Nei giorni scorsi ho visto circolare una simpatica ed interessante mail, che in poche righe smascherava le tante balle filogiudaiche scritte a proposito dei lanci di “missili” da parte di Hamas sul cosiddetto Stato di Israele…
La ripropongo ai lettori del mio blog senza altri commenti, eliminando soltanto l’indirizzo mail dell’autore… Non si sa mai, potrebbe passare dalle parti di casa sua qualche missile nucleare giudeo, lanciato giusto per difendersi dal lancio di verità in forma scritte che testimoniano quanto gli israeliani siano criminali ed assassini!
Carlo Gariglio
www.fascismoeliberta.it
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Dall’1/1/2000 al 6/1/2009 i palestinesi hanno lanciato verso Israele 8.621 razzi Qassam che hanno causato 8 morti israeliani pari allo 0,000114285% della popolazione (7.000.000).
Nello stesso periodo e nella sola Napoli i botti di capodanno hanno causato 5 morti pari allo 0,00016129 della popolazione dell’area metropolitana napoletana (3.100.000).
Ne discende che, nel periodo preso in esame, i botti di Napoli hanno manifestato un tasso di pericolosità – riferito ai decessi causati - superiore di oltre il 40% rispetto a quello fatto resgistrare dai razzi di Hamas.
Saluti
Giorgio
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E il Signore Jahvé disse a Giosué di distruggere totalmente tutto ciò che si trovava nella città, uomini e donne, giovani e anziani, e i buoi, le pecore, gli asini, passati al filo della tua spada (Bibbia)

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Quando avremo colonizzato il paese, tutto quello che agli arabi resterà da fare e darsi alla fuga come scarafaggi drogati in una bottiglia (Raphael Eitan, Capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, “New York Times”, 14/4/1983).


27 GENNAIO: AD OGNUNO LA SUA MEMORIA…
martedì, 27 gennaio 2009Mentre legioni di dementi celebrano uno sterminio mai avvenuto a mezzo di camere a gas mai esistite, le persone serie che non si lasciano abbindolare ricordano olocausti e stermini veri, documentati ed innegabili…
I giudei assassini fanno finire in galera i seri ricercatori storici che hanno sbugiardato le loro favole olocaustiche… Chissà se riusciranno a fare altrettanto con quelli che, come me, si limitano a riportare le loro imprese?
Carlo Gariglio
www.fascismoeliberta.it
Il seguente testo è tratto dal discorso-programma pronunciato dal rabbino Reichhorn nel grande raduno dei rabbini che essi chiamano il “kaleb” tenuto a Praga nel 1880:
“… è questa è la decima volta che, lungo i mille anni di lotta atroce ed incessante coi nostri nemici, si riuniscono in questo cimitero e presso la tomba del nostro gran maestro, santo rabbino Simeon Ben Jhuda, gli eletti di ogni generazione del popolo di Israele, per concentrarsi sui mezzi di trar vantaggi dai grandi sbagli che non cessaron di commettere i nostri nemici, i cristiani.
Ogni volta il nuovo Sinedrio ha proclamato e predicato la lotta senza tregua contro questi nemici.
Allorché saremo resi unici possessori di tutto l’oro della Terra, la vera potenza passerà nelle mani nostre, ed allora si compiranno le promesse fatte ad Abramo.
… la Chiesa Cristiana, essendo uno dei nostri più pericolosi nemici, noi dobbiamo lavorare con perseveranza a diminuire l’influenza sua. Conviene dunque, imprimere nell’intelligenza di coloro che professano la religione cristiana le idee di libero pensiero, di scetticismo, di scisma e provocare dispute religiose così naturalmente feconde di divisioni e di sette nel Cristianesimo. …
… Se l’oro è la prima potenza di questo mondo, la seconda è senza dubbio la stampa.
Il possedere l’oro e i giornali ci renderanno gli arbitri dell’opinione pubblica e ci daranno l’impero delle masse.
… Noi daremo al mondo ciò che deve credere, ciò che deve onorare e ciò che deve maledire. Forse alcune individualità si leveranno contro di noi, ma le masse, docili ed ignoranti ascolteranno noi e prenderanno le nostre parti. Una volte che saremo padroni assoluti della stampa, noi potremo mutare le idee che corrono circa l’onore, le virtù, la rettitudine del carattere, pertanto il primo colpo a quella istituzione tenuta fin qui sacrosanta:
la famiglia, e ne compieremo la distruzione.
… Conviene, per quanto è possibile, occuparci del proletariato e sottometterlo a quelli che maneggiano il denaro.
Con questo mezzo noi solleveremo le masse a nostro piacere. Noi le spingeremo agli sconvolgimenti, alle rivoluzioni, ed ognuna di queste catastrofi farà avanzare di un gran passo i nostri scopi e ci ravvicinerà all’unico fine, quello cioè di regnare sulla terra come ci era stato promesso dal nostro padre Abramo. ”
«La pulizia etnica di David Ben Gurion»
Intervista shock dello storico sionista Benny Morris a Haaretz: fu il fondatore d’Israele ad attivare l’espulsione in massa dei palestinesi fin dal 1948. Con nuovi documenti su stragi e stupri finora nascosti. Ma per Benny Morris «Ben Gurion doveva finire il lavoro»
MICHELE GIORGIO – GERUSALEMME
Leggendo l’intervista apparsa ieri sul quotidiano Haaretz allo storico israeliano Benny Morris, ex post-sionista ora sionista di destra convinto, si potrebbe commentare «era noto a tutti». Massacri, stupri, espulsioni di decine di migliaia di palestinesi dalle loro case e dai loro villaggi avvenute nel 1948. Ma sarebbe riduttivo e un po’ banale. Le rivelazioni che Morris fa, parlando del suo ultimo libro, sono di una importanza eccezionale perché, forse per la prima volta, un accademico israeliano di destra accetta di riferire, senza esitazioni, del ruolo del «padre della patria», David Ben Gurion, nella «pulizia etnica» avvenuta poco prima e durante la nascita dello Stato di Israele. Un periodo in cui circa 700 mila palestinesi che vivevano all’interno dei confini dello Stato ebraico lasciano la loro terra: su richiesta dei paesi arabi ha ripetuto per anni la storiografia ufficiale israeliana; perché espulsi con la forza dalle armate ebraiche ufficiali e dalle milizie di estrema destra, rivelano i nuovi storici. Ex membro di un kibbutz, in passato si era anche rifiutato di prestare servizio militare nei Territori occupati, tenuto a distanza dagli ambienti accademici ufficiali per un suo noto libro sulle cause della tragedia dei profughi palestinesi, Morris durante l’Intifada si è convertito alla ideologia di destra. Attraverso interviste-shock pubblicate dai maggiori quotidiani israeliani, ha chiesto l’adozione di misure durissime contro i palestinesi e si è persino detto pentito di aver documentato in modo puntiglioso le atrocità perpetrate contro i palestinesi nella cosiddetta Guerra di indipendenza di Israele. Ha tuttavia continuato il suo lavoro, avendo questa volta, grazie alla sua «conversione», accesso a importanti fonti ufficiali. Secondo Morris David Ben Gurion, il leader laburista e premier del nascente Stato di Israele, fomentò l’espulsione sistematica della popolazione palestinese. «Ci sono circostanze storiche in cui la pulizia etnica è giustificata» ha incredibilmente affermato Morris. «Lo stato ebraico non sarebbe nato senza lo sradicamento di 700 mila palestinesi. Era necessario sradicarli», ha aggiunto. Parole gravissime che dovrebbero suscitare sentimenti di sdegno soprattutto in Europa dove, appena qualche anno fa, è stata seguita con orrore la pulizia etnica praticata nella ex Jugoslavia. Affermazioni, peraltro, molto pericolose se si tiene conto che, da alcune settimane, non si parla d’altro che di demografia e del rapido aumento della popolazione palestinese nei Territori occupati e, soprattutto, di quella in Israele (definita da più parti una «bomba ad orologeria»). Morris non critica Ben Gurion per la pulizia etnica ma per non aver «finito il lavoro». «Penso che nel 1948 abbia compiuto un grave errore. Visto che aveva iniziato le espulsioni, forse avrebbe dovuto completare il lavoro… Ritengo che questo posto sarebbe più tranquillo, e avrebbe sofferto meno, se la faccenda fosse stata tagliata di netto: se Ben Gurion avesse fatto una espulsione in massa e avesse ripulito tutta la Terra d’Israele, fino al Giordano». Lo storico israeliano lascia intendere che Israele potrebbe, tra qualche anno, dover finire quel «lavoro» per garantire la sua maggioranza ebraica.
Azmi Bishara: «E tutto tragicamente attuale»
Ritornando indietro di oltre 50 anni, Morris ha affermato che Ben Gurion ammiccava ai comandanti militari affinché entrassero nei villaggi palestinesi e terrorizzassero la popolazione civile per costringerla a fuggire. Il leader israeliano, ha aggiunto, poi si preoccupava che i militari non avessero noie con la giustizia. Un Ben Gurion quindi non diverso da Rehavam Zeevi, l’ex ministro di estrema destra che predicava il «trasferimento», ovvero la pulizia etnica, ucciso due anni fa da un commando palestinese a Gerusalemme. Non viene risparmiato il «martire della pace» Yitzhak Rabin il quale, ricorda Morris, ordinò l’espulsione della popolazione araba di Lod (Lydda). Le reazioni non si sono fatte attendere. La radio statale israeliana ha dedicato ampio spazio alla vicenda, la radio dei coloni, Canale 7, non ha condannato Morris, anzi, ha commentato con toni compiaciuti le sue tesi. Il deputato palestinese-israeliano Azmi Bishara, del partito Tajammo ha detto che l’intervista di Morris è di grande attualità. Bishara nei giorni scorsi, con un articolo pubblicato dal settimanale egiziano in lingua inglese Al-Ahram, aveva descritto il clima pesante, che, a suo avviso, annuncia, una nuova «pulizia etnica» in Israele. «Di recente – ha scritto – il vicepremier Ehud Olmert ha ammesso che il trasferimento di palestinesi non è possibile: perché non è difendibile moralmente e perché non è realistico». Ma Israele, a suo parere, realizza nei Territori occupati un altro modello di segregazione demografica «che è la continuazione diretta del 1948. Gli abitanti sotto occupazione militare sono sottoposti a una legislazione israeliana e al tempo stesso si vedono negati i diritti civili».
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