Mussolini nella storia letteraria italiana e assicura ai suoi scritti la gloria eterna che spetta ai grandi capolavori. Debenedetti afferma che la sua prosa “esige i corpi grandi”, come si conviene a uno scrittore “sintetico, lapidario, diatonico”, e che il suo stile stabilisce “un’identità nuova e originale tra se medesimo e la realtà operando, se così si può dire, una “risustanziazione”.

Riguardo alla capacità di Mussolini di coniare nuovi vocaboli, egli non può fare a meno di definirlo “un poeta-scienziato”. Quindi passa a analizzare le immagini e i movimenti linguistici di Mussolini “scrittore autentico”, che ha “gusto per i grandi modelli della geometria e della meccanica”, sicché nel suo “organismo sintattico” le parole “si agganciano, si addentellano l’una all’altra come ruote di un ingranaggio. La frase non ha quasi bisogno di punteggiatura, tanto esatte, istintivamente calcolate sono le relazioni che, dentro di essa, collegano i singoli termini”. Commentando i brani di un discorso di Mussolini Debenedetti afferma: “La formula pare deflagri sull’intersezione dell’intelligenza, che ha compreso, con la passione attiva, che comincia a lievitare il dato. L’intelligenza mette la lucidità, la passione mette il movimento. Con l’inesauribile creazione di siffatte formule, aggiornando di continuo e stringendo la propria cultura in sintesi icastiche e fulminee, Mussolini ha dato e va dando una nuova cultura al popolo italiano”.

Questa obiettiva analisi è stata autorevolmente confermata, ad esempio, dall’illustre critico letterario Giovanni Mariotti che, commentando recentemente la notizia dell’inserimento degli scritti di De Gaulle nella collezione della “Pleiade” (una serie di volumi che raccoglie le opere dei più grandi scrittori francesi) ha affermato che l’unico politico della storia d’Italia che meriterebbe l’inserimento delle sue opere in una ipotetica “Pleiade” italiana è proprio Mussolini.…

Particolarmente significativo è poi l’indirizzo che Mussolini volle dare alla politica artistico – culturale del fascismo. In quegli stessi anni nella Germania nazista si bruciavano i libri e si distruggevano le opere d’arte delle avanguardie, in quanto “degenerate”, e nella Russia sovietica, dopo un inizio promettente, l’arte veniva rigidamente ridotta entro i canoni del “realismo socialista” (praticamente identico al “realismo nazista”!), mentre gli artisti indipendenti e creativi andavano incontro a un destino tragico, come il povero Majakovskj, che fu costretto a suicidarsi. Il regime fascista adottò invece un totale pluralismo in campo artistico, nel quale era possibile spaziare liberamente dall’architettura tradizionale e monumentale, allo stile novecento, al razionalismo, al futurismo, fino all’astrattismo.

Il gruppo degli astrattisti, in particolare, divulgò e attuò una concezione artistica del fascismo inteso come “grecità” contrapponendosi alla “romanità” imperante e ripropose quindi una teoria dell’arte fondata “sull’armonia che fece grande la Grecia di Pericle e la Firenze medicea” (Carlo Belli).

In particolare, nel campo architettonico, Mussolini decise di intervenire personalmente per vincere l’opposizione degli ambienti tradizionalisti, legati a un’arte accademica e superata che godevano però di una grande influenza politica ed economica, e che avevano suscitato violente polemiche in relazione ai progetti architettonici di stile “razionalista”.

Egli, ricevendo a Palazzo Venezia i due Gruppi razionalisti Piccinato e Michelucci, li elogiò senza riserve, dichiarando: “Darò ordine a tutti gli enti e a tutti i ministeri perché si facciano costruzioni del nostro tempo. Non voglio vedere Case Balilla e Case del Fascio con architetture del tempo di Depretis”.

Fu grazie al suo appoggio che Terragni poté realizzare le Case del Fascio di Como e di Lissone, che a Michelucci (che in seguito progetterà l’avveniristica “Chiesa dall’Autostrada” nei pressi del casello di Firenze) fu affidata la realizzazione della stazione di Firenze e a Piccinato quella di Sabaudia; che a Luigi Moretti fu assegnata la Casa delle Armi al Foro Mussolini e a Ridolfi, De Renzi e Samona gli edifici postali principali di Roma; che Piacentini chiamò Pagano, Aschieri Michelucci e altri, a collaborare alla costruzione della città universitaria di Roma, che fu tanto cospicua la presenza dei razionalisti alle Triennali milanesi e alle mostre celebrative del regime, a cominciare da quella stessa della Rivoluzione fascista.

Fu personalmente Mussolini, tagliando le piaggerie monumentalistiche interpretate e sostenute da influenti ambienti intellettuali, a bocciare il demenziale progetto brasiniano di demolizione e ricostruzione del centro di Roma in forme accademico – classicheggianti; fu lui in pieno parlamento a stroncare il palazzo dell’INAIL, sempre di Brasini, a via IV novembre, definendolo “un infortunio al palazzo degli infortuni”; ad impedire alle mire speculative dei “Beni Stabili” di costruire l’immancabile palazzo sulle rovine appena dissepolte dei templi repubblicani di Largo Argentina e, nientedimeno, all’Accademia di San Luca di riedificare la sua sede sui resti,da poco riportati alla luce, del Foro di Cesare a Via dell’Impero; a neutralizzare gli intenti della Confindustria di erigere la sua nuova sede immediatamente ai piedi della cordonata michelangiolesca del Campidoglio.

Il migliore interprete italiano dello stile razionalista fu Giuseppe Terragni (al quale è stato recentemente dedicata una retrospettiva antologica a Milano, nel palazzo della Triennale, altro capolavoro architettonico costruito durante il Ventennio) che, dal punto di vista politico, fu fascista non per opportunismo, ma per profonda convinzione (destinato al fronte russo, nonostante la fama e il prestigio che gli erano riconosciuti, chiese di combattere in prima linea senza alcun tipo di privilegio; tornato in Italia gravemente ammalato, morì nel 1943, lasciando gli schizzi per la costruzione di una avveniristica cattedrale).

A Como è possibile ammirare alcune delle sue opere più importanti: tra le altre l’edificio “Novocomum” di via Sinigaglia 1; l’asilo infantile “Sant’Elia” di via Alciato 15; il Monumento ai Caduti (rielaborazione di un progetto di Antonio Sant’Elia, architetto futurista morto giovanissimo nella prima guerra mondiale, autore di studi e progetti avanguardistici e stupefacenti) in viale Peucher, sul lungolago, nei pressi del tempio voltiano; e soprattutto, la celeberrima Casa del Fascio, in piazza del Popolo 4, unanimemente riconosciuta come un capolavoro architettonico. L’edificio, che è stato in parte “epurato” nella parte decorativa originale (immagini stilizzate e astrattizzate di Mussolini è, come ricorda il critico David Watkin:

“impostato su una pianta perfettamente quadrata, in asse con l’abside del Duomo, situato sul lato opposto di piazza dell’Impero (…) Una fila di 16 porte in vetro, funzionanti elettricamente per permetterne l’apertura simultanea, consentiva alla milizia di riversarsi scenograficamente nell’arena politica della piazza, offrendo una perfetta espressione di convergenza della mentalità futurista con quella fascista”.

Persino un critico parziale come il comunista Cesare De Seta dopo avere acrimoniosamente osservato che Terragni “compone ossessivamente in facciata, col disegno delle finestre, il tema astrattamente semplificato del fascio”, riconosce che l’opera è “raffinata, colta, sapientemente proporzionata e modulata nel suo secco volume così da risultare elemento insostituibile e dialettico rispetto alla piazza del Duomo”.

Il dato più interessante è comunque il fatto che, ad ispirare a Terragni la realizzazione del suo capolavoro, fu una frase di Mussolini: “Il fascismo è una casa di vetro”. Terragni riuscì genialmente a tradurre in opera d’arte l’affermazione di Mussolini come spiega il critico Marco De Michelis:

“L’edificio è infatti formato da un semicubo in cui le quattro facciate, tutte diverse, sono costruite nel rapporto fra la maglia della struttura e l’articolazione delle bucature, esaltando così la trasparenza delle superfici e accentuando il rapporto tra esterno e interno”.

Mussolini stesso fu spesso motivo di ispirazione per grandi artisti. Come non ricordare, ad esempio, la celebre “Ballata dell’Arci-Mussolini” di Malaparte (“Spunta il sole/canta il gallo/Mussolini monta a cavallo”)?

Come è noto, Luigi Pirandello aderì esplicitamente e pubblicamente al fascismo nel momento in cui questo subiva la sua crisi più grave: quella seguita all’assassinio di Matteotti (in relazione al quale Mussolini non aveva alcuna responsabilità, nemmeno indiretta). Mentre numerosi fascisti (alcuni sinceri, altri divenuti tali per opportunismo abbandonavano la nave coinvolta nella bufera e ormai prossima ad affondare, Pirandello gettò sul piatto della bilancia tutto il peso del suo nome e del suo prestigio, inviando a Mussolini questo telegramma: “Eccellenza sento che questo è il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita in silenzio. Se l’Eccellenza Vostra mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenervi il posto del più umile e obbediente gregario. Luigi Pirandello”.

Nel corso di un’intervista-fiume (che divenne poi un famoso libro) concessa eccezionalmente al giornalista ebreo Emil Ludwig, Mussolini fece, riguardo all’arte di Pirandello un’osservazione acuta e originale: “Pirandello fa, in fondo, senza volerlo, un teatro fascista: il mondo è quale vogliamo farlo, è la nostra creazione”.

In realtà l’intuizione di Mussolini era suffragata dall’interpretazione autentica dello stesso Pirandello, che dichiarava:

“Per me Mussolini è un uomo eccezionale. Forse pochi come me sono in grado di ben comprendere la forza e la sostanza della sua azione politica. La sua azione è fatta di attivismo, che crea continuamente la sua realtà e non subisce quella che creano o tentano di creare gli altri. Mussolini sa benissimo che la realtà non c’è data, ma che siamo noi a crearla, con una continua attività del nostro spirito. E con tenacia straordinaria quest’uomo grande,che il destino ha dato fortunatamente all’Italia, svolge la sua opera poderosa per la grandezza della Nazione”.

Mussolini fu spesso oggetto di rappresentazione pittorica e scultorea, non solo da parte di artisti “tradizionali”, ma anche da parte di artisti d’avanguardia come i futuristi. Ecco come lo descrive il fondatore del movimento, Filippo Tommaso Marinetti: “Mascelle quadrate stritolatrici; labbra prominenti sprezzanti, che sputano con spavalderia e aggressività su tutto ciò che è lento pedante analitico piagnucoloso. Gli occhi corrono ultradinamici. Lampeggia a destra e a sinistra la cornea bianchissima di lupo”.

Gabriele D’Annunzio invece era particolarmente ispirato dai celebri discorsi mussoliniani: “La parola di Dante ti s’attaglia… Ti ho ammirato e ti ammiro in ogni tuo atto e in ogni tua parola… Tu non sai ancora che io mi sono messo a tradurre la tua orazione stupenda alle genti d’Irpinia nel latino dei Commentari, non senza qualche acerbità sallustiana.”

Lo stesso D’Annunzio (con un procedimento simile a quello utilizzato per “La sera fiesolana”) dedicò a Mussolini una poesia ispirata al “Cantico delle creature” di San Francesco D’Assisi:

“Sii laudato, Tu che riesci a infondere nella nostra gente per troppo tempo inerte la volontà di questo compimento.

Sii laudato, Tu che tanti secoli senza gloria guerriera compisci con la composta bellezza di questo assalto e di questo acquisto! Per te oggi la Nazione trae un respiro dal profondo. E tutto è vivo, tutto respira…

Sii laudato, o capo improvviso dell’Italia acefala, Tu che restituisci Roma alla predestinata Italia…

O Benito Mussolini, oggi abbraccio in te il tuo coraggio impavido e la tua fede intemerata”.

Tra i tanti, immensi, meriti culturali di Mussolini, bisogna certamente ricordare il fatto che egli “lanciò” personalmente e in seguito aiutò e appoggiò, due grandi geni artistici: Giuseppe Ungaretti e Mario Sironi.

A scrivere la prefazione del “Porto sepolto”, la prima significativa raccolta di poesie di Ungaretti, fu infatti proprio Mussolini, che aveva ispirato al poeta la poesia “Popolo”:

“Insorse in mezzo ai forsennati richiamando ciascuno a dura voce e mutò in giorni audaci un fatto triste nella casa provata portò la calma rinfrancò i piangenti”.

Riferendosi ad essa Ungaretti scrisse, anni dopo: “Sono lieto e fiero, dopo tanti anni, nel vedere che in un punto il mio animo non muta, né potrà mutare: suggerita nel 1914 dall’Uomo che si affacciava allora per la prima volta al mio cuore, nell’edizione del 1919 e in questa d’oggi intitolata a Lui, pure essendo cosa futile davanti alla grandezza delle sue parole, è per me l’immagine della fedeltà,e, per questo, fra tutte le mie poesie la più cara.”

Collaboratore del “Popolo d’Italia” e “sansepolcrista”, Ungaretti elaborò nel 1924 “il primo programma fascista organico per la diffusione del nostro spirito e della nostra cultura”, e sottoscrisse, l’anno seguente, il Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile, al quale si contrappose il Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Croce. Proseguì quindi ininterrottamente la sua milizia, propagandando il fascismo in Italia e all’estero, e scrivendo il suo capolavoro, la poesia “Epigrafe per un caduto della Rivoluzione fascista”:

Ho sognato, ho creduto, ho tanto amato. Che non sono piu’ di quaggiù. Ma la bella mano che pronta Mi sorregge il passo già inerme, Mentre disanimandosi Mi pesa il braccio che ebbe volontà Per mille, E’ la mano materna della Patria. Forte, in ansia,ispirata, Premendosi al mio petto, il mio giovane cuore a sé immortala.

Apre in seguito vistose polemiche per difendere la sua fede politica: nel corso di una di esse se la piglia con Guido Piovene, e risolve ogni dubbio concludendo la diatriba con esclamazioni sacrali: “Il Duce mio! Il mio Duce!”.

A Marco Ramperti, che aveva tacciato i suoi versi di incomprensibile ermetismo, replica: “La mia poesia la capivano i contadini, miei fratelli in trincea; la capisce il mio Duce, che volle onorarla di una prefazione (…) Potrei dirgli che una vita durissima come la mia,fieramente italiana e fascista,sempre davanti a stranieri e connazionali, meriterebbe almeno di non vedersi accrescere le difficoltà da parte di giornali italiani e fascisti”.

E’ tale il suo fideismo che, indirizzando una lettera a una rivista francese, la firma: “Joseph Ungaretti, fasciste”. Riguardo all’impresa etiopica, sollecita “l’urgenza per gli italiani di riconquistare la propria potenza autoctona e universale, per la quale il popolo d’Italia è corso al fuoco nel ’15 e nel ’19, sicché oggi il Fascismo è uno dei grandi fattori della nuova civiltà basata sul lavoro e sul popolo”.

Sull’”Italia letteraria”, quando Mussolini pubblicò, per la morte del fratello, quella “Vita di Arnaldo” che Ungaretti definì “il segreto della sua grandezza”, scrisse, tra l’altro: “C’è un uomo ch’io venero tra i vivi, la cui presenza non si stacca mai dalla mia mente, nelle mie giornate, e nel silenzio delle mie lunghe veglie. Lo vedo lontano, solo, che riedifica la grandezza di un popolo. Sento la forza tremenda che gli ci vuole, e sento questa forza che passa in ciascuno di noi, e ci trasforma. Ma quale ricchezza di sentimenti ha dunque quest’Uomo, per essere così forte? C’è una parola di Arnaldo che egli ha sottolineato: “Abbracciare i fratelli che soffrono, e coloro che sperano.” Non è questa anche la sua parola? Quella che l’ha illuminato sin dagli anni più lontani della sua azione politica, e sino dall’infanzia,sempre! Non sentiamo noi che solo per il costante pensiero di alta pietà che regola ogni suo atto, tanta devozione, e tanta fede, e tanta ubbidienza è sempre stata attratta dalla sua persona? Così lontano! E così vicino al nostro cuore. Un uomo già da vivo circonfuso dalla luce del mito; ma che arriva a sé dai più semplici affetti.(…) E’ questo il segreto di Benito Mussolini, è questo il segreto di ogni grandezza: egli si è sempre chinato sulla sofferenza, essa è sempre stata fuoco alimentatore della sua volontà e della sua fede. Tutti gli italiani amano e venerano il loro Duce come un fratello maggiore”.

Riguardo a Sironi, bisogna rilevare anzitutto che la sua grandezza è stata riconosciuta solo in tempi recenti per ragioni esclusivamente e bassamente politiche: essendo egli sopravvissuto alla caduta del fascismo, senza peraltro mai rinnegare nulla del proprio passato, è stato particolarmente colpito, fino a poco tempo fa, dalla subdola e vergognosa censura, una sorta di tacita “damnatio memoriae”, decretata dalla incultura antifascista.

Per cercare di fare comprendere la sua grandezza mi limiterò a descrivere brevemente le vicende relative a uno dei suoi numerosi capolavori: il mosaico murale “L’Italia corporativa”, attualmente visitabile a Milano nel “Palazzo dei giornali”(ex sede del “Popolo d’Italia”) di Piazza Cavour. Tale opera fu presentata all’Esposizione universale di Parigi del 1937 e gareggiava, nel concorso artistico, con la celeberrima “Guernica”di Pablo Picasso. La situazione ambientale non poteva essere peggiore per l’artista italiano: si era nel pieno della guerra civile spagnola che vedeva la Francia schierata con i repubblicani (anarchici + comunisti) e l’Italia schierata con i nazionalisti di Franco; in Francia era al potere il Fronte Popolare(sinistre unite) violentemente antifascista; si era da poco conclusa l’impresa etiopica avversata dalla Francia; l’Italia non nascondeva le proprie rivendicazioni sulla Corsica e sulla Tunisia. Ebbene, LA GIURIA ASSEGNO’ IL GRAND PRIX ALL’OPERA DI SIRONI, nonostante tutti i tentativi di condizionamento da parte del governo e degli “intellettuali”, nonostante il suo soggetto apertamente e orgogliosamente ideologico, perché l’eccezionale contenuto artistico dell’opera non consentiva altra decisione.

Tale capolavoro corse il rischio di essere distrutto, al termine della guerra, dall’ignoranza e dalla barbarie antifascista: la persona incaricata della distruzione dell’opera, saggiamente, fece costruire delle impalcature, ma non eseguì l’ordine che gli era stato impartito. Solo per questo ci è ancora possibile ammirare quest’opera incredibile, il cui soggetto multiforme fonde mirabilmente temi politici, giuridici, economici e sociali con temi epici, mitici, religiosi e culturali, e nella quale il genio artistico fonde stili antichi (bizantino, romanico, rinascimentale – masaccesco) e contemporanei (soprattutto il cubismo e lo stile novecento).

Le ragioni della fedeltà di Sironi a Mussolini credo possano essere comprese anche riportando il ricordo del loro primo incontro (avvenuto a Milano, poco dopo la fine della prima guerra mondiale: Sironi sarebbe diventato il disegnatore del “Popolo d’Italia”) che rivela nel futuro Duce una bontà innata e una spiccata sensibilità ecologista ante-litteram. Ricorda Sironi:

“Chiesi senza avere risposta il permesso di entrare, poi mi decisi e lentamente avanzai. Un uomo curvo sulla scrivania con cappello e cappotto dal bavero rialzato (sembrava non mi avesse notato) scriveva assorto, ma evidentemente aveva avvertito la mia presenza. La stanza era gelida; la finestra del balcone aperta lasciava penetrare nebbia e freddo. Un improvviso frusciare d’ali mi fece alzare la testa; due o tre passeri con rapido volo entrando nella stanza dal balcone si posarono su di un grande armadio situato proprio alle spalle di Mussolini. Egli allora mi disse: “Non si meravigli del freddo, lascio la finestra aperta per dare la possibilità agli uccellini di venire a nutrirsi; d’inverno non hanno molte risorse in questa città’..”

In conclusione, vorrei ricordare che innumerevoli personaggi storici, molti dei quali protagonisti dell’universo culturale, hanno espresso, nei confronti di Mussolini giudizi, come dire, non del tutto negativi: Pio XI lo ha definito “l’uomo della Provvidenza” (giudizio condiviso da Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, il “papa buono”) Pio XII “il più grande uomo da me conosciuto, e senz’altro tra i più profondamente buoni” Gandhi “un superuomo”, Thomas Mann “un semidio”, Sigmund Freud “un eroe della Civiltà” (Kultur), Churchill “il più grande legislatore vivente”, Thomas Alva Edison “il più grande genio dell’età moderna”, Massimo Gorky “un uomo di intelligenza superiore”, Lloyd George “il Genio del dopoguerra” e “un uomo che desta ammirazione anche tra i suoi nemici, e che ogni giorno detta leggi circa il modo di governare i popoli in momenti difficilissimi”, Eden ha affermato che “le leggi del Duce e dei Suoi fedeli sono una pietra miliare nella evoluzione mondiale”, Baldwin che “non vi sono in Europa uomini di eccezione come Mussolini”, Hoare che “Mussolini è il massimo statista dell’Europa moderna”, Stalin che “con la morte di Mussolini scompare un grande uomo politico cui si deve rimproverare di non aver messo al muro i suoi avversari”, Stravinskij che “Mussolini è un uomo formidabile. Non credo che qualcuno abbia per Mussolini una venerazione maggiore della mia. Per me Egli è l’unico Uomo che conti nel mondo intero”, George Bernard Shaw che “Mussolini non è soltanto un uomo, ma una situazione storica”, Ezra Pound che “Jefferson fu un genio, e Mussolini un altro genio”, H.G. Wells che “Mussolini ha lasciato il suo segno nella storia”, Kipling “Vogliategli bene sempre, con un affetto ideale costante pensate che per l’Italia Egli è tutto”, Amundsen che “Soltanto Napoleone può paragonarsi a lui”, Alexis Carrel che “Cesare, Napoleone, Mussolini: tutti i grandi conduttori di popoli crescono oltre la statura umana”, l’Arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster (di recente beatificato dalla Chiesa) “Mussolini è il simbolo della Nazione, dello Stato, della Cristianità; Egli porta la Croce di Cristo, spezza le catene degli schiavi, spiana le strade ai missionari del Vangelo” e che “A Benito Mussolini Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore ha accordato un premio che ravvicina la sua figura storica agli spiriti magni di Augusto e Costantino”, Piero Mascagni “Più che a qualsiasi cosa, credo con assoluta convinzione a quella fede che il Duce ha espresso agli italiani con parola ferma e sicura”, Guglielmo Marconi “Rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d’Italia”, D’Annunzio “Io ho avuto da te, tra tanti altri benefizii portentosi, quel di vedere un uomo vivo creare il suo Mito sempiterno”, Pirandello “Mussolini recita, da protagonista, nel teatro dei secoli”, eccetera, eccetera eccetera..

E poi c’è ancora qualcuno che si stupisce perché in un sondaggio popolare promosso pochi anni dal “Corriere della Sera” per designare “l’italiano del millennio”, Mussolini si è piazzato tra i primi 5 classificati, accanto a Leonardo, Dante, Michelangelo e Cristoforo Colombo…

BUON COMPLEANNO MFL! (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Luglio 2008)

martedì, 28 ottobre 2008

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Il 25 luglio 1991 nasceva, grazie ad una straordinaria intuizione di Giorgio Pisanò, il Movimento Fascismo e Libertà nella sua attuale veste di movimento politico autonomo; per alcuni anni era già esistito come corrente interna del MSIDN… Tanto si è detto in questi anni a proposito di Giorgio Pisanò, a volte anche a sproposito; io stesso ho più volte avanzato forti riserve su certi suoi atteggiamenti ideologici (una strana predilezione per l’alleanza con gli USA e per il Patto Atlantico, una certa comprensione per la causa israeliana…), nonché a proposito delle sue capacità di gestione di un movimento politico composto, necessariamente, da più anime.
Anche il tentativo di operare una retromarcia nel 1994, allo scopo di impadronirsi del simbolo del fu MSI che si credeva di potere strappare a Fini, non piacque al sottoscritto ed a molti altri… Ma di una cosa almeno dobbiamo essere grati a Giorgio Pisanò: la creazione dell’unico (allora come ora) movimento politico italiano dichiaratamente Fascista nel nome e nel simbolo, e la sua successiva difesa strenua di fronte alle mille denunce che il ciarpame antifascista ci fece piovere sulla schiena subito dopo la fondazione e per molti anni ancora.
Non fu certo casuale la scelta del giorno in cui Pisanò decise di fondare il MFL: il 25 luglio, a ricordo di quell’infausto 25 luglio 1943, allorquando la parte peggiore dei vizi italici si manifestò agli occhi del mondo con il tradimento dei dignitari del Fascismo nei confronti del Duce; quel Duce che cessò di essere l’uomo della provvidenza e di avere sempre ragione… Quel Duce che tanto aveva dato agli italiani ed ai cialtroni che si erano nascosti nel Fascismo per fare una carriera che altrimenti non avrebbero mai fatto… Quel Duce la cui buona stella pareva volgere al termine e che si poteva, quindi, sacrificare quale unico colpevole di una sconfitta che pareva avvicinarsi.
Da quel 25 luglio tanta acqua è passata sotto i ponti, ma la nostra Patria pare destinata a rivivere quella data continuamente… Come se nel DNA dell’italiano medio ci fosse solo questo: il tradimento ed il voltare gabbana nella speranza di trarne vantaggi. Alla stirpe dei Badoglio e dei Vittorio Emanuele III si è sostituita la stirpe dei Fini, degli Storace, dei Romagnoli: Franza o Spagna, purchè se magna!
Ma accanto a questa stragrande maggioranza di italioti voltagabbana, è sempre esistita e sempre esisterà l’infima minoranza di quanti posso dire a voce alta: “Non ho tradito”. Gli eredi di quei soldati che, ancor prima della nascita della RSI, rifiutarono il tradimento e si schierarono con l’alleato germanico; gli eredi di quanti corsero a difendere la Patria sotto le insegne della RSI. Gli eredi di quanti, nel dopoguerra, non si rassegnarono a diventare missini o “di destra”.
Ed infine noi, a cui seguiranno altre minoranze che non tradiranno. Saremo forse destinati a perdere ancora una volta, ma conserveremo la fierezza di quelli che sanno restare in piedi fra le rovine e perdere con dignità. In un mondo di voltagabbana, eccoci ancora in piedi a celebrare un nuovo 25 luglio.

Carlo Gariglio

PREDAPPIO, 21 GIUGNO 2008 (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Giugno 2008)

martedì, 28 ottobre 2008

Si è svolta lo scorso 21 giugno a Predappio la riunione nazionale dei dirigenti del MFL; una volta tanto, le cose si sono svolte in maniera proficua e positiva, con una buona partecipazione dei Camerati.

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Citiamo per primo il Camerata perugino Simone Fanti, che ancora non avevamo avuto piacere di conoscere personalmente, ma che già si era fatto apprezzare per il suo attivismo in Umbria e dintorni; il Camerata Fanti è stato uno dei più insistenti nel chiedere un incontro nazionale per vederci finalmente di persona, ed è stato uno dei primi a giungere a Predappio per l’incontro del 21 scorso… Ce ne fossero di più di Camerati così convinti ed interessati!
Fra le sorprese più gradite c’è stata la presenza dei due nuovi dirigenti venuti dal Sud Italia, Alberto Fontanella e Daniele Calò, il primo arrivato dalla provincia di Salerno dopo una tappa a Roma dal Camerata Augusto Sensi, il secondo dalla provincia di Lecce dopo un viaggio avventuroso a base di treni ed autobus. La cosa non va presa sottogamba, poiché si può dire che è la prima volta che qualcuno residente all’estremo Sud si degna di attrezzarsi per presenziare ad una riunione del MFL e per conoscere i Camerati di altre regioni; di norma dagli iscritti del sud sono sempre arrivate litanie piagnucolose con le quali si drammatizzava la distanza da percorrere, con corollario di analisi tragiche sulla disoccupazione, sulla povertà ed altre amenità simili. Per non parlare del moltiplicarsi di “cugine” che si sposano proprio nel giorno della riunione e che non possono portare a termine la cerimonia senza il baldanzoso dirigente MFL locale!
L’esempio dei due Camerati citati dimostra, invece, che nessuno muore di fame o di stenti durante il viaggio se per un paio di volte l’anno ci si organizza per incontrarsi con i Camerati in quel di Predappio, località che oltre a rappresentare un punto di ritrovo irrinunciabile per quanti hanno il nostro stesso pensiero politico, ha in aggiunta il vantaggio di situarsi praticamente al centro dell’Italia…
Proseguendo con le gradite sorprese, è il caso di citare il Camerata varesino Ivan Del Giudice, già iscritto da alcuni mesi ma mai conosciuto fisicamente a causa del lavoro che lo porta a continue assenze da casa e ad avere ben poco tempo libero; questa volta il Camerata Del Giudice ci ha raggiunti viaggiando per conto sue ed ha accettato in sede di riunione di divenire il nostro Capo Provincia di Varese. Soddisfazione anche per il Camerata di Ancona che dopo averci seguito sul forum ci ha raggiunti per conoscerci e per preannunciarci la sua prossima discesa in campo nel MFL.
Una lode va anche al Camerata Augusto Sensi di Roma, peraltro già presente più volte alle riunioni del passato; il Sensi, data la disastrata situazione romana lasciataci in eredità dai maneggi del Generalissimo Pinocchiet e dei suoi unici discepoli, alias i fratelli Malfarà, si è dichiarato disponibile ad assumere il ruolo di Federale Regionale del Lazio e di Capo Provincia di Roma, nonostante famiglia e lavoro non gli consentano di avere molto tempo libero da dedicare al movimento. Oltre tutto, il Camerata Sensi si è presentato a Predappio con un regalo per tutti noi, interamente pagato da lui: ben un migliaio di biro pubblicitarie con impresso il nostro logo del Fascio repubblicano e l’indirizzo del nostro sito internet!
Tali biro sono state affidate al sottoscritto e sono a disposizione di tutti quei dirigenti che vorranno attivarsi per distribuirle in giro a fini di propaganda e di autofinanziamento, magari vendendole durante banchetti e volantinaggi ad una quota simbolica di 20 – 25 centesimi. Rammentino soltanto, quanti richiederanno una fornitura di biro, che queste non sono state pagate dal Sensi per finire nel portapenne di qualche tesserato, ma per circolare il più possibile!
Detto ancora dei Camerati sempre (o quasi!) presenti, come Tesauro di Milano, Pastormerlo di Pavia, Garziera di Como, Lucchesini di Livorno, passiamo ad esaminare quanto si è deciso in sede di riunione.
Abbiamo già accennato dei nuovi ruoli dirigenziali assunti dai Camerati Sensi e Del Giudice, che si uniscono a quelli dei Camerati già citati sul numero di maggio del nostro mensile… Resta da riferire la riorganizzazione delle cariche decisa dopo la defezione del Vice Segretario Nazionale Mazzer; sia per evitare di premiare eccessivamente qualcuno, sia per tornare ad una struttura già testata nel passato e rivelatasi più lineare, cioè senza sovrapposizione di cariche ed inutili doppioni, si è deciso che gli attuali Commissari Federali d’Area diventino tutti Vice Segretari Nazionali d’Area… In sostanza, avremo in ognuna delle aree d’Italia che coincidono con i collegi di voto per le Elezioni Europee (Nord Ovest, Nonrd Est, Isole, Centro, Sud), un Vice Segretario Nazionale che rappresenterà il sottoscritto ed il MFL tutto nella sua zona d’influenza, ma solo il quella. Tale struttura venne già sperimentata dopo il I Congresso MFL di Prato del 1998 (il sottoscritto venne nominato Vice Segretario Nazionale per il Nord Ovest Italia) e solo successivamente fu abbandonata, proprio per premiare il sottoscritto che era, nel frattempo, divenuto Consigliere Comunale a Dusino San Michele (AT). Il vantaggio di questa decisione è l’eliminazione di un doppione, poiché il Commissario Federale d’Area che risiedeva nella stessa zona del Vice Segretario Nazionale (nel nostro caso si trattava del Commissario Federale del Centro Italia), si ritrovava con una carica in realtà più virtuale che effettiva, essendo il suo ruolo di rappresentante della Segreteria Nazionale oscurato dalla presenza della Vice Segreteria. Si evitano, inoltre, eventuali gelosie che potrebbero nascere dal promuovere qualcuno che, seppur meritevole, non ha in realtà maggiori meriti di altri…
Ma la decisione più importante, già parzialmente dibattuta con i vari Camerati in diverse sedi, è stata quella del cambio di nome del nostro movimento… Si tranquillizzino i Camerati, più che un cambio si tratta di un’aggiunta: al nostro nome storico “Movimento Fascismo e Libertà”, verrà aggiunto il nome “Partito Socialista Nazionale”. Perché, si domanderà qualcuno?
In sostanza i motivi principali sono tre; innanzi tutto, è necessario dare una risposta forte e chiara ai vari “fascisti all’amatriciana”, cioè a quanti continuano a non capire (o a fare finta di non capire) che il Fascismo non è altro che la geniale applicazione voluta da Benito Mussolini per l’Italia del Socialismo nazionale, ovvero, di quella stessa ideologia che in Germania, grazie ad Adolf Hitler, prese il nome di nazionalsocialismo.
Il secondo motivo è la volontà di dare un taglio definitivo ad ogni collegamento e contatto con la cosiddetta “area”, cioè con quanti dimostrano il loro cretinismo etichettandosi con definizioni ridicole che nulla ebbero mai a che fare con il Fascismo, tipo “destra radicale”, “estrema destra” ed altre cretinate simili.
Il vero Fascismo non fu mai di destra, specie se per “destra” si intende quella parte politica liberista, conservatrice e legata a filo doppio con la borghesia capitalista e parassitaria. Il Fascismo nacque a sinistra, creando poi quella famosa “Terza Via” che sintetizzò mirabilmente quanto di buoni vi era a sinistra con quanto di buono vi era a destra… Lasciamo dunque i vari Romagnoli, Fiore, Tilgher, Floriani, ad inseguire Fini e Berlusconi nella gara di chi sia più cialtrone e più lacchè di una parte politica che con noi non ha nulla da spartire e che, giustamente, continua orgogliosamente a definirsi antifascista. Certo, possiamo senza dubbio ammettere che siano meglio i cialtroni dell’odierna destra rispetto ai cialtroni dell’odierna sinistra, ma ciò non basta certamente per aderire alla loro parte, né per schiavizzarci con le nostre stesse mani parteggiando per la setta più antiitaliana ed antifascista mai esistita, cioè la Chiesa Cattolica. Fra i punti costitutivi del Fascismo del 1919, noti come il programma si San Sepolcro, figurava il seguente:
“II sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi”.
Cerchiamo di ricordarcene, invece di scodinzolare festosi dietro alle sottane di una congregazione religiosa che si è battuta contro l’unità d’Italia, che ha tradito il Fascismo dopo averne abusato e che oggi lo relega fra le “barbarie” del XX Secolo e lo etichetta come “Male assoluto”… E tutto questo mentre flirta con i nostri nemici di sempre, promossi al rango di “fratelli maggiori”!
Ma il motivo più importante che ci spinge verso questo passo è il terzo: la necessità di trovare una scappatoia per esercitare i nostri diritti politici ed elettorali. Parliamoci chiaro: di tutte le nostre belle assoluzioni e vittorie al TAR spesso non sappiamo che farcene, dato che siamo nelle mani di una congrega di mafiosi che ha la sua testa pensante nella sede del Ministero dell’Interno a Roma, ed i suoi capi bastone all’interno delle varie Prefetture provinciali… Siamo legali a tutti gli effetti, ma negli ovattati uffici del Ministero ci è stato chiaramente detto che mai e poi mai ci verrà concesso di partecipare ad una elezione nazionale (Camera, Senato ed Europea) con il simbolo del Fascio, con la parola Fascismo e persino con la sola sigla MFL, in quanto per loro quella “F” è sinonimo di Fascismo! E questo in barba a tutte le assoluzioni ed a tutte le cause civili e penali che potremmo fare, in quanto le inique Leggi di questa Repubblica delle Banane prevedono che, in materia elettorale, le decisioni della Commissione Elettorale Centrale sono inappellabili!
A questo aggiungiamoci il fatto che risulta estremamente difficile colpire legalmente i tanti Vice Prefetti mafiosi che, nelle varie commissioni elettorali comunali cercano di sabotare le nostre liste contestando ora il Fascio, ora la parola Fascismo, ora la combinazione dei due elementi. Esistono province ad elevato tasso mafioso, come Como, ove non riusciamo a presentare una lista né con il simbolo storico, né con quello epurato dalla parola Fascismo… E nessun Tribunale tutela i diritti dei Fascisti dagli abusi dei capi bastone comaschi e dei loro omologhi di altre zone d’Italia. Persino il TAR, che in passato ci riconobbe tutte le ragioni e ci riammise a varie elezioni, è oggi passato armi e bagagli all’antifascismo più mafioso, dato che respinge regolarmente i nostri ricorsi con motivazioni risibili. Dobbiamo, dunque, trovare il modo di salvare le nostre liste elettorali e la nostra stessa esistenza! Continueremo certamente a presentarci come MFL con il nostro logo storico, ma dove la mafia non ci consentirà di passare, passeremo come Partito Socialista Nazionale (PSN), alla faccia dei Provenzano di provincia!
Vi terremo informati…

Carlo Gariglio

TRASFORMISMO E CRETINISMO (Pubblicato sul quindicinale “CIAOEUROPA”, Anno XVII – n° 6 – 15/06/2008)

martedì, 28 ottobre 2008

“Una delle cause di quello che si potrebbe chiamare “il malcostume politico italiano”, sta nel fatto che nessuno ha mai il coraggio di mostrarsi con i propri ed inconfondibili connotati politici”. 
No, non è un commento politico odierno del sottoscritto, ma una frase del nostro amato Benito Mussolini risalente al 17 febbraio del 1922! Sono passati più di 86 anni dal momento in cui il Duce la pronunciò, ma mai come oggi essa si rivela attuale nella politica italiana, sia in generale, sia nella cosiddetta “area”.
Anzi, a ben vedere, oggi le cose vanno persino peggio, dal momento che al solito trasformismo dei politicanti nostrani si affianca un sempre crescente cretinismo del cittadino – elettore, il quale pare non essere più in grado di comprendere quali siano le ideologie portate avanti dai “leader” che esso stesso sostiene.
Si badi bene: questo scritto non vuole essere una forma di polemica nei confronti degli altri movimenti della cosiddetta “area”, anche perché noi del MFL riteniamo che questa benedetta “area” non esista, quanto meno nell’ottimistica visione che molti hanno a proposito… E’ ben vero che varie cose ci uniscono, idealmente, ad altri movimenti, ma a fronte di ciò vi sono decine e decine di differenze negli ideali, nella prassi politica e nella strategia partitica, tanto che non è affatto realistico identificare tutti questi movimenti e queste persone in un concetto omogeneo come potrebbe sembrare quello di “area”. Ad ogni modo, ritengo che ciascuno sia libero di scegliersi la linea politica che preferisce, così come è libero di scegliersi i “padri” politici cui ispirarsi… Tuttavia, un minimo di senso del pudore e di coerenza da parte dei politici, ed un minimo di informazione da parte degli elettori non guasterebbero affatto!
Si assiste, non da oggi, a spettacoli pietosi dati dai nostri politicanti: personaggi ambigui che negano con forza quanto hanno sostenuto fino al giorno prima, movimenti che si alleano con tutto ed il contrario di tutto nella vana speranza di ottenere un minimo di visibilità, leader che ieri si abbracciavano e stimavano oggi si lanciano strali offensivi e diffamatori, partiti che si scindono, salvo poi tornare a federarsi in nome di una improbabile unità…
Ed in mezzo a tutto questo teatrino della politica, giustificabile (ma non approvabile) dal desiderio dei “capi” di issarsi su sgabelli e poltrone sempre più importanti, troviamo i cosiddetti “militanti” e gli elettori sempre più confusi e privi di bussola…
Ribadisco, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma una certa aderenza alla storia ed alla realtà attuale diviene sempre più necessaria, specialmente per quanti dicono di rifarsi ad ideologie quali il Fascismo… Ad esempio, si straparla di “destra” con varie etichette: sociale, estrema, moderata… Ma quando mai il Fascismo fu di destra? Se qualcuno si prendesse la briga di leggere il programma di S. Sepolcro del 1919, o le Leggi Sociali emanate a tutela dei lavoratori e delle classi meno abbienti durante il Ventennio, troverebbe delle grosse sorprese! Idem dicasi per quanti pretendono di tirare per la manica l’ideologia Fascista, avvicinandola a qualcosa che nulla ha a che fare con la sua storia… Abbiamo “Fascisti” che pretendono di vedere il Fascismo supino di fronte alle gerarchie cattoliche, “Fascisti” che si dicono antinazisti (con buona pace di quanti combatterono fino al 1945, senza tradire, a fianco dell’alleato germanico mentre i badogliani correvano incontro ai “liberatori”), “Fascisti” antiislamici, “Fascisti” filoamericani e filoebraici, “Fascisti” di sinistra… In poche parole, mentre a sinistra vige la prassi di definire “Fascista” tutto quello che non piace, in certi ambienti si pretende di dare la patente di “Fascista” a tutto quello che piace, finendo così per creare una parodia del Fascismo basata proprio sulla falsa descrizione del Fascismo data dagli antifascisti!
C’è chi crede di distribuire sprangate allo stadio in nome del Fascismo, chi pensa che assalire le forze dell’ordine sia “Fascista”, chi ritiene che un buon Fascista debba insultare la religione Islamica e chi ha l’ardire di pensare che un buon “Fascista” debba sostenere le politiche sfacciatamente filogiudaiche dei vari Berlusconi, Fini & C.
Tutto questo caos ideale deriva in parte dall’opera nefasta degli storici e dei gazzettieri di regime, ma anche, in buona parte, dall’opera altrettanto perniciosa di certi leader dell’area, i quali si sono sempre ben guardati dal chiarire le loro posizioni politiche, specie se queste non avevano nulla a che fare con il Fascismo storico, nonché da quello che non esito a definire cretinismo politico di tanti militanti – elettori… Parliamoci chiaro: qualcuno poteva essere giustificato a seguire Fini e soci quando questi straparlavano di Fascismo del duemila e definivano il Duce “il più grande statista del secolo”… Qualcun altro, con idee ovviamente diverse, potrà essere giustificato seguendo Fini e soci che definiscono il Fascismo come “male assoluto” e relegano il Duce nell’inferno dei “condannati dalla storia”… Ma se qualcuno che seguiva il Fini del passato continua a seguire anche il Fini attuale, come potrebbe essere definito se non cretino?
Che Fini sia disponibile a vendersi il deretano per proseguire nella sua ascesa politica di vertice è cosa normale, se vista con gli occhi del trasformismo politico senza ideali… Ma un elettore quale interesse ha nel fingersi ancora Fascista, salvo poi votare e sostenere personaggi che il Fascismo lo hanno ripudiato, deriso ed insultato? Quale rara forma di cretinismo spinge chi non ha in gioco interessi finanziari ad abiurare con i fatti le idee che dice di avere a parole? Che tipo di malattia mentale porta dei personaggi senza interessi particolari a salutare romanamente, con grida di “Duce, Duce”, personaggi come Berlusconi (da sempre definitosi antifascista), o come il neosindaco di Roma Alemanno, recentemente scopertosi frequentatore di Sinagoghe, amico dei partigiani e, ovviamente, mai stato Fascista?
Volendo usare un briciolo di logica e di coerenza, o si è Fascisti e si sostiene chi porta avanti l’ideale Fascista, o non lo si è, ed allora si può sostenere tranquillamente e coerentemente quelle succursali del Likud che in Italia si chiamano AN e La Destra… Che c’entra La Destra, si chiederà qualcuno? C’entra, c’entra…! C’è forse qualche lettore ancora convinto, nonostante tutto, che i signori fondatori di questo partito abbiano qualcosa a che fare con l’ideale Fascista? Bene, eccoci ad un altro esempio di cretinismo politico!
La Destra è stata fondata da noti personaggi che per ben 13 anni hanno sottoscritto tutte le porcherie di Fini e del suo staff, dalle abiure del Fascismo al mitico viaggio in Israele, passando per il riconoscimento al “valore” della cosiddetta resistenza partigiana… Ovviamente, questi personaggi sono stati fedeli alleati del Cavalier Berlusconi e della sua coalizione vergognosamente filoamericana e filoaisraeliana… Che cosa possano mai avere a che fare con il Fascismo, come ottimisticamente credono tanti “camerati”, è tutto da dimostrare… Ma c’è di più; se il passato di “lorsignori” dovrebbe bastare a mostrare la loro incompatibilità con qualsiasi ideale Fascista, il presente è ancora più illuminante… Lo stesso Storace, ospite di Enrico Mentana a “Matrix”, fu fiero di dichiarare tutto il suo amore per ebrei ed israeliani, vantandosi addirittura di essere stato lui, ben prima di Fini, a recarsi in Israele a rendere omaggio al popolo “eletto”! Come se non bastasse, uno dei colonnelli di Storace è l’ex deputato di AN torinese Roberto Salerno, ebreo e sionista dichiarato, tanto dichiarato da rilasciare un’intervista al quotidiano torinese “La Stampa” nel 2006, nella quale, oltre a dichiarare il proprio amore per lo Stato – pirata di Israele, confessava di essere riservista dell’esercito israeliano e volontario in caso di guerra contro l’Iran!
E proprio grazie al suddetto Salerno ho avuto, di recente, prova di quanto sia diffuso il cretinismo fra i tanti ragazzetti della cosiddetta “area” convinti di essere Fascisti; in un mio recente articolo, ove sostenevo la necessità per i Fascisti di astenersi dal voto alle elezioni politiche, parlavo dell’ebreo – sionista Salerno e del rischio che corre chi in maniera acritica sostiene certa gente convinta di fare gli interessi del Fascismo… Ebbene, uno dei tanti ragazzini che popolano le schiere dei movimenti d’area è intervenuto con un commento sul mio blog, dandomi dell’infame calunniatore perché osavo definire ebreo il “camerata” Salerno! Peccato che la fonte delle mie notizie fosse proprio il Salerno stesso!
Eccoci dunque al paradosso: un Fascista (sedicente) che insulta un altro Fascista per difendere un ebreo – sionista erroneamente ritenuto Fascista!
Ma di altri simili casi, cioè di “Fascisti” che oltraggiano altri Fascisti per difendere chi Fascista non è più o non è mai stato, se ne potrebbero riempire interi libri… Quanti sono ad esempio i Camerati che si sentono a casa propria militando nella Fiamma Tricolore? Molti, e molti dicono e scrivono cose condivisibili nei loro articoli e/o nei loro blog… Peccato che nessuno prenda in considerazione le dichiarazioni di quello che dovrebbe essere il loro segretario nazionale, ovvero Luca Romagnoli; costui, invitato anch’egli dall’ineffabile ebreo Mentana a “Matrix” nei giorni in cui si svolgeva la conferenza revisionista di Teheran, ebbe a dichiarare con forza di essere felice per la vittoria degli alleati nella II Guerra Mondiale, permettendosi poi di insultare i revisionisti, che definì “patetici” in quanto l’olocausto, bontà sua, è una fatto incontestabile… Dichiarazioni, come si vede, che ben poco hanno da spartire con il Fascismo, in quanto non si è mai visto un leader “fascista” essere felice per la sconfitta militare dei Fascisti!
Altro ci sarebbe da dire a proposito delle strane alleanze volute dal Romagnoli nel corso degli anni, da quella con Alessandra Floriani a quella con Storace e soci, passando per quella datata 2006 con la CDL, ma preferisco sorvolare, in quanto mi sono riproposto di basare i miei commenti su fatti e non sulle mie opinioni personali… Diciamo solo che i “Fascisti” alleati con i sionisti ebrei, con gli antifascisti di destra e con altri strani personaggi che poco c’entrano con il Fascismo, possono considerarsi quanto meno “Fascisti” sui generis!
Quanto detto finora sul cretinismo politico dimostrato da chi crede di servire un’idea servendo in realtà il suo opposto ben si adatta a molti altri casi; la stessa Alessandra Floriani, che creò un movimento politico “di destra” senza mai rinnegare le sue simpatie per USA ed Israele, venne da molti creduta la futura leader del Fascismo, tanto più grazie al cognome che immeritatamente porta in giro; legioni di ragazzini, traviati più dalle generose scollature e dagli abbondanti spacchi della signora, si presentavano su forum e spazi gestiti dal MFL per insultarci ed “imporci” di diventare seguaci della nuova “ducessa”… Senza accorgersi che la signora Floriani mai aveva avuto l’ardire di definirsi Fascista o di perseguire una qualsiasi politica che ricordasse anche solo alla lontana il Fascismo! Bastarono alcune dichiarazioni contro Fini e poche sparate “destrorse” per trasformare la signora in Regina del Fascismo!
La sua recente elezione nelle fila del PDL di Berlusconi, suo reale sponsor occulto fin dai tempi di Alternativa Sociale, basterà a dimostrare quanto dico?
Elezione che, guarda caso, ha favorito altro personaggio dal credo ambiguo che gravita intorno alla cosiddetta “area”: Roberto Fiore, il quale si è trovato, grazie allo sbarcare nell’italico parlamento della Floriani, promosso alla carica di Europarlamentare.
Eppure anche il buon Fiore non scherza, parlando di gente che pratica politiche ambigue nella cosiddetta “area”. Costui, infatti, ha più volte dichiarato la sua totale distanza dal nazionalsocialismo, ritenuto incompatibile con la sua visione da integralista cattolico… Ciò nonostante, legioni di forzanovisti si presentano al mondo ostentando svastiche, rune, teste rasate ed altri armamentari vicini al nazionalsocialismo… Come se ciò non bastasse, in un documento ufficiale sottoscritto da Forza Nuova Catania, il partito di Fiore prendeva le distanze anche dal Fascismo, definito regime reazionario, specie per quanto riguarda il Ventennio…
Ma i ragazzi di FN continuano a definirsi Fascisti e nazionalsocialisti, coprendo di insulti e contumelie quanti, come noi del MFL, si permettono di evidenziare le incongruenze di una base di sedicenti “Fascisti” diretta da personaggi che con il Fascismo non vogliono avere nulla a che fare. Chissà quando questo cretinismo politico della base d’area cesserà? Quando i Fascisti sosterranno i Fascisti ed i “destrorsi” sosterranno i movimenti di destra? Ci auguriamo presto…
Sarà, forse, l’inizio di una nuova stagione politica… E la fine di una “diaspora” Fascista che fa solo gli interessi del regime imperante!

Carlo Gariglio

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA” Maggio 2008)

martedì, 28 ottobre 2008

Uno dei motivi principali per odiare i falliti come l’ex vicesegretario Mazzer ed i suoi pochi accoliti, le cui “performance” abbiamo descritto nello scorso numero del mensile, è proprio il ritardo che creano nella attività del movimento e del sottoscritto Segretario Nazionale. Tutti sanno che siamo in pochi, non lo nascondiamo assolutamente… Così come non nascondiamo il fatto di essere sostanzialmente privi di risorse finanziarie ed appoggi da parte dei “media”… Indi, per mettere in campo qualsiasi tipo di attività che ci consenta di farci sentire, dobbiamo basarci sull’appoggio di tutti i tesserati e simpatizzanti, remando tutti nella stessa direzione e con buona lena… Doppia infamia, dunque, dimostrano quelli che coscientemente fanno entrare nel MFL squallidi personaggi che non hanno nulla a che fare con la nostra storia, al solo fine di sabotarne le attività dall’interno con la costituzione di correnti che “remano contro” quanto stabilito dal sottoscritto e dalla dirigenza tutta.
Avvalendoci di una metafora sportiva, possiamo dire con certezza che scivolerà molto più velocemente sull’acqua un equipaggio composto da due canottieri che remano con tutte le loro forze a ritmo e nella stessa direzione, che non un equipaggio composto da otto persone, quattro delle quali remano in una direzione, mentre due remano nel senso contrario ed altri due stanno immobili ad attendere gli eventi.
Tutta la recente storia del movimento dimostra quanto scritto sopra; i maggiori successi elettorali e propagandistici del MFL, infatti, sono stati raggiunti proprio nei periodi in cui i tesserati avevano raggiunto minimi termini, mentre i periodi di crisi peggiori, tipo quello appena superato con la cacciata di Mazzer e dei suoi dieci “apostoli”, si sono proprio verificati quando qualche decina di nuovi arrivati ha sì aumentato la base, ma al solo fine di assumere il controllo del movimento per farlo deviare dalla retta via.
Smettano quindi i Camerati, specie i più giovani, di piagnucolare sul fatto che siamo in pochi e con poche risorse, poiché uno dei pericoli più grandi che corre da sempre il MFL è proprio quello dell’ingresso contemporaneo di malintenzionati ed idioti vari, più o meno in buona fede, decisi a farci modificare la nostra linea politica e/o a farci bloccare ogni attività per impegnarci in estenuanti ed inutili battaglie (anche legali!) interne…
Negli anni passati un tizio di Vibo Valentia sbarcò nel MFL fra mille promesse, finse di tesserare una trentina di persone della sua zona per crearsi una corrente, e finì con il polemizzare perché il movimento non si voleva unire alla CDL di Berlusconi! Più di recente, un sottoculturato di Matera, scopertosi poi agli ordini dell’infame provocatore perugino di nome Faccia, imbarcò nel movimento cinque persone con il solo fine di diffamare il sottoscritto, richiedere un congresso straordinario (pare sia un vizio degli infami!) e tentare la scalata alla Segreteria Nazionale…
Questi ed altri casi similari meno gravi devono farci riflettere, unitamente al caso infinitamente più grave del Mazzer, il quale si è spacciato per Camerata ed amico fraterno per ben dieci anni, prima di scoprirsi un arrogante fallito che covava rancore e propositi di vendetta contro chi non gli dava quello spazio e quella leadership che si illudeva di meritare.
Non si può essere sicuri di nessuno, dunque, ma possiamo almeno tutelarci in parte cercando di selezionare i nuovi Camerati prima del loro ingresso nel MFL; ed è proprio in questa direzione, che faceva a pugni con la teoria dell’imbarcare cani e porci cara al Mazzer, che vanno i miei tentativi di dare una linea politica chiara al movimento, con articoli che trattano la questione evidenziati sia sul nostro sito internet, sia sul mio blog personale, sia sulle pagine di questo mensile. Nella stessa direzione vanno le regole del decalogo che tutti i nuovi iscritti devono sottoscrivere prima di diventare militanti del MFL; tale decalogo, che chi arriva sul nostro sito non può evitare di vedere, spesso non viene adeguatamente evidenziato dai vecchi tesserati, allorquando tramite loro giunge un nuovo “adepto”… Non a caso il Mazzer convinceva i suoi cerebrolesi ad aderire anche se in netto contrasto con il decalogo, sostenendo che le direttive del Segretario Nazionale erano semplici opinioni personali… Sarà il caso, da oggi in poi, di dare il giusto risalto alla linea politica del movimento, al programma e al decalogo, in modo tale da evitare di imbarcare qualche piantagrane convinto di essere arrivato in una delle tante succursali del fu MSIDN, o in uno dei tanti movimentini nati dopo Fiuggi, nei quali ci si definisce con orgoglio “di destra”, antinazisti, filoamericani, antiislamici, integralisti cattolici e schifezze simili.
Seguano questo mio saggio consiglio i dirigenti ed i Camerati tutti del MFL, altrimenti, così come il Mazzer è stato individuato come unico responsabile del rinnovo e del tesseramento di alcuni imbecilli in netto contrasto con la linea politica decisa dal MFL, saranno loro stessi a rispondere del comportamento “badogliano” di eventuali nuovi tesserati da loro proposti.
Altri mezzi per tutelarci dagli infiltrati e dalla commistione con i soliti gruppuscoli della destra estrema e radicale sono attualmente in fase di studio e verranno resi noti dal sottoscritto nel prossimo futuro; grossi cambiamenti organizzativi ci attendono e nuovi sistemi per combattere i boicottaggi dei mafiosi ministeriali che tentano costantemente di tenerci fuori dalle elezioni sono in fase di studio.
Intanto, alla faccia dei mazzeriani, il MFL non è certamente stato fermo, nonostante l’attenzione sia stata rivolta, giocoforza, a rintuzzare le mire dei golpisti all’amatriciana; ad esempio, in occasione delle elezioni dell’aprile scorso, una lista del MFL è stata presentata per la prima volta in provincia di Pavia, precisamente a Castello d’Agogna.

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Grazie al valido apporto del locale Capo Provincia, Giuseppe Pastormerlo, coadiuvato dagli altri Camerati lombardi, siamo riusciti a fare accettare dalla Commissione Elettorale il nostro logo di riserva, ovvero quello senza la parola “Fascismo” ma con la sigla “MFL”. Purtroppo, dato che il destino si accanisce sempre contro le persone migliori (non a caso i personaggi come Mazzer godono di ottima salute…!), la campagna elettorale nel comune pavese non è mai partita, in quanto il Camerata Pastormerlo (cui rinnoviamo le condoglianze già espresse in altre sedi) è stato colpito dalla morte della madre proprio il giorno in cui avrebbe dovuto recarsi a Castello di Agogna per iniziare un volantinaggio a tappeto. Nonostante ciò e nonostante la solita mancanza di candidati locali, la lista del MFL è riuscita a spuntare un dignitoso 1,2%…

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Della lista Campana saltata grazie al boicottaggio degli ominidi fedeli al Mazzer abbiamo già detto nel numero scorso; in questa sede ricordiamo, invece, l’ennesimo boicottaggio subito in provincia di Como, dove il Camerata Garziera si è visto per l’ennesima volta respingere la lista sia in prima presentazione, sia con il logo di riserva… Ragion per cui abbiamo deciso di presentare ricorso al TAR della Lombardia e querela contro i membri della Commissione Elettorale di Erba (CO)… Procedure costate più di 500 Euro (lo dico per fare capire a chi dovesse condividere i dubbi dei mazzeriani sulla gestione della cassa!), sui cui esiti riferiremo nei prossimi numeri del mensile.
Avremmo potuto essere presenti anche in provincia di Palermo, in ben due comuni, ma purtroppo ci siamo scontrati con le Leggi speciali che vigono nell’isola, essendo la Sicilia una Regione a Statuto Autonomo con proprie Leggi Elettorali… E così le due liste MFL sono state ricusate non a causa del simbolo, che in Sicilia è stato legalizzato fin dal 1993, ma a causa della mancanza dei certificati antimafia, ovvero delle ridicole autocertificazioni ove si dichiara di non essere mafiosi e di non essere imparentati con mafiosi!
Ci piacerebbe sapere come fanno i noti galantuomini di area DC – PDL come il “mitico” Totò Cuffaro a candidarsi liberamente in Sicilia, date le vigenti Leggi…
Tutto serve a fare esperienza: il prossimo anno non ci troveremo impreparati neppure in Sicilia.
Elezioni a parte, negli ultimi mesi molte sono state le affissioni ed i volantinaggi effettuati dai Camerati di varie zone d’Italia. Fra le affissioni segnaliamo il costante lavoro del Camerata Mirko Angelone di Padova, che copre regolarmente i comuni della sua provincia suscitando il solito sdegno dell’immondizia partigiana (le ultime proteste risalgono alle affissioni di Abano Terme), nonché lo sdoppiamento del Camerata Alberto Fontanella, domiciliato (ed attivo) in provincia di Salerno per motivi di studio, ma residente (ed attivo!) a Catanzaro, ove torna regolarmente per visitare la famiglia e per operare affissioni e volantinaggi per il MFL.
In particolare, giova segnalare l’attivismo in occasione del 25 aprile scorso; un bellissimo volantino che ricordava gli eccidi dei barbari partigiani è stato diffuso dal sottoscritto a tutte le redazioni dei maggiori quotidiani italiani, ed è stato consegnato manualmente a molti cittadini in occasione dei vari volantinaggi svolti. A Milano un gruppo di Camerati capitanati da Gian Franco Tesauro si sono ritrovati in piazza per volantinare; a Catanzaro Lido il Camerata Fontanella ha distribuito i volantini addirittura in mezzo agli idioti convenuti per la solita pagliacciata targata “Beppe Grillo”, mentre il nuovo Capo Provincia di Alessandria, Tony Godino, si è dato da fare nella sua città distribuendo un centinaio di volantini.
Importante sottolineare, a conclusione di questa breve puntualizzazione inerente la salute del MFL (alla faccia del cialtrone romano che, per accreditarsi come il “salvatore della Patria”, diffondeva in tutta Italia notizie false ove definiva il MFL “malato in fase terminale”), l’ottimo comportamento dei Camerati di più recente acquisizione, nonché l’arrivo di nuovi attivisti che paiono decisi a farsi valere… Oltre alle colonne portanti di vecchia data come Gian Franco Tesauro, Emanuele Garziera, Giuseppe Pastormerlo, Mirko Angelone, Francesco Capizzi ed Andrea Chessa, fra i recenti acquisti attivi fin da subito come Alberto Fontanella e Tony Godino, vogliamo ricordare il Camerata Simone Fanti, attivatosi nella difficile zona di Perugia e già conquistatosi alcuni spazi sulla stampa locale grazie ai suoi puntuali interventi e comunicati stampa…
Ed infine, una menzione per i nuovissimi incaricati del MFL, come il Camerata Daniele Calò, che si è preso l’incarico di fare rinascere l’attività del movimento nella Regione Puglia e che pare animato dalle migliori intenzioni, così come il nuovo Capo Provincia di Frosinone, Davide Caluppi, che si sta attivando in una provincia per troppo tempo trascurata e mai curata da quel Mazzer che avrebbe dovuto coordinare quanto meno le attività della Regione Lazio, non a caso una delle meno attive e prolifiche per quanto riguarda il numero dei tesserati… Ma si sa, pontificare restando sdraiati sul proprio divano ed addebitare le proprie colpe al Segretario Nazionale, che ha le spalle larghe, è sport spesso praticato, soprattutto nella provincia di Roma e nella Regione Lazio!
Ma nonostante il gracchiare di gufi e corvi, il MFL resta vivo e vegeto, orgoglioso delle proprie dimensioni ridotte, ma sempre deciso a farsi sentire nel panorama politico italiano. Certamente non saremo mai un movimento di massa, né mai avremo la possibilità di correre per governare il Paese o eleggere Deputati al Parlamento, ma non è questa la nostra missione.
Noi siamo nati e restiamo vivi per fungere da esempio, per dimostrare ai tanti badogliani della cosiddetta “area” che si può vivere e fare politica da Fascisti, senza rinnegare il nostro passato, senza rinnegare le nostre alleanze e senza scodinzolare di fronte al giudeo di turno per ottenere la sua comprensione e la sua approvazione. Nessuno dei nostri nemici storici ha la necessaria autorità morale e spirituale per distribuire patenti di agibilità ai Fascisti! Il Fascismo va difeso in toto e non smembrato per conservarne quanto fa comodo e rinnegarne le scelte più difficili, come costume dei tanti “fascisti all’amatriciana” che infestano i movimenti d’area e talvolta lo stesso MFL…
Questo ci è costato e ci costerà caro, non c’è dubbio; restare in piedi fra le rovine non è mai facile, ma dobbiamo resistere e fare quadrato, non di fronte ai nemici, i quali hanno la sola arma della calunnia dalla loro, ma di fronte ai falsi amici, ovvero quanti offrono al mondo una rappresentazione farsesca del Fascismo, trascinandolo a destra, facendone un servo della Chiesa e rinnegando le alleanze con gli altri Camerati del mondo. Ecco la nostra missione!

Carlo Gariglio

GOLPISTI ALL’AMATRICIANA (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Aprile 2008)

martedì, 28 ottobre 2008

Dopo tanto fascismo all’amatriciana, potevamo farci mancare un bel golpe all’amatriciana? Certo che no, noi del MFL non ci facciamo mancare nulla!
Avevo sperato, invano, con i miei articoli dei mesi scorsi di spingere qualcuno alla riflessione, ma evidentemente le persone mediocri quando si sentono toccate sul vivo sanno rispondere soltanto con il rancore ed il tentativo di “farla pagare” a chi “osa” metterli di fronte alle proprie miserie umane e politiche. Abbiamo sperato che l’ormai ex Vicesegretario Mazzer, vero leader del fascismo all’amatriciana più volte stigmatizzato, completasse i suoi studi sul Fascismo storico e si desse una regolata a proposito di certe sue posizioni, le quali lo avevano fatto diventare un oggetto estraneo al MFL mal sopportato da iscritti e dirigenti… Ma dato che di solito l’ignoranza delle persone va di pari passo con la loro arroganza, il Mazzer ha covato per mesi propositi golpisti, cercando di coinvolgere nei suoi vaneggiamenti la parte peggiore del movimento, ovvero una decina di loschi individui fatti tesserare da lui apposta per sabotare il MFL dall’interno… Infamia su infamia… Tramare contro il legittimo Segretario Nazionale ed aprire le porte a veri e propri cialtroni che nulla hanno a che fare con lo stile e la cultura Fascista, al solo scopo di spaccare il movimento per sentirsi vivo e dare un senso ad un’esistenza vuota, almeno per quanto riguarda la politica e la considerazione goduta…
Francamente il solo riportare alla memoria le azioni di simile individuo mi disgusta, ma anche quanti non hanno seguito direttamente tramite la rete internet gli avvenimenti hanno diritto di sapere… Con un’avvertenza: quanto verrà qui scritto è verificabile da chiunque voglia prendersi la briga di iscriversi al Forum telematico del MFL e di consultare l’archivio dei messaggi; purtroppo per Mazzer e soci quanto viene scritto non si cancella e resta perennemente negli archivi, ad eterna dimostrazione dell’infamia cui possono arrivare certi piccoli uomini, capaci di fingere amicizia e cameratismo per dieci lunghi anni, salvo poi scoprirsi peggiori degli infiltrati ministeriali perugini, milanesi e pordenonesi che tutti ben conosciamo.
Con il presente articolo tiriamo le somme sul caso Mazzer, che qui definiremo, prendendo a prestito una simpatica definizione coniata dal dirigente sardo Andrea Chessa, il “generalissimo” Pinocchiett, soprannome meritato grazie al quantitativo industriale di balle e retromarce prodotte dal Mazzer nell’ultimo anno.
Cominciamo subito col dire che coloro che hanno sentito parlare colui che all’poca era il Vice Segretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà Alberto Mazzer, oppure hanno avuto l’inconveniente di leggerlo sul nostro forum telematico o, peggio, si sono visti recapitare a casa le farneticazioni che lo stesso elabora mensilmente a nome della CULTA., ricordano con ironia le digressioni filocattoliche con le quali il Generale Pinocchiett voleva trasformare il MFL in una accozzaglia di cattolici in stile forzanovista, dando dell’ignorante, dell’imbecille o addirittura del “privo di morale” a chiunque non si trovasse in piena sintonia con le sue posizioni da baciapile… A chi osava chiedergli garbatamente delucidazioni su come potesse essere servo di due padroni, cioè servire una ideologia politica, il Fascismo, ed una Chiesa Cattolica che l’aveva definita “male assoluto”, veniva puntualmente travolto dall’indignazione del Generale senza esercito e ammonito a non sfidare l’autorità costituita. Autorità del Mazzer, si intende, che addirittura decenni prima della nascita del MFL, a suo dire, aveva seguito Pisanò nelle sue avventure (benché non si trovi alcuna traccia, negli archivi del MFL e del giornale “Il Candido” di questa presenza fondamentale) e quindi aveva, solo per questo fatto “ereditario”, il diritto di parlare e di proferire sentenze più degli altri che invece nel MFL ci sono “solo” dalla sua fondazione, come il sottoscritto, o da cinque o dieci anni, come altri… Un po’ come nelle corti rinascimentali o feudali dove il diritto del “signore” sui suoi vassalli era stabilito in base alla semplice discendenza dinastica. Anche se il “signore” in questione ben se ne guardava dallo scendere in campo in prima persona per contendere la carica di Segretario Nazionale al sottoscritto: molto più prudente e redditizio lasciare ad altri gli oneri, presentandosi solo quando si trattava di raccogliere gli onori!
Non annoieremo i camerati sulle divagazioni storiche, politiche e geostrategiche del Mazzer stesso, che quasi ci spingono a ricordarlo con una certa nostalgia per i sorrisi ironici che, pur nello sconforto seguente alla lettura dei suoi pseudo-articoli giornalistici (corretti con improbi sforzi dal sottoscritto senza mai meritare lo straccvio di un “grazie”), riusciva a strapparci. Anzi, questa era la condizione in base alla quale la maggior parte di noi sopportava i suoi deliri all’interno del MFL, quasi come i ragazzini sopportano benevolmente il nonno burbero e brontolone.
Il comportamento del Mazzer ha avuto però un netto cambiamento, in senso negativo, dal 2007 in poi. Non contento delle sue perle di politica con le quali, nonostante tutto, ci deliziava, “er Duce de noantri” ha cominciato pubblicamente, e quindi con grave danno per la stessa immagine del Movimento, non solo ad insultare i dirigenti (il Federale della Sardegna, Andrea Chessa; il dirigente regionale della Campania, Alberto Fontanella; il dirigente lombardo, Gianfranco Tesauro; il referente estero di Malta Salvatore La Grasta, altri iscritti, tesserati e simpatizzanti) che contestavano sia le sue posizioni deliranti, sia l’inattività (quando non il vero e proprio sabotaggio) perenne di alcuni suoi pupilli romani, nonché a tentare di sminuire l’autorità ed il ruolo del sottoscritto Segretario Nazionale… Il quale, sosteneva in pubblico il Mazzer, quando dava delle direttive non parlava a nome del Movimento ma solo a titolo personale (il Segretario Nazionale eletto nel 2001 e riconfermato nel 2006 da ben due congressi nazionali!) e che – questo il Mazzer ha subdolamente lasciato intendere in pubblico, ribadendolo in privato ad alcuni dirigenti nazionali nella vana speranza di imbarcarli nel suo golpe all’amatriciana, non avendo il coraggio di presentare mai, in alcuna sede né in alcun modo, reclamo esplicito – rubava i soldi dei tesserati, arricchendosi grazie alla cassa MFL. Inoltre il Generalissimo Pinocchiett attribuiva al sottoscritto la responsabilità per lo scarso impegno militante dei camerati del MFL e per l’esiguità numerica degli iscritti (secondo Mazzer, infatti, quel cattivo e ingrato Segretario Nazionale era troppo burbero verso quei piccoli e sensibili e candidi dirigenti e militanti, i quali non andavano blanditi neppure se sabotavano l’esistenza stessa del movimento!), dimenticando che sotto la dirigenza del sottoscritto e nonostante i fannulloni e buoni a nulla tanto cari al Mazzer, il MFL raggiungeva risultati che neppure all’epoca del tanto amato Pisanò era mai riuscito a conseguire.
Resterebbe da chiarire a questo punto, in nome della semplice logica, con quale faccia tosta il Mazzer dia al sottoscritto contemporaneamente del ladro – lo ripetiamo, seppur velatamente, forse per evitare qualche denuncia – accusandolo di farsi ricco con i soldi dei tesserati, salvo poi accusarmi anche della quasi totale mancanza di tesserati. Con i soldi di quali tesserati si sarebbe allora arricchito il sottoscritto?
Ciò nonostante la proverbiale pazienza dei dirigenti MFL, in primis del sottoscritto (calunniato, diffamato e sminuito nella sua autorità politica), ha fatto si che il Generale senza esercito, che in qualunque altro Movimento, Partito, o circolo di bocce circoscrizionale sarebbe stato cacciato via seduta stante a pedate, rimanesse nel MFL, seppur sospeso dalla carica. Ma nonostante ciò, non contento dei vari richiami scritti del sottoscritto e di alcuni tentativi di conciliazione verbale portati avanti da Andrea Chessa, il Generale Pinocchiett continuava imperterrito la sua azione di sabotaggio ai danni del MFL, ignorando la notifica via Forum e via gruppo telematico riservato ai tesserati del MFL relativa alla sua sospensione da ogni carica ed incarico, notificatagli intorno al mese di dicembre, come previsto dalle norme statutarie tanto care al Mazzer, nell’intento di far così raffreddare i bollenti spiriti di quest’ultimo. Ma “er Duce de noantri” non conosce tregua: lo vediamo indire una riunione per il 1° marzo 2008 a Napoli, con la scusa di dirimere alcune questioni legate alla Regione Campania, i cui dieci tesserati da ben due anni abbonanti non riuscivano a produrre alcun tipo di attività… E neppure a nominare un Capo Provincia, evidentemente troppo impegnati a discutere fra loro di quanto sia brutto e cattivo il Segretario Nazionale amico dei “nazisti”!
Volendo ancora una volta credere alla buona fede del Mazzer, la riunione non venne bloccata dal sottoscritto, sperando che costituisse un nuova punto di partenza per un attivismo serio e fedele alla linea del MFL da parte di Mazzer e soci… A questa riunione partecipava anche il Federale della Campania, cioè il camerata Fontanella, per controllare gli avvenimenti e riferire al sottoscritto… Ma ecco che durante questa riunione, in spregio allo Statuto MFL ed alle leggi nazionali, tutte cose tanto care al Pinocchiett quando gli fanno comodo, non solo viene regolarizzata dallo stesso Mazzer con una decina di deleghe scritte e non autenticate da nessuno (cosa che le rende di fatto carta straccia), ma si registrano anche come dirigenti dei personaggi rimossi d’urgenza dalle cariche mesi prima dallo stesso MFL (l’ex Federale della Regione Lazio, Giovanni Malfarà), arrivando persino, infamia su infamia, a richiedere un congresso nazionale straordinario per sconfessare la linea politica del sottoscritto! Il tutto disprezzando lo Statuto del MFL, all’interno del quale sono chiaramente previste le modalità per richiedere la convocazione di un congresso straordinario, ovvero tramite le firme del 50% + 1 dei Federali Regionali… Nessuno dei quali, ovviamente, appoggia il progetto del golpe all’amatriciana del Generalissimo Pinocchiet…A tale demenziale ed illegittimo progetto partecipano soltanto due fratelli residenti a Roma, illusi di vendicarsi del sottoscritto “reo” di avere privato delle cariche uno dei due, e buona parte dei militanti napoletani i quali, appena qualche settimana dopo, mostreranno a tutto il MFL lo spessore della loro militanza, impedendo con il loro menefreghismo – ma meglio sarebbe dire sabotaggio – la presentazione di una lista MFL in un Comune della Regione Campania che il camerata Fontanella aveva già predisposto con l’aiuto del sottoscritto e dei militanti veri.. I degni emuli del Mazzer, infatti. nonostante avessero preso precisi impegni col camerata Fontanella per la presentazione della lista, dando la loro disponibilità ad accompagnarlo in automobile al Comune, dato che questi si trovava temporaneamente senza la propria autovettura, pochissime ore prima dell’appuntamento si rendevano irreperibili, lasciando il camerata Fontanella appiedato ed impossibilitato a consegnare al Comune la lista completa di candidati e documenti vari.
Ecco a chi il Generalissimo Pinocchiet si affidava per tentare il suo golpe all’amatriciana: falliti, vigliacchi, infiltrati e sabotatori… E fra questi comprendo anche i due famosi fratelli romani, convinti dal Mazzer a rinnovare una tessera che non gradivano più, al solo fine di sostenerlo… Benché essi stessi considerassero il Mazzer poco più che una macchietta sulla quale ridere di gusto durante le telefonate che ci scambiavamo prima della litigata!
A questo punto, come i camerati potranno comprendere, si è resa necessaria l’immediata espulsione di Mazzer che deve essere ratificata – come previsto dallo Statuto del Movimento – dall’Ufficio Politico Nazionale. Già questa azione, una volta ratificata dagli aventi diritto, sarebbe bastata (ed avanzata!) per espellere “Er duce de noantri” nel pieno rispetto delle regole. Ma siccome il sottoscritto, al contrario del Mazzer, non è un freddo burocrate, né un personaggio squallido che pretende di restare in Paradiso a dispetto dei Santi, veniva richiesto anche il parere scritto dei Federali Regionali, nonché di qualsiasi altro tesserato MFL interessato ad esprimersi benché non facente parte dell’Ufficio Politico Nazionale. A tutti veniva chiaramente detto che non ci sarebbe stato più spazio per accordi in stile “tarallucci e vino”: o la maggioranza del MFL cacciava Mazzer, oppure sarebbe stato il sottoscritto ad andarsene, caso mai una qualche malattia mentale avesse imposto a dirigenti e militanti di votare a favore del Mazzer. La mia dignità non è in vendita e non ambisco a restare a forza in un consesso che dovesse rifiutarmi chiaramente!
In virtù di quanto sopra, buona parte del MFL si esprimeva, sia tramite lettere inviate alla Segreteria Nazionale, sia tramite mail, sulla richiesta espulsione del Mazzer in maniera inequivocabile… Con una maggioranza schiacciante di tipo “bulgaro”, viene decretata l’espulsione “der Duce romano” dal Movimento Fascismo e Libertà. Finiscono i sogni di gloria e le millanterie del Pinocchiet, il quale non riesce a raccogliere neppure un voto palese a suo favore; due regioni si astengono, altrettanti Capi Provincia pur appoggiandolo non osano ammetterlo in pubblico, mentre tutti gli altri dirigenti, compresi quelli esteri, richiedono l’espulsione a gran voce.
Qualcuno potrebbe pensare che a questo punto la cosa finisca qui e i camerati del MFL possano riprendere il loro lavoro, essendosi finalmente liberati del re dei sobillatori e dei sabotatori del lavoro altrui. Niente di tutto questo.
Il Mazzer, appena ricevuta conferma della sua espulsione decretata con editto bulgaro dalla stragrande maggioranza dei camerati del MFL, anziché prendere atto dell’evidenza, telefona a Chessa, Tesauro ed altri, minacciando contro di loro clamorose azioni legali per averlo espulso! Forse era convinto dell’esistenza nel codice penale di un reato di “lesa maestà mazzeriana”…
Ma tutto, precisa lui, sarà sempre fatto per tutelare il buon nome del MFL e del Fascismo stesso… Ci mancherebbe altro!
“Er Duce de noantri” è un fiume in piena; un fiume di contraddizioni, si intende. Innanzitutto contesta le cooptazioni operate dal sottoscritto per garantire il funzionamento dell’Ufficio Politico Nazionale, fino a quel momento incompleto, e le dichiara contro lo Statuto MFL e contro le leggi italiane: peccato che le nomine siano talmente regolari che lui stesso le ha ratificate e accettate pubblicamente con messaggi sul forum e sul gruppo yahoo riservato ai tesserati MFL (abbiamo in archivio le sue notifiche). Contesta poi sia la sospensione, sia l’espulsione: lui si aspettava la lettera di raccomandata con ricevuta di ritorno, come da Statuto MFL. Viene da pensare che si parli di due statuti diversi, e che il Generale Pinocchiett se ne sia creato uno a suo esclusivo uso e consumo: andando a leggere lo Statuto, infatti, non si fa riferimento ad alcuna modalità di notificazione dei provvedimenti in particolare. Pertanto non vi è alcun obbligo di mezzi cartacei, e con buona pace di Mazzer il provvedimento può benissimo essere ratificato alla casella di posta elettronica personale che si sa in uso dal Mazzer e che lo stesso utilizzava regolarmente per la “gestione” del Movimento. (L’obbligo di raccomandata con ricevuta di ritorno è contemplato dalla legislazione italiana in alcuni casi di controverse giudiziarie, lavorative e/o legislative che non è qui il caso di approfondire. “Er Duce de noantri” fa probabilmente confusione tra la sua attività sindacale e quella politica).
Credete che a questo punto il Mazzer dimostri un minimo di orgoglio prendendo atto dell’evidenza dei fatti e se ne vada per la sua strada? Ma nemmeno per sogno!
In data 4 maggio 2008 il Pinocchiett indice un congresso straordinario. Nella prima pagina del documento che invia a tutti, compresi i dirigenti MFL, la presunta riunione straordinaria è una riunione di autoconvocati. Il Mazzer qui crede di mostrarsi furbo: nessuno di noi, neanche volendo (e noi non l’abbiamo mai voluto ), può impedire a chicchessia di riunirsi per qualunque motivo. Alla pagina 2 del documento leggiamo, in alto e in neretto: “1° Congresso Nazionale Straordinario degli Iscritti del M.F.L., Autoconvocati”; la formula è molto ambigua: come fa un Congresso Straordinario ad essere autoconvocato? Non si può, ma ci devono essere precisi passaggi statutari – quegli stessi che il Mazzer ora finge di non conoscere – da seguire. Il povero illuso credeva di potere prendere per il deretano i dirigenti MFL utilizzando una lettera semplice, priva di logo MFL e firmata “camerata Mazzer”, ma dimenticava che un “camerata” qualsiasi non può permettersi di convocare un congresso ufficiale di un movimento, tanto più se questo “camerata” è appena stato cacciato dallo stesso… E meno che mai questo “camerata” può permettersi di inserire nelle sue farneticazioni scritte un “ordine del giorno” che prevede (addirittura!) l’elezione di una nuova dirigenza!
Prima che venga convocato il fantomatico congresso i nostri legali diffidano esplicitamente in forma scritta il golpista fallito “dal voler continuare ad utilizzare il nome del movimento MFL per qualsivoglia motivo, facendo presente sin d’ora che in difetto di positivo riscontro, mi vedrò costretto ad adire la competente Autorità Giudiziaria al fine di vedere riconosciuti i diritti del mio assistito.” Nel frattempo la Segreteria Nazionale è invasa da messaggi di camerati indignati, che si dicono stufi delle pretese di Mazzer, rinnovano la fiducia alla legittima dirigenza MFL e chiedono che si proceda legalmente contro questo golpista all’amatriciana.
Fortunatamente almeno la causa legale ce la risparmiamo, dato che poco prima del congresso – farsa anche l’esercito di terracotta del Mazzer lo abbandona… Hai visto mai che ben 8 napoletani e due romani acquisiti si facciano coinvolgere in un congresso falso che potrebbe portare solo denunce penali? E così, tanto per chiudere in bruttezza la sua carriera, il golpista all’amatriciana invia l’ennesima letterina sgrammaticata a tutta Italia, ove con la volgarità che lo contraddistingue ci definisce sprezzantemente “nazifascisti”, tenta (invano) di offendere il sottoscritto ed annuncia che il suo congresso – farsa è abortito per volontà dei suoi pochi “apostoli”… Triste fine di un uomo che si illudeva di essere un trascinatore di folle ed un generalissimo in grado di ribaltare gli equilibri dirigenziali e politici di un movimento.
A mo’ di ciliegina sulla torta, giunge nei giorni successivi una missiva del clan di napoletani amici del Mazzer… Giusto per qualificare meglio la loro intelligenza, i napoletani si dimettono… Dopo essere stati cacciati per avere sabotato una lista elettorale del MFL! Ovviamente anche loro, parafrasando i deliri sgrammaticati der Duce de noantri, trovano il coraggio di insultare da mille Km di distanza, definendoci “nazisti” e lamentando il fatto che il sottoscritto non accetta il confronto se non tramite internet… Parole dette da cialtroni che non si presentarono al congresso nazionale del 2006 perché troppo lontano, né alle altre riunioni di Predappio! Evidentemente il confronto per costoro vale soltanto se qualcuno si reca a cercarli vicolo per vicolo nella loro amata Napoli!
In conclusione , mi sovviene una breve considerazione… Cosa spingerà mai simili cialtroni ad infiltrarsi in un movimento politico che ha come simbolo il Fascio Repubblicano? Sapranno questi sottoculturati romani e napoletani cosa rappresenta questo simbolo? Sapranno che il Fascio Repubblicano nacque proprio per evidenziare una frattura netta fra il Fascismo degli opportunisti del 25 luglio e quello di chi non rinnegava l’alleato germanico? Sapranno che la RSI ed il PFR rappresentarono l’ultimo baluardo dei Fascisti che non tradirono, dei Fascisti che preferirono la morte al vergognoso voltafaccia badogliano?
Certamente no, per sapere certe cose bisogna leggere e studiare, non passare il proprio tempo a vendere sigarette di contrabbando in qualche vicolo, né autoproclamarsi “Duce de noantri” davanti allo specchio del proprio bagno.
Ecco la differenza fra noi ed i Mazzer di ogni latitudine: loro sono gli eredi dei badogliani che si affrettarono a gettare dalla finestra tessere, cimici e camicie nere per correre incontro a coloro che da anni radevano al suolo le nostre città, noi siamo gli eredi di quanti issarono la bandiera sulle rovine per rivendicare la loro volontà di non tradire!

Carlo Gariglio

ANNO NUOVO, FARSA NUOVA (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Marzo 2008)

lunedì, 27 ottobre 2008

Ed eccoci nuovamente qua, pronti per nuove elezioni politiche… L’ennesimo governo farsa è caduto e l’ennesima elezione farsa si sta avvicinando. Certo, non possiamo che essere contenti della sparizione, speriamo definitiva, dell’incapace Romano Prodi e della sua eterogenea corte dei miracoli; pur di arrivare al potere avevano messo insieme un Circo Barnum che andava dai baciapile della ex DC ai terroristi rossi pescati dalle fila di noglobal e centri sociali vari, passando per squallidi travestiti come Luxuria…

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Non potevano durare e non sono durati, ma la soddisfazione per la loro fine è di breve durata, poiché non esiste alcuna fondata speranza di vedere all’orizzonte una qualche forma di governo per noi auspicabile. Il vezzo di dirsi tutti innanzi tutto antifascisti ci impedisce ogni possibile partecipazione a queste elezioni, a meno che non si sia pervasi da insano spirito masochista e non si voglia comunque operare una scelta fra antifascisti di destra ed antifascisti di sinistra…
Chi ha ancora l’ardire di proclamarsi Fascista in pubblico (in privato lo fanno in molti, salvo poi smentire dopo la prima polemica) dovrebbe anche avere la necessaria dignità per non contribuire con il suo voto al successo di un gruppo politico che fa dell’antifascismo una bandiera… Anche se il condizionale è d’obbligo, dato che molti dei “nostri”, persino nel MFL, finiscono poi con il votare per qualcuno, magari per un’anacronistica paura dei comunisti o perché si fanno menare per il naso da quanti, con astuzia, si limitano a criticare il Fascismo in alcuni suoi aspetti salvandone altri…
Noi del MFL, unici in Italia rimasti a dirci apertamente Fascisti, nonché nazionalsocialisti, non ci recheremo a votare per nessuno, neppure per quei partitini della cosiddetta “destra radicale” che, con squallida faccia tosta, si fingono Fascisti quando ci si trova a bere e mangiare in qualche trattoria di Predappio, salvo poi operare mille smentite ed altrettanti “distinguo” quando si ritrovano di fronte ad un giornalista della carta stampata o della TV.
Del resto, l’attuale campagna elettorale si può definire, con ottime ragioni, una delle più squallide della storia repubblicana… La legge elettorale, definita da tutti una “porcata”, non è stata modificata, e consentirà a chi vincerà anche di un sol voto di avere il 55% dei deputati alla Camera… Alla faccia della democrazia e della rappresentatività del voto!
Rimangono invariati anche gli sbarramenti in stile mafioso, che impediranno a quanti non raggiungono il 4% a livello nazionale di essere rappresentati alla Camera, ed a quanti non raggiungono l’8% in alcuna Regione di essere rappresentati al Senato… Regole che, ovviamente, valgono solo per quanti non cedono al meccanismo della coalizione, perché chi si presenta unito ad altri vedrà dimezzarsi lo sbarramento… In poche parole, Di Pietro e la Lega potranno andare in parlamento superando solo il 2% alla Camera ed il 4% a livello regionale al Senato, mentre gli altri dovranno ottenere il doppio dei voti per avere gli stessi rappresentanti… E meno male che si straparla tanto di “sovranità popolare”!
Ma anche prescindendo da questa iniqua legge elettorale, che consente ad illustri sconosciuti di presentarsi alle elezioni senza raccogliere firme grazie alle dichiarazioni di appoggio di parlamentari in carica (è il caso di Ferrara, dei Liberali, dei comunisti d’accatto della sinistra critica e forse di altri…), lo spettacolo offerto dai contendenti presenta vertici di squallore difficilmente immaginabili…
Centro destra e centro sinistra si sono sfasciati, con litigate e toni rissosi degni di un’osteria di quart’ordine… Gli ex DC, già divisi fino allo scorso anno, sono ora ancora più divisi, con sigle e siglette che spuntano per ogni dove: Rosa Bianca, UDC, UDEUR, DC per le autonomie, DC di Pizza e Sandri… E stiamo parlando solo delle sigle maggiori e più note.
Spiccano come al solito, per il loro squallore, Fini e Veltroni, l’uno mai stato Fascista, l’altro mai stato comunista… Il buon Fini, dopo avere dichiarato che il PDL di Berlusconi era una pagliacciata e che con il cavaliere aveva chiuso, si è affrettato a tornare all’ovile, forse temendo di vedere i voti della sua AN erodersi a causa della scissione capitanata da Storace e soci…

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Il mitico Veltroni ha deciso di presentarsi come il nuovo della politica con il suo PD… Un nuovo che vede fra i suoi attori personaggi come Prodi, Bassolino, Iervolino, Rosi Bindi, Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino… Ovvero, ex PCI ed ex DC che fanno politica da mezzo secolo! Senza contare il fatto che proprio Veltroni viene da una ormai rinnegata militanza decennale nell’ex PCI, passando per la Federazione dei Giovani Comunisti e la direzione del quotidiano “L’Unità”…

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Quello che però crea più disgusto fra gli elettori pensanti è il clima da “tutti contro tutti” che si è venuto a creare con le scissioni più o meno veritiere degli ultimi tempi… Veltroni finge di rompere con la sinistra estrema degli orfanelli di Stalin, ma lo fa solo a livello nazionale, mentre per le elezioni amministrative ripropone le stesse alleanze che hanno messo in ginocchio l’Italia negli ultimi anni; più o meno la stessa cosa la fa Berlusconi, che rompe con l’UDC ma non disdegna alleanze con la stessa in Sicilia e probabilmente in altre località. Ci si sputa addosso nelle tribune politiche per le elezioni politiche, ma si va d’amore e d’accordo in quelle delle elezioni amministrative… Degno della Repubblica Italiana antifascista nata dalla resistenza!

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Dal canto loro anche i compagnucci nipotini di Stalin contribuiscono a rendere sempre più stomachevole il panorama politico italiano; infatti, i profeti della falce e martello, cioè Bertinotti e Diliberto, consapevoli del disgusto che crea in molti italiani quel simbolo di morte, prudentemente si nascondono dietro il nomignolo di “Sinistra Arcobaleno” e dell’immancabile bandiera della pace, riuscendo così ad imbarcare nella coalizione anche gli impresentabili verdi di Pecorario Scanio… Peccato si tratti di un arcobaleno un po’ troppo tendente al rosso ed una pace un po’ troppo tendente verso le spranghe di ferro e le molotov, che non mancano mai dalle mani di questi campioni di democrazia e tolleranza…

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E mentre loro si nascondono, ecco spuntare come per magia uno stock di comunisti duri e puri che esibiscono senza vergogna alcuna e senza suscitare il minimo senso di indignazione nell’opinione pubblica (troppo presa ad indignarsi contro i falsi Fascisti alla Ciarrapico), quel simbolo costato al mondo più di cento milioni di morti ed all’Italia quasi centomila “Fascisti o presunti tali” trucidati dalla barbarie partigiana… Fra presenti alle elezioni e presenti solo al deposito dei simboli, pare che il Viminale abbia approvato ben 6 contrassegni recanti come simbolo la falce ed il martello, con buona pace del pericolo di confondere i vari simboli, spesso invocato per cacciare dalle elezioni liste poco gradite alla nomenklatura.
E meno male che tanti altri comunisti “duri e puri” esistono pur senza depositare il loro simbolo elettorale, come ad esempio i mitici esponenti del PMLI (Partito Marxista Leninista Italiano)! Come faremmo a dimostrare al mondo che siamo una Repubblica delle banane senza di loro?
E così, fra nuovi partiti nati già vecchi, ex DC che tentano di tornare in sella fra mille scissioni e ricomposizioni candidando noti esponenti della mafia ed arzilli vegliardi, socialisti che scoprono l’orgoglio di presentarsi da soli soltanto dopo essere stati rifiutati da Veltroni, radicali che si offrono al miglior offerente pur di sopravvivere, leghisti che un giorno minacciano di imbracciare le armi salvo smentire l’indomani, dipietristi che non vedono l’ora di trasformare l’Italia in un Paese schiavo dei magistrati (meglio se corrotti), nostalgici di Stalin e Togliatti che si scannano fra loro per avere “l’onore” di rappresentare la falce ed il martello, comunisti pentiti che nascondendosi dietro bandiere della pace (pur non mancando di ricandidare le loro “punte di diamante”, cioè il pidocchioso teppista noglobal Caruso e lo stomachevole travestito Luxuria…), promettono i paradisi in terra che non hanno saputo garantire durante gli ultimi anni di governo, ci avviamo verso una delle più squallide elezioni del dopoguerra…
Poteva mancare, in simile panorama, il vomitevole apporto della cosiddetta “area”, cioè della pletora di canaglie che si fingono Fascisti e Camerati in privato, salvo poi leccare il deretano alla peggiore destra filoamericana, filogiudaica e filomassonica?
Spicca fra tutte le nipotissima, la quale, riposta in soffitta la sua Alternativa Sociale e le sue velleità di dirigere un partito, si candida direttamente nelle fila del PDL berlusconiano… Cosa che garantirà a lei il Parlamento italiano e ad un certo Fiore di Forza Nuova l’ingresso al Parlamento Europeo, in virtù del posto libero che lascerà la Floriani… Ma nonostante ciò, fingono pure di litigare e polemizzare!
Il buon Fiore, dal canto suo, ha pensato bene di allearsi con Rauti… Non che la cosa ci stupisca, data la propensione di Fiore a coalizzarsi con il peggio della politica italiana; come non ricordare, ad esempio, l’alleanza con Cito della Lega d’Azione Meridionale, o quella con i “mitici” Tilgher, Floriani e Romagnoli, gentilmente sponsorizzata dal Cavalier Berlusconi? Tuttavia, vedere i “duri e puri” di FN coalizzati con Rauti e ricordare che FN nacque proprio da una scissione del MSFT, operata da quelli che, come Fiore, non volevano più avere nulla a che fare con Rauti, non può che farci provare una grande pena nei confronti del leader forzanovista e dei quattro poveracci che ancora si ostinano a seguirlo!
E dei poveri fiammiferi a tre colori non vogliamo parlare? Dopo avere tentato invano di entrare nella coalizione berlusconiana, dopo avere sprecato saluti romani e grida “Duce, Duce” all’indirizzo di Berlusconi, questi tristi epigoni del fascismo alla amatriciana si sono trovati soli e derelitti…

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In un primo tempo si sono illusi di assorbire Storace e soci, usciti da AN dopo avere sottoscritto per ben 13 anni ogni porcata di Fini e della dirigenza AN-ale… Poi, mestamente si sono ridotti a farsi assorbire dal neonato movimento giudaico guidato da Storace, dalla Santanchè e dal giudeo torinese Salerno, fiero di vantare la sua appartenenza all’esercito israeliano…

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Con buona pace di quanti credono che il Fascismo non possa avere nulla a che fare con gli eterni nemici giudei ed americani!
Ma cosa potrà mai esserci di Fascista in delle formazioni guidate da personaggi come Romagnoli, fiero di dichiarare al cospetto di Mentana, in una puntata di Matrix, la sua felicità per la vittoria degli alleati nella II Guerra Mondiale, nonché la sua avversione per i revisionisti riuniti a Teheran, definiti “patetici”? O da personaggi come Storace, che sempre al cospetto dell’ebreo Mentana ebbe a vantarsi dei suoi diritti di primogenitura rispetto a Fini del viaggio purificatore in Israele?

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Piuttosto che votare per simili cialtroni e sciacalli, meglio scegliere il Partito Comunista dei Lavoratori!
Rimangono ancora da analizzare i vari gruppuscoli come il FSN di Tilgher, fino a ieri compagni di merende dei vari Fiore, Floriani e Romagnoli, o i tanti “nazional qualcosa” che si agitano nella cosiddetta area… Tutti pronti, oggi, a gridare contro la casta ed a favore dell’astensione, così come, ieri, gridavano a favore di Alternativa Sociale e contro i “traditori” che si astenevano… Per fortuna lorisgnori esistono solo negli insulsi comunicati stampa che inviano per ogni dove… Basta cancellarli e scompaiono nel nulla come i loro autori. Mentre nella memoria delle persone pensanti restano quelli come noi che, nel corso degli anni, non si sono mai venduti a nessuno ed hanno conservato la merce più rara nella cosiddetta area e nella politica italiana in generale: la coerenza!

Carlo Gariglio

A PROPOSITO DI MEMORIA… (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Gennaio 2008)

lunedì, 27 ottobre 2008

A quanti spesso e volentieri blaterano a proposito di “memoria” e di necessità di “non dimenticare”, dedichiamo l’articolo che segue, rinvenuto sulla rete internet di recente.
In esso si ricorda l’anniversario dell’assassinio di un ragazzo sconosciuto ai più (che diamine, mica si tratta di un giudeo vittima dell’olocausto!), tal Daniel Wretstrom, la cui fotografia troverete qui di seguito.

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Ovviamente di tale anniversario non si parla a “Matrix” o a “Porta a porta”, e nessuno si presenta in TV con la falsa lacrima sempre pronta per commemorare la vittima. Il morto è uno di quelli che non hanno diritto di cittadinanza nel mondo dei media, al pari di Fascisti, palestinesi, iraniani, iracheni, afgani…
Le tante canaglie che lanciano inni alla società multirazziale ed avversano i cosiddetti “razzisti” leggano con attenzione a quale futuro stanno condannando i loro figli ed i loro nipoti… Ed i tanti politici criminali che non perdono occasione per lanciare campagne d’odio e leggi speciali contro il Fascista, il revisionista, il Nazista, il razzista, si godano i risultati delle loro belle parole.
Il cielo non voglia che quanto narrato avvenga anche in Italia… Ma se così dovesse accadere, mi auguro vivamente che la reazione della parte sana della Nazione non si limiti alla marcia di commemorazione ed al ricordo del martire…
Vogliono trascinarci un una guerra, tanto vale prepararsi finché siamo in tempo!

Carlo Gariglio

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Sette anni fa Daniel Wretstrom fu ucciso brutalmente da immigrati antirazzisti perché rifiutava il cosiddetto modello multiculturale.

Ecco cosa accadde sette anni fa.

L’ articolo parla di un giovane ragazzo, di nome Daniel Wretstrom di anni 17 ucciso brutalmente da una banda di giovani immigrati antirazzisti.
Il crimine è accaduto nella “tollerante” e “civile” Svezia.
Salem, un sobborgo di Stoccolma, il 9 Dicembre del 2000. E’ proprio dopo la mezzanotte che una gang multiculturale di una quindicina di
persone circonda ad un ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di Säbytorsvägen. Il ragazzo, non troppo adolescente alto e magro, aspetta il bus per tornare a casa dopo aver partecipato ad una festa.

- “Fottuto razzista!” cominciano a gridare, mentre si avvicinano a lui. Una ragazza svedese dai capelli lunghi biondi gli grida anche con accento straniero. – “Fottuto razzista! Osi stare qui? Sei impaurito?”

Poche settimane prima dell’accaduto, i media avevano realizzato una campagna d’attacco contro i Patrioti svedesi. Oltre altre cose assicuravano che gli “estremisti dell’ultradestra” avevano assassinato un bambino straniero di sei anni in Germania. Poi si proverà che le accuse erano infondate e che tutto era stato inventato.

- “Colpitelo fino alla morte!” ordina una ragazza alla feccia aggressiva, che si è già data da fare con la preda. La gang sa che è più che permesso attaccare una persona sospettata di essere razzista. Di fatto, un paio di giorni prima avevano ottenuto la luce verde dalle alte cariche del governo.

Infatti, il primo ministro svedese Goran Persson aveva scritto in un articolo, su uno dei maggiori periodici in circolazione in Svezia: “Li schiacceremo!”, riferendosi ai nazionalisti. Questa notte, la banda multiculturale è pronta ad applicare alla lettera le parole dette dal primo ministro.

Quando inizia l’aggressione, Daniel si rende subito conto della sua posizione svantaggiata, l’incontrarsi solo di fronte ad un gruppo assetato di sangue armato con oggetti che useranno come armi. Cerca di trovare una via di fuga lanciandosi sul cofano di un auto che passava di lì. “Per favore aiutami!” implora al conducente dell’auto sperando che lo porti al sicuro. Uno della banda grida qualcosa al conduttore, e questo incomincia a far andare il ragazzo fuori della sua traiettoria accelerando e frenando di continuo con la macchina. Il ragazzo cerca di aggrapparsi alla macchina tentando di salvarsi, ma la banda lo afferra e lo lancia sull’asfalto. La macchina fugge e il pestaggio continua.

Ora incominciano a dargli calci e a colpirlo con delle spranghe sia sul corpo, sia sulla testa. Dopo un momento d’intensa violenza uno degli aggressori si arma di una sbarra di ferro di quasi un metro e mezzo di lunghezza e incomincia a colpire il ragazzo alla testa senza fermarsi sino a quando una ragazza che passava di lì incomincia a gridare istericamente, pregando la bestia che si fermi. Una ragazza della banda si fa avanti e dice”Questo razzista se lo merita!”, e il ragazzo della banda alza la spranga in alto per intimidire la ragazza accorsa in aiuto.

Arrivati a questo punto, uno della feccia che era corso a chiamare il fratello torna e incomincia a saltare sul collo e sulla testa del ragazzo ormai in condizioni critiche. Il fratello maggiore è venuto per dargli ciò che si merita ad uno di questi detestabili razzisti che “uccidono i bambini” e che sono una minaccia alla “democrazia”, e ora lui sente l’odio pulsare nel suo sangue.
- “Fuori dal mio cammino, ho un coltello!” grida con grand’eccitazione, e si lancia contro il ragazzo ormai svenuto, impugnando forte il coltello. Gli altri membri della banda lasciano il passo a Khaled Odeh, che si siede sulla schiena di Daniel. Alza e conficca il coltello una e più volte. Dopo aver accoltellato quattro volte il ragazzo alla schiena, il coltello si spezza a metà. Khaled afferra la testa del ragazzo con la mano sinistra per girarla.

Sente un furioso odio per quel ragazzo mutilato, un ragazzo che minaccia la democrazia, un ragazzo che assassina i bambini, per questo deve essere schiacciato. Così decide cosa fare. ”Lo ucciderò”.
Quelle parole navigano nella sua mente ossessivamente quando introduce il coltello nella gola di Daniel.

Soddisfatto del aver liberato la società da un razzista, lentamente si alza in piedi. Il sangue che gli copre la mano è ancora caldo. Guarda attorno a sé a la gente che lo osserva e gli grida che nessuno deve non aver visto niente. Poi fugge dal luogo del delitto con suo fratello. Il resto della feccia si disperde in varie direzioni e scompaiono. “Schiacciare il razzismo!”, qualcuno grida nell’ombra.

Però Khaled Odeh è stato visto. La ragazza svedese che ha visto il brutale assalto si avvicina al ragazzo con le lacrime agli occhi. Daniel cerca di alzare la testa ma non ci riesce. I suoi vestiti sono pieni di sangue che esce a fiumi dall’arteria del collo. Tenta di respirare ma dalla sua bocca esce solo un debole soffio quando cade di nuovo sul gelido asfalto. La vita di Daniel Wretström è finita, mentre la ragazza cerca disperatamente di salvarlo.

Quando Daniel era vivo, inondava tutto intorno a se di risa e d’allegria. I suoi amici e i familiari lo descrivono come una persona molto considerata, amabile e molto popolare. La fiamma dei suoi occhi si spense quando aveva appena diciassette anni e aveva tutta una vita davanti a sé.
“Mio figlio Daniel era un ragazzo affascinante con lo scintillio negli occhi” ci racconta la madre. “Lui illuminava la vita con il suo humour e i suoi scherzi.

Le conseguenze legali sono state tracciate come un’autentica farsa, dove i giudici e i giuristi dichiararono la gioventù svedese come fuorilegge e senza diritti civili.
L’assassino, Khaled Odeh, fu condannato per omicidio e fu inviato a sottoporsi ad un trattamento psichiatrico dato che il tribunale concluse che soffriva di un’instabilità di mente nel momento del crimine.
Quando si formula così il verdetto non è inusuale che il colpevole si dichiari “riabilitato” e sia liberato nel giro di un anno. Solo sei membri della banda furono giudicati dal tribunale. Tre di loro vennero “condannati” a quaranta ore di servizio per la comunità ed a tenersi in contatto con i servizi sociali. I due restanti furono obbligati a pagare 1.800 corone svedesi (pari a 200 euro) in garanzia e gli si concesse la libertà.

Viene da chiedersi così poco vale la vita di un giovane svedese? Meno che un biglietto? D’altronde non era l’unico cui non piaceva guardare questa società e di come si distrugge e si brutalizza. Per mantenere viva la memoria di uno dei giovani cittadini svedesi il cui sangue è stato versato sull’altare sacrificale dell’establishment, vivo, si terrà la marcia annuale in ricordo, nella data dell’anniversario dell’assassinio.
Nel 2001, 1400 manifestanti si ritrovarono uniti per protestare contro l’emergenza violenza ai danni degli svedesi. Il minimo che si possa fare è partecipare a questa manifestazione per ricordare Daniel, e mostrare la nostra avversione a questo cambio sociale negativo. Chiunque si oppone nel partecipare alla violenza multiculturale è il benvenuto!

Tratto dalla rete internet

GIORNATA DELLA (BUONA) MEMORIA (Pubblicato sul mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Gennaio 2008)

lunedì, 27 ottobre 2008

È ormai triste consuetudine la celebrazione della cosiddetta “giornata della memoria”, data in cui la lobby ebraica di tutto l’universo obbliga ogni popolo della terra a ricordare, fra mille piagnistei e “mea culpa”, un mai avvenuto olocausto a mezzo di mai esistite e mai viste “camere a gas”… Ed è consuetudine anche il nostro debole tentativo di ricordare qual è la verità, nonostante la piena consapevolezza dell’impossibilità di competere con il potere che questa lobby esercita sul mondo dell’informazione e su quello della cultura.
Quest’anno abbiamo deciso di lasciare la parola ad uno dei rari ebrei onesti ed antisionisti, il quale più di noi può permettersi di scrivere la verità senza incorrere nelle maglie delle norme liberticide vigenti in tutta Europa, scritte da ebrei ed approvate da governi in mano ad ebrei o a burattini da loro manovrati.
Forse, se a giudicare la squallida infamia della religione olocaustica è un ebreo, verrà ascoltato e stimato più di noi “sporchi” Fascisti, Nazisti, Razzisti ed antisemiti, come veniamo “gentilmente” definiti ogniqualvolta osiamo contestare la favola dell’olocausto e delle camere a gas…
A seguire, pubblichiamo anche una bella lettera inviata dal Prof. Franco Damiani ad uno dei tanti quotidiani italiani attivi nel falsificare la storia e nel mistificare le notizie allo scopo di mantenere nell’ignoranza i fedelissimi italiani dell’olocausto.

Carlo Gariglio

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La religione olocaustica. Di Gilad Atzmon – 27/01/08

Fonte: comedonchisciotte

Yeshayahu Leibowitz, il filosofo che era anche un ebreo osservante, disse una volta ad Uri Avneri (figura storica del pacifismo israeliano, ndr): «La religione ebraica è morta due secoli fa. Oggi nulla unisce gli ebrei nel mondo, a parte l’olocausto».
Il filosofo Leibowitz , nato in Germania, è stato il primo a vedere che l’olocausto è diventato la religione degli ebrei. L’olocausto è ben più che una narrazione storica, contiene anzi molti elementi di una religione. Ha i suoi grandi sacerdoti (Elie Wiesel, Simon Wiesenthal, ecc.), i suoi profeti (Shimon Peres, Benjamin Netanyahu e tutti quelli che «profetizzano» l’imminente giudeocidio da parte dell’Iran). Ha i suoi comandamenti e dogmi («Mai più», «Sei milioni» e così via).
Ha i suoi rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz).
Ha i suoi santuari e templi, Yad Vashem, il museo dell’olocausto e oggi l’ONU.

Come non bastasse, la religione dell’olocausto è mantenuta viva da una potente rete economica e da infrastrutture finanziare globali («l’industria dell’olocausto» di cui parla Norman Finkelstein).
Fatto altamente significativo, è tanto coerente da imporre l’identità del nuovo «anticristo» (i «negazionisti»), e tanto potente da perseguirli per legge (norme contro il negazionismo).
I dotti obietteranno che l’olocausto non è una religione perché non contempla l’esistenza di un Dio da adorare e da amare.

Io mi permetto di obiettare: l’olocausto è precisamente la religione che incorpora la visione del mondo laico e progressista d’oggi.
Ha trasformato l’amore di sé in una convinzione dogmatica, in cui il fedele osservante adora sé stesso. In questa religione, gli ebrei adorano «l’Ebreo».
E’ l’adorazione esclusiva dell’ego mio, in quanto soggetto di sofferenza infinita che avanza verso la propria auto-redenzione. […]
Marc Ellis, il teologo ebraico, coglie nel segno; «La teologia dell’olocausto», dice, «comporta tre temi che sussistono in tensione dialettica: sofferenza e liberazione, innocenza e riscatto, unicità e normalizzazione».
Tale religione pone l’Ebreo nel ruolo centrale dentro il suo proprio universo ego-centrico.
Il «sofferente» e l’«innocente» marcia verso il «riscatto» e la sua «liberazione».

E’ ovvio che Dio resti fuori dal gioco: è stato licenziato perché ha fallito la sua missione storica, non era lì a salvare gli ebrei.
Nella nuova religione, l’Ebreo diventa il nuovo dio degli ebrei, tutto si gioca sull’ebreo che riscatta sé stesso. […] Nello stesso tempo, l’olocausto funziona come interfaccia ideologica.
Fornisce al seguace un logos, un discorso.
A livello cosciente fornisce una visione del passato e del presente che sembra storica e fattuale, ma non si ferma qui: definisce anche la lotta futura. Dà la visione del futuro ebraico.
Contemporaneamente, nell’inconscio, riempie il soggetto ebraico dell’angoscia più definitiva: la paura della distruzione dell’Io.
Un’ottima ricetta per una religione vincente. […]
E’ interessante notare che la religione dell’olocausto si estende molto al di là della comunità ebraica.
Essa è missionaria; eleva santuari in terre lontane.
Anzi vediamo che questa religione emergente sta già diventando il nuovo ordine mondiale: è l’olocausto che oggi viene usato come alibi per incenerire l’Iran con bombe atomiche.
Chiaramente l’olocausto serve al discorso politico israeliano , ma fa appello anche ai goym, specie a quelli che sono impegnati a massacrare spietatamente «nel nome della libertà».
Siamo tutti soggetti a questa religione: solo che alcuni sono i suoi credenti, gli altri semplicemente soggetti al suo potere.
I negatori dell’olocausto sono soggetti alla persecuzione da parte dei gran sacerdoti della religione. La religione dell’olocausto costituisce oggi «il Reale» per l’Occidente. Non siamo autorizzati a toccarlo, a guardarci dentro.
Proprio come gli israeliti, che sono obbligati ad adorare il loro YHWH, ma non autorizzati a porgli domande. […]
Io sostengo che la religione dell’olocausto esisteva già molto tempo prima delle «soluzione finale» (1942), ben prima della Kristalnacht (1938), prima delle leggi razziali di Norimberga (1936) e ben prima che l’American Jewish Congress dichiarasse una guerra economica contro la Germania nazista (1933); anzi, prima che Hitler fosse nato (1889).
La religione dell’olocausto è antica quanto gli ebrei.
In un articolo recente ho parlato del «Disordine da Stress Pre – traumatico» come tipica sindrome ebraica. In questo stato clinico, lo stress è il risultato di un evento fantasmatico – immaginario che può avvenire nel futuro, che non è mai avvenuto.
Al contrario del «Disordine da Stress Post – traumatico», che è una reazione ad un evento traumatico che ha avuto luogo nel passato [è il PSTD, che colpisce i soldati traumatizzati dalla guerra] nello «Stress Pre – Traumatico» lo stress deriva da un evento potenziale «immaginario».
Qui, la fantasia di un terrore futuro dà forma alla realtà presente.
La dialettica della paura domina l’esistenza e la mente ebraica molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Questa paura è sfruttata politicamente dai capi ebraici fin dai giorni dell’emancipazione; ma è molto più antica della storia ebraica moderna.
Di fatto, è l’eredità del Tanach (la Bibbia ebraica) che ha posto gli ebrei nello stato pre – traumatico. E’ la Bibbia ebraica che ha posto la vita ebraica nel binario dell’innocenza – sofferenza e della persecuzione – riscatto.
Più specificamente, la paura del giudeocidio è intessuta nello spirito, nella cultura e nella letteratura ebraiche.
In questo senso, io affermo che è la religione dell’olocausto che ha trasformato gli antichi israeliti in ebrei.

Versione originale: Gilad Atzmon
Fonte: www.counterpunch.org

http://www.counterpunch.org/atzmon03032007.html3/4.03.07

Versione italiana (ampi stralci):

Fonte:www.effedieffe.com
Link: http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1808%20&chiave=ira

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Lettera al Mattino di Padova

Leggo che i ragazzi del mini “campo scuola” organizzato dalla parrocchia dei Santi Angeli Custodi della Guizza “visiteranno Dachau, il terribile campo di sterminio nazista a nord di Monaco di Baviera”.
La cosa mi incuriosisce molto. Infatti l’autorevole storico americano Harry Elmer Barnes, morto nel 1968, ebbe a scrivere: “Questi campi (Dachau, Bergen-Belsen, Buchenwald, Sachsenhausen e Dora) furono presentati come ‘campi di sterminio’ ma è adesso chiaro che in essi non ci fu mai uno sterminio sistematico”.
Nel volume di Richard Harwood “Ne sono morti davvero sei milioni?”, ripubblicato recentemente dalla Effepì di Genova, sotto la foto dei forni crematori di Dachau si legge: “Forni crematori di Dachau, che gli Americani, dopo la guerra, fecero costruire ai prigionieri tedeschi. Si dimenticarono però di far costruire il camino Soltanto nel 1961 l’”Institut fur Zeitgeschichte (Istituto di Storia Contemporanea) di Monaco e l’autorevole settimanale ‘Die Zeit’ furono costretti ad ammettere l’incredibile mistificazione. I nuovi forni servono ancora oggi a rendere più convincente e impressionante la visita del campo di Dachau”.
Stephen Pinter, che lavorò per sei anni, dopo la guerra, come consulente legale per il ministero della guerra degli Stati Uniti per le truppe di occupazione in Germania e in Austria, fece la seguente constatazione sul diffuso giornale cattolico Our Sunday Visitor (L’osservatore della domenica) del 14 giugno 1959: “Sono stato per 17 mesi, dopo la guerra, a Dachau, come avvocato del ministero della guerra degli Stati Uniti, e posso confermare che a Dachau non esisteva nessuna camera a gas. Quello che veniva mostrato e indicato come camera a gas ai visitatori era un forno crematorio (e lo sbaglio non era certo involontario). Anche negli altri campi di concentramento in Germania non c’erano camere a gas”.
E lo storico svizzero Jurgen Graf, attualmente in esilio in Russia, scriveva in “L’olocausto allo scanner” (Gideon Burg, 1993): “Ora, benché la convinzione dell’esistenza di camere a gas nei campi dell’Ovest sia ancora largamente diffusa tra il pubblico, non vi sono più storici seri che credano a gassazioni nel castello di Hartheim o nei campi di ravensbruck, di Buchenwald o di Dachau, e ciò da decenni”.
Tutto ciò premesso gradirei sapere le ragioni per le quali Dachau venga ancora presentato come “campo di sterminio”, con quali strumenti sarebbe avvenuto tale sterminio e quante ne sarebbero state le vittime. Per inciso ricordo che le vittime dell’aborto in Italia dal 1978, in tempo di pace, sono 4 milioni e mezzo. Auspico quindi un’altro campo scuola davanti alle cliniche dove si praticano gli aborti.

Franco Damiani

Pubblicata dal quindicinale:
CIAOEUROPA diretto da Antonino Amato (Agrigento).