Archivio di settembre 2009

UOMINI DA RICORDARE

giovedì, 10 settembre 2009

Mentre il ciarpame mafioso – giudeo – comunista celebra i suoi “eroi”, cioè i voltagabbana che rovesciarono il fronte e corsero incontro agli invasori consentendo loro di invadere la Patria, io preferisco ricordare altri Uomini…

Carlo Gariglio

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Michel Wittmann

Il giovane eroe dei Panzer cadeva eroicamente in Normandia il 7 agosto del 1944. Uno dei tanti Leonida dimenticati che hanno realizzato l’essere uomo nella gloriosa guerra del Sangue contro l’Oro

“…gli Inglesi tentano di prender Caen, disperatamente difesa dalla Divisione Hitlerjugend. Le avanguardie della 7^ Divisione Corazzata britannica, i “topi del deserto” di Montgomery, sgusciano da una breccia aperta da Caumont fino a Villers-Bocage. Ma dai boschi sbuca un solitario Tigre. Lo comanda Michel Wittmann. Non ha ancora trent’anni, ma ha già distrutto 119 carri armati sul fronte russo e porta la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia. L’88 del Tigre tuona, Wittmann percorre il fianco della colonna britannica e colpisce uno a uno i veicoli. In pochi minuti, la strada è un inferno. Presa dal panico la 7^ Divisione Corazzata britannica fa dietro-front. Il fronte di Tilly resisterà ancora per settimane. (…)

La sera del 7 agosto, Montgomery passa all’assalto con ben 600 carri armati, “operazione Totalize”, si tratta di totalizzare quel che le precedenti offensive non sono riuscite a cogliere. “Panzermeyer” getta al contrattacco gli ultimi 50 carri della Divisione Hitlerjugend. Gli aerei alleati planano rabbiosamente su di lui; ma è tardi, i Panzer sono già partiti. I Tigre avanzano nel cuore dell’area dell’offensiva nemica. In testa a loro Michel Wittmann, l’intrepido distruttore di carri di Villers-Bocage. Gli Inglesi sono presi di contropiede. Ancora una volta il fronte tedesco tiene. Il fronte: un’espressione ambiziosa per disegnare quei poveri, martoriati, chilometri dove i brandelli di quelle che furono le migliori divisioni tedesche cercano scampo. Ma si è gettato un cuneo di ferro nel petto dell’avanzata nemica. I Canadesi perdono tempo. Le linee germaniche si rafforzano. A sera, i carri di Meyer tornano in posizione nel bosco di Quesney. Michel Wittmann non è più con loro. È caduto, dopo aver distrutto il suo centotrentesimo carro. Ma le forze corazzate del maresciallo Montgomery sono state fermate 12 chilometri prima di Falaise. Per la terza volta, l’offensiva britannica è finita”.

Da: “Le ultime ore dell’Europa”, riedito nel 2004 da Settimo Sigillo.

ATTIVITA’ MFL – Pubblicato sul Mensile “IL LAVORO FASCISTA”, Luglio 2009

giovedì, 10 settembre 2009

Nonostante il periodo estivo non sia dei più propizi per le attività propagandistiche del MFL, anche questo mese abbiamo qualcosa da segnalare. In primis, si è svolto il 28 giugno scorso a Civitavecchia (RM) il banchetto di presentazione del MFL organizzato dall’ormai famoso gruppo laziale, che si sposta in vari Comuni mai prima d’ora toccati dall’inattività che caratterizzava i vari Mazzer e Malfarà, tanto bravi nel rispondere e chi li sollecitava a darsi da fare: “C’ho dà fa”…
Ovviamente, non potevano mancare le contromisure del regime, sempre pronto a frapporre ostacoli e ritardi a qualsiasi iniziativa targata MFL; infatti, dopo vari ritardi nella concessione delle autorizzazioni e dopo strani spostamenti del luogo prescelto per il banchetto, le autorità locali sono riuscite a spostare i Camerati del MFL in una piazza abbandonata da Dio e dai passanti, addirittura a pochi metri di distanza da una delle immancabili sedi di zecche rosse!
Ma nonostante il lavorio di regime volto a sabotare l’iniziativa ed a creare lo scontro, le zecche rosse hanno sonnecchiato senza farsi vedere, mentre i nostri Camerati sono riusciti ad avvicinare diverse persone, alle quali hanno consegnato materiale assortito del movimento; l’interesse mostrato dai passanti è stato alto e nessuna manifestazione di ostilità ha accolto i Camerati, indi la giornata non può che essere catalogata come positiva.
In questa pagina ed in quella precedente pubblichiamo alcune delle immagini che ci sono state inviate dai Camerati Caluppi, Spiga, Salera e Mariangela Dau a proposito del banchetto stesso.

civitavecchia

L’appuntamento successivo  già programmato dai Camerati laziali sarà, dopo le ferie, per Latina, altra zona ove abbondano i sedicenti Fascisti ma scarseggiano i tesserati MFL… Chissà perché!
Altro Camerata che non conosce ferie per quanto riguarda la sua militanza nel MFL è il Vice Segretario Nazionale per il Centro Italia, Simone Fanti, il quale, benché fisicamente in vacanza, non lo è anche mentalmente, e ci ha inviato il seguente comunicato – denuncia corredato da varie foto:

O M E R T A’

Camerati,
Molto più della pizza, della pasta, dei Santi e dei navigatori, sono la mafia siciliana, la camorra napoletana o la ‘ndrangheta, le cose che più ci rappresentano agli occhi degli stranieri.
Ma, un’altra parola è sinonimo, a mio avviso, di delinquenza allo stato puro.
Questa parola è: omertà.
Nella vita di tutti i giorni questo modus operandis ci si presenta in mille occasioni e in tutte le sue molteplici sfaccettature.
Dall’omertà a beneficio dei mafiosi, all’omertà a beneficio dei politici, passando per l’omertà a beneficio dello sconosciuto.
Situazioni per le quali non necessariamente ci deve rimette, di primo acchito, una persona in particolare, ma la collettività in quanto tale e in tutto il suo insieme.
Il mio profilo professionale e, soprattutto, il mio credo politico, mi inibiscono da queste situazioni e, nel tempo stesso, mi impongono di combattere questa delinquenza spicciola e gratuita.
L’ultimo caso capitatomi.
Un giorno di vacanza, una spiaggia bellissima nel comune di Piombino (Toscana), tantissima gente e io.
Da subito il mio interesse per la bellezza della nostra Patria mi spinge ad andare a fare una passeggiata lungo la spiaggia.
Uno sguardo all’orizzonte, verso l’estremità del golfo, verso il mare, verso la “scogliera”… Ma! E quelle persone che cosa stanno facendo?
Ma tutte le persone in spiaggia possibile che non vedano o fanno finta di non vedere?
No, io non sono come loro, io non sono omertoso.
Mi avvicino ancora un po’ perché non credevo a quello che vedevo e poi torno a prendere la macchina fotografica.
Sicuramente vi ho messo curiosità e, a questo punto, vi chiederete che cosa ho visto?
Una cosa che una persona come me che, sulle orme tracciate dal nostro DUCE, ama la sua patria, non può accettare, ovvero che per il solo interesse personale si crei uno scempio al territorio costruendo una scalinata che permette di raggiungere la sottostante spiaggia partendo da una proprietà privata.
E quindi, foto, foto e ancora foto.
Voi tutti siete a conoscenza sia dei miei problemi familiari, sia dei miei problemi di lavoro, ma è stato veramente come ricevere una boccata d’ossigeno inviare quelle foto al sindaco, all’assessore di turno, al Corpo della Forestale ecc, con tanto di richiesta di spiegazioni e di procedere ad un’ispezione sul posto.
Ancora più entusiasmante sarà, qualora il fatto costituisca un reato (e cosi è), dare mandato ai miei legali di intraprendere un’azione giudiziaria contro queste persone che, loro malgrado, troppo si sono fidate dell’omertà.
Ricordiamoci, l’omertà la può vincere solo chi sotto ha le palle, non abbiate timori reverenziali.
Saluti romani.

Camerata Fanti Simone
Vice Segretario Nazionale  per il Centro Italia.

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Ringraziamo il Camerata Fanti per l’impegno costante di cittadino e non solo di Fascista; nella pagina precedente ed in questa potete vedere alcune delle foto inviate dal Fanti a noi ed alle autorità competenti.

Fanti

In conclusione di questo breve pezzo concernete le attività poste in essere sul territorio dai vari Camerati del MFL, rimane da segnalare che il 29 luglio scorso è stato depositato dall’avvocato incaricato presso il TAR di Torino il ricorso del sottoscritto, con il quale richiedo l’annullamento delle elezioni provinciali di Torino, viziate dal sabotaggio mafioso della nostra lista abbondantemente descritto nei numeri precedenti del giornale. La prima udienza si terrà ai primi di ottobre; ovviamente vi terrò informati da queste pagine.
Chi non ha a disposizione internet e non ha letto nulla a proposito della raccolta fondi lanciata per sostenere le spese, sappia che il sottoscritto si è indebitato per la cifra di 2350 Euro   al fine di pagare il primo ricorso (respinto) con il quale chiedevamo la riammissione della nostra lista, nonché il secondo di cui sopra del 29 luglio con relative spese. Ogni contributo sarà, ovviamente, il benvenuto!
Faccio, infine, ammenda nei confronti dei Camerati di Messina, i quali pongono in essere tali e tante attività sul territorio da rendermi impossibile un preciso resoconto; chi ha a disposizione una connessione internet potrà visionare nei dettagli le loro attività all’indirizzo:  http://mfl-messina.myblog.it/
Come dicevo, nel mare di segnalazioni giuntemi da Messina ho dimenticato di citare sugli scorsi numeri del giornale una robusta campagna di affissioni lanciata di recente, della quale pubblico alcune fotografie in questa stessa pagina qui a lato.
Come noterete, sono stati riciclati anche alcuni vecchi manifesti raffiguranti il noto dipinto del pesarese Franco Cenerelli.

Messina

Resta, come ultimissima notizia, da riferire che anche in Emilia Romagna, precisamente a Bologna, abbiamo ora un Camerata che ha accettato l’incarico di Federale Regionale e Capo Provincia: si tratta di Giovanni Montoro, i cui recapiti sono già stati inseriti sul sito nazionale (www.fascismoeliberta.info). Il Camerata Montoro, che momentaneamente opera in splendida solitudine, non potrà certo fare la rivoluzione da solo, ma ha già mostrato tutta la sua buona volontà creando un blog dedicato al MFL Emilia Romagna – Bologna, all’indirizzo: http://mflbologna.blogspot.com/
Se sono rose fioriranno, come dice il noto proverbio!
Come potete vedere, seppur fra mille difficoltà causate dalla cronica mancanza di fondi e dalla limitatezza di Camerati disposti ad attivarsi sul territorio, il MFL si dà da fare come e dove può al fine di tenere alta la bandiera del Fascismo (quello vero).
Speriamo di incontrare, in futuro, maggiori collaborazioni!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

IN RICORDO DI MANLIO MORGAGNI

giovedì, 10 settembre 2009

Recentemente abbiamo ricevuto via internet il pezzo che andiamo a riportare qui di seguito; si tratta del ricordo di uno dei tanti uomini che non riuscì a concepire il tradimento e che non scelse la facile via del voltagabbana o del partigiano dell’ultima ora per trarne profitto ed avere una vita più facile.
Un esempio che giriamo alla pletora di cialtroni senza valori e senza cultura storica con la quale siamo costretti, nostro malgrado, a dividere la vita di tutti i giorni.

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

morgagni

L’ultimo periodo della vita di Manlio Morgagni è tormentato da una chiusa crescente ansia per le condizioni del Paese.
Nel novembre del ’42 cominciarono le sue preoccupazioni. La salute del Duce è cagionevole; per Lui è una acutissima spina nel cuore. La guerra va male; l’interno mormora. L’autunno è sempre stato contrario al successo delle nostre armi. Si spera molto nella primavera che verrà. Il mese di dicembre è tristissimo. Per cause diverse Morgagni si stabilisce a Roma. La casa, non ancora finita, lo rende nervoso; sa che gli è necessaria, eppure non vorrebbe condurla a termine. Soffre di tale necessità, e invece la chiama superflua. Il suo spirito si dibatte fra questi primi contrasti. Nel gennaio del ’43 ricorre il venticinquesimo dell’unione con la sua compagna. Di ritorno da un viaggio all’estero, è chiamato dal Duce proprio nel giorno in cui cade il lieto anniversario. Nel colloquio vi accenna. Il Duce gli dà una fotografia con affettuosa dedica per la sua Bice. Orgoglioso, gliela porta, come il più bel regalo. Dopo qualche giorno Tripoli cade. Il tradimento che si ordisce per far crollare il Fascismo comincia a produrre i suoi effetti.
Segue tutto un periodo fosco. Manlio sente che forze occulte minano l’interno del Paese e la compagine dello stesso Partito; si agita per individuarle, ma invano. Sventa calunnie, smentisce dicerie, combatte tutt’uomo contro il malanimo del popolo, ormai avvelenato da una propaganda subdola e deleteria. Le nostre armate libiche continuano a retrocedere. Il fermento cresce, si estende, minaccia. Morgagni se ne dispera. Comincia a dubitare vi si possa porre riparo. Anche la sua Stefani è insidiata. Un attacco ingiusto aumenta il suo smarrimento. Non può ammettere che esista tanta perfidia da voler attaccare nel suo prestigio l’organismo cui Egli ha dato vent’anni di appassionato lavoro per farne strumento di bene al Paese. Il Duce, con un comunicato tempestivo, gli dà una soddisfazione meritata; del che Morgagni Gli sarà, come sempre, riconoscente.
Ma anche in seno all’Agenzia si svolge un lavorìo subdolo e corrosivo. Per quella lealtà romagnola che in Lui, come in tutti gli esseri forti e generosi, si accompagna ad una eccessiva buonafede, Egli non può neanche lontanamente sospettare che si cerchi di colpire Lui stesso per tradire il suo grande Amico. Si trama, per strappargli la “Stefani” elemento motore della stampa e della vita pubblica. Infine, comprende. Ma la sua salute, già scossa, deperisce giorno per giorno.
La sua compagna avverte, sgomenta, questo progressivo indebolirsi delle sue energie, e richiama l’attenzione del medico amico. Cerca sempre di rincorare il suo Manlio con la certezza che il Duce saprà capovolgere la situazione. Ma tutto precipita ormai. L’invasione della Sicilia lo porta alla disperazione. Vive giornate in cui la sua mente è lontana dai familiari. Si ciba pochissimo e di malavoglia, solo dietro le ripetute insistenze di chi gli vuol bene.
Alcune frasi turbano la sua compagna: “Se toccano il mio Duce, ricordati : scompaio anch’io. Nè con gli uni nè con gli altri non andrò mai”. Ma essa, per l’immenso affetto che gli porta, non può ammettere che quel proposito debba attuarsi. Al primo bombardamento di Roma Egli decide di allontanare la vecchia zia Cesira e la sua Bice; ma esse non vogliono lasciarlo. “Potrebbe accadere qualcosa di grave: uno sbarco… Come fareste voi?… No, no, ho bisogno di esser solo, e di sapervi al sicuro”. Alla fine, esse debbono cedere; il 22 luglio partono per recarsi presso Irma, la sorella di Lui, a Gallignano, nel cremonese, dov’Egli promette di raggiungerle presto. È la vigilia angosciosa. Dall’apertura del Gran Consiglio vive in una spasmodica attesa. È sempre attaccato al telefono per avere notizie da Palazzo Venezia, dal Viminale. Nulla. Silenzio da ogni parte. È schiantato dal dubbio di qualche colpo di scena. Tutta la notte dal 24 al 25 si fa tenere compagnia dall’amico Giuseppe Campanelli per vegliare insieme e insistere ancora presso la “Stefani”. Al mattino, dopo aver scritto parecchio, esce per recarsi al suo ufficio, donde potrà anche tenersi più agevolmente a contatto coi Ministeri. Allo svolto di Via Massimo vede per l’ultima volta l’auto che porta il suo Duce a Palazzo Venezia. Dal suo tavolo di lavoro scrive una lettera abbastanza serena alla sua Bice. Ritorna a casa, ma sempre senza notizie. Insiste nuovamente per averne dal suo ufficio. Nulla. Il Direttore politico, protòtipo dell’italiano traditore di quel fosco periodo, lo tiene all’oscuro di tutto, mentre egli tutto sa.
Morgagni non ha più pace, ma a due amici che gli sono vicini e lo colmano di attenzioni, si mostra calmo, forse per eludere la loro vicinanza. Alla fine, si accomiata da essi con una frase insolita: “Sia fatta la volontà di Dio”. Durante la giornata, a mezzodì, aveva fatto telefonare a sua moglie, ansiosa di notizie, che Egli sta bene e raccomanda a Lei e ai familiari di stare tranquilli. Tale l’ultimo saluto alla sua donna, ignara di quanto si sta preparando ai danni del Duce e di conseguenza al suo Manlio.
Alle ventidue squilla il telefono. L’uomo di Badoglio, il Direttore politico, dà la terrificante notizia delle dimissioni di Mussolini e forse del suo arresto. Morgagni è solo, nella disperazione del crollo. La sua luce si è spenta. Non è finito tutto per Lui? Infatti le sue ultime parole sono testualmente queste: “Il Duce si è dimesso. Il Re ha dato il Governo a Badoglio. La mia vita è finita. Viva Mussolini”. Unico testimone della tragedia: il ritratto della sua compagna che Egli s’era posto dinanzi e che aveva voluto sempre vicino, nella sua camera. L’espressione della inconsapevole giovinetta diciottenne sembra velata da uno stupore smarrito: ha visto… La sua Bice, la sorella Irma, il marito sono accorsi a Roma. Vi trovano lettere di estremo saluto commoventissime.
Seguono giorni tristissimi, dolorosissimi. Molti dei creduti amici non si fanno vedere. Pochi coraggiosi hanno recato omaggio di fiori alla salma di Morgagni. La tragedia fascista è al culmine. Del Duce, per il quale ha dato la vita nella disperata certezza di non rivederlo più, nessuna notizia, o soltanto supposizioni. La salma ricomposta e vestita della sua divisa fascista, dai fratelli Campanelli è vegliata dai familiari e dai pochi amici rimasti. Al crepuscolo del 28 un breve e mesto corteo (altro non era consentito nei giorni sciagurati) esce dalla casa di Lui, accompagnandone la spoglia mortale in muta reverenza. Ancora si osa il saluto romano. Inquilini, passanti, umile gente che ne ha compreso il sacrificio, levano alto la destra in segno di omaggio. Anche la sua Bice, la sua compagna, dominando l’intimo strazio, è là, sulla soglia, col braccio proteso, quasi a testimoniare fieramente che la fede di Lui — quella fede che gli ha dato vita per trent’anni — continuerà fermissima in lei. Tutto ha osato col suo Compagno e tutto ancora oserà.
A Milano, pochi fiori: la sua Bice, i familiari, i pochi amici che hanno saputo della traslazione: Poli, Volpi, Vallicelli, che si è prodigato come un figlio, ma anche con l’ammirazione e la devozione di un discepolo. Dal suo testamento spirituale:”Se proprio la mia giornata dovesse aver termine, Bice sappia: Che al mondo io sono vissuto in fede e in bontà. Nulla ho mai fatto di male a nessuno. Ho prodigato più che mi fosse possibile il Bene. Non ho mai atteso riconoscenza o benemerenze. La mia coscienza non ha mai nulla temuto. Sono vissuto nel lavoro con onestà, metodo e volontà. Ho amato religiosamente la Famiglia e un Uomo: Benito Mussolini. A lui ho dedicato metà della mia vita. Lo seguii agli inizi della sua “Audacia”, con la passione di una salda amicizia e ho proseguito a servirlo con la fede e la dedizione di gregario che al mondo ha avuto un solo “credo”: Benito Mussolini, Duce del Fascismo. Al risorgere di Mussolini, la vedova si presenta a Lui, desiderosa di rendegli omaggio e di conoscere il suo pensiero sulla scomparsa del fedelissimo Morgagni. Ne è accolta con amabilità paterna. Il dolore cagionatogli dalla perdita del suo amico è manifesto nelle parole che Egli scandisce: “Il suo atto è spiegabile: non voleva assistere a questo orrore.” E ne elogia la fedeltà e l’intelligente operosità. All’affermazione: “Duce, vi adorava” risponde: “Lo ha dimostrato”. In seguito, richiesto dalla vedova, detta questa significativa epigrafe per la sua sepoltura:

QUI NEL SONNO SENZA RISVEGLIO RIPOSA MANLIO MORGAGNI, GIORNALISTA PRESIDENTE DELLA “STEFANI” PER LUNGHI ANNI UOMO DI SICURA INTEGRA FEDE. NE DIEDE – MORENDO – TESTIMONIANZA NEL TORBIDO 25 LUGLIO 1943.

25luglio

BOICOTTIAMO CHI BOICOTTA!

lunedì, 7 settembre 2009

Normalmente non amo commentare i fatti di cronaca, ma in questo caso faccio un’eccezione. Stante il contenuto del disgustoso articolo che riporto in calce, invito tutti i lettori liberi e non ancora asserviti al giogo giudaico ad acquistare prodotti ed a sostenere le seguenti ditte svedesi:

IKEA – VOLVO – VODKA ABSOLUT – GRANDI MAGAZZINI H&M

Boicottate piuttosto tutta la merda che proviene dallo Stato pirata, genocida e razzista denominato Israele!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it

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STOCCOLMA (24 agosto) – Resta alta la tensione fra Israele e Svezia. Il primo ministro svedese, Frederik Reinfeldt, ha respinto al mittente l’appello di Israele a condannare le affermazioni del popolare tabloid Aftonbladet, che ha scritto di un presunto traffico di organi di palestinesi uccisi da parte di soldati israeliani, affermando che in Svezia la libertà di stampa è tutelata dalla costituzione e che non spetta al governo commentare le notizie dei giornali.

«È importante secondo me dire che non ci si può rivolgere al governo svedese chiedendogli di violare la costituzione svedese», dice Reinfeldt, citato dall’agenzia Tt. Il premier di Stoccolma si è anche augurato che la polemica non indebolisca gli sforzi che la Svezia, in quanto presidente di turno dell’Unione europea, sta compiendo per riavviare il processo di pace in Medio Oriente. Israele ha tacciato l’articolo, apparso sull’Aftonbladet, di antisemitismo.

Oggi alcuni cittadini israeliani hanno proposto come ritorsione il boicottaggio di Ikea. È l’iniziativa spontanea promossa su internet da un gruppo di cittadini. La proposta di boicottaggio, sottoscritta già da numerosi navigatori di internet e rivolta a «tutti i consumatori», riguarda – oltre all’Ikea, marchio popolare con un eccellente giro d’affari in Israele – la catena dei grandi magazzi low cost di H&M, le automobili Volvo e la vodka Absolut (numero uno in Scandinavia). «Dopo la pubblicazione di quell’articolo antisemita… e dopo il rifiuto del governo (di Stoccolma) di condannarlo, non è più possibile continuare a comprare prodotti “made in Sweden”, si legge nell’appello, che invita gli israeliani a rispondere con «un’azione concreta».

Stando a una prima verifica – fatta dal giornale Yediot Ahronot – non sembra in realtà che le entrate dell’ipermercato Ikea alle porte di Tel Aviv, perennemente affollato, ne abbiano per ora risentito. L’eventuale effetto andrà tuttavia valutato nel medio periodo.

L’ultima iniziativa del genere – un boicottaggio delle frequentatissime mete turistiche della Turchia – era stata avviata mesi fa di fronte alla dure dichiarazioni anti-israeliane di Ankara, tradizionale alleato di Gerusalemme, nei giorni dell’offensiva Piombo Fuso nella Striscia di Gaza. E aveva prodotto alla fine una notevole contrazione del flusso, riassorbitasi solo di recente.

Da Il Messaggero